Filippo Gatti, “La testa e il cuore” (2017, Lapidarie Incisioni)

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Qualche anno fa partecipai ad un matrimonio.

Conoscevo piuttosto bene gli sposi: dinamici, amanti della musica, una coppia romantica di quelle che forse non permettono nemmeno più. In quell’occasione mi capitò di essere presentato a Filippo Gatti, cantautore. Amavo già la sua voce, il lavoro con gli Elettrojoyce, quello solista, la musica e una poetica intrigante. Quello che non conoscevo era la persona. Ne fui colpito. Interagiva con chiunque senza imbarazzi o attitudini di circostanza, sembrava aver capito l’unico modo bello per partecipare a matrimoni altrui.

Filippo Gatti

Filippo Gatti

Lo incontrai di nuovo, casualmente, una sera in cui festeggiavo il compleanno in un locale romano. Era con alcuni colleghi cantautori, mi riconobbe e ci salutammo. Chiese degli sposi e dovetti rispondere che gli sposi non erano più. Non disse granché, non fu stupito. Fece un solo commento. Non ricordo le esatte parole eppure il senso è ancora chiaro: niente finisce davvero.

Una voce gentile, complessa. Uno sconosciuto con cui scambiare pensieri istintivi per realizzare che di piccole serenità si può ancora sopravvivere. Ed è ciò che ho respirato di nuovo ascoltando il suo ultimo lavoro “La testa e il cuore”.

Oggi non penso più a domani come facevo ieri / ho visto troppi inutili racconti senza fine / possiamo stare meglio  scordandoci di vincere / perché chi ha vinto tutto dorme sulle spine

Uh! La rivoluzione è la decima traccia, l’ultima. Se niente finisce davvero tanto vale iniziare un viaggio al contrario per concludere in un inizio. Se poi funziona, possiamo sempre tornare indietro andando avanti.

Un disco contenitore di benessere, capace di trasmettere una feroce fiducia muovendosi agile su fragili cristalli di fallimento. E non c’è malinconia, l’arma carica del cantautore moderno.

E non è più come quando ogni parola era nuova / ed ogni suono era libero

Se incontrassi oggi quella coppia di sposi, suggerirei loro di regalarsi questo disco. Probabilmente l’epilogo non cambierebbe, ma scorrendo le tracce dell’album forse vivrebbero la magia di tornare al prologo.

E se nessuno è più colpevole di me / e tutti gli altri non lo sono meno / il padre ci perdonerà

Traccia 1, Gli accordi di Leonardo.

Voto: 8

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Cosa ne è stato scritto

  1. Kiki

    Ho avuto anch’io il piacere di conoscere personalmente Filippo. Anzi, ho conosciuto prima la persona e il professionista in studio di registrazione, e solo dopo l’artista. Ho esaurito il suo album precedente a forza di riascoltarlo (“Il pilota e la cameriera”). Veramente un grande, anche se – non essendo abituato a tirarsela – è meno noto di quanto meriterebbe. Grazie all’Undici e a Giorgio per la bella recensione

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