Duemiladiciotto: anno dell’istruzione?

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Nei giorni che inaugurano un anno che nasce si è tendenzialmente portati a impu gnare potenti binocoli nell’illusione di soddisfare la nostra voglia di futuro. In questo caso, di sbirciare cosa potrà accadere oltre le colonne d’Ercole del duemiladiciotto.

Ma un anno che nasce deve anche sapere voltarsi indietro. E filmare – per non di menticare – alcuni paesaggi tragici del Ventesimo secolo da poco tramontato. Cogliendo una volta ancora i tam tam che a lungo hanno annunciato la fragorosa caduta dei grandi monoliti ideologici del Novecento. Tra questi, il “tramonto” dei regimi politici illiberali (burocratici e autoritari) dell’est europeo. Un crollo epocale che ha drammaticamente confermato un postulato della Pedagogia.

Questo, il paradigma. Sul sacrificio delle libertà individuali non si potranno conqu istare mai né gli ideali civili della giustizia sociale e dei diritti di cittadinanza, né gli ideali culturali della diversità (di genere, di ceto, di etnia), né gli ideali ontolo gicidel pluralismo dei credi e delle fedi.

In una parola, quando la libertà è costretta al patibolo porta inesorabilmente con sé sulla ghigliottina (insieme ai sacrosanti diritti civili dell’uguaglianza-giustizia-democrazia) l’utopia esistenziale dell’inviolabilità e dell’autonomia del soggetto/Persona.

Attenzione, però. Le grandi utopie del Novecento, ancorate ai princìpi di libertà e di uguaglianza, hanno subìto diffusi e violenti colpi di piccone anche in molte contrade del capitalismo occidentale: se Sparta piange, Atene non ride.matita

Non è forse vero che le società delle regioni industrializzate, delle contrade settentrionali, delle classi abbienti hanno costruito le proprie fortune economiche, sociali e culturali a spese delle dirimpettaie società del terzo mondo, delle latitudini meridionali, dei ceti diseredati? Non è forse vero, quindi, che le politiche dello sviluppo sono capitalisticamente funzionali al mantenimento del sottosviluppo? Non è forse vero, ancora, che le economie neoliberiste alimentano i “mostri” della disoccupazione giovanile, della marginalizzazione della donna e degli anziani, del saccheggio e del degrado dell’ambiente, della droga e della criminalità organizzata? Lasciando, nel contempo, la strada libera ai rampanti “oligopoli” politici ed economici che controllano i massmedia e i meccanismi indotti della cultura diffusa? Tutto questo a scapito di chi? Non è forse vero che Caino continua imperterrito ad uccidere Abele?

Questa, la nostra denuncia, ma anche la nostra speranza. Che gli ultimi freddi inv ernali d’inizio millennio (induriti dal ghiaccio accumulatosi sulle macerie del soci alismo reale e sugli sfruttamenti e sui domini economici esercitati dagli imperiali smi capitalistici) possano rapidamente sciogliersi all’alba di questa primavera cosparsa del profumo inconfondibile di una nuova stagione. Nella quale campeggian o le promesse di un nuovo anno: il duemiladiciotto. Ovvero, inaugurare la stagion e postmodernista delle grandi scelte democratiche: civili, culturali e valoriali. Possibili, dando a tutte le popolazioni della terra le chiavi della Conoscenza. Intitolando senza incertezze i suoi trecentosessantacinque giorni all’Istruzione e alla Formazione diffuse in ogni angolo del Pianeta.

L’auspicio è che vada agli archivi quale anno del diluvio delle conoscenze collettive capaci di progettare una società complessa e in trasformazione nel segno della libertà, dell’uguaglianza e della pace.

scuolaDunque, la Formazione come imprescindibile risorsa umana. Proprio perché il soggetto/Persona rischia di lasciare via libera all’avvento, esistenzialmente devastante, di un soggetto/massa. Ad un uomo e ad una donna standardizzati e di serie: testimoni di comportamenti quotidiani (affettivi, cognitivi ed etico-sociali) coniati dai modelli del consumo collettivo.

Non solo l’omologazione dei modi di vivere connessi all’alimentazione, all’abbigliamento, alla comunicazione, al fitness e al tempo libero. Ma anche, e soprattutto, i modelli di vita personale connessi ai modi di capire, di pensare, di decidere, di p rogettare e di sognare.

Le onde lunghe provocate dal villaggio globale della cultura diffusa espropriano l a “singolarità” (l’irriducibilità, l’irripetibilità, l’inviolabilità) della Persona.

Per queste ragioni, domani dovranno squillare le campane al vento dei pianeti del l’Educazione e della Formazione. La loro assenza dai palcoscenici del nostro pian eta porterebbe al tragico risultato di un’umanità dotata soltanto di un pensiero unico: privo dei dispositivi mentali necessari per comprendere i messaggi disseminati nella cultura mediatica.

Di più. Un’umanità costretta a mettere in moto una macchina della mente fuori/uso: incapace di intercettare criticamente e selezionare la cultura di massa.uscita da scuola

Il che ci porta ad affermare che per “bilanciare” la spinta irruente della domanda del mondo del lavoro – propria di una società del cambiamento dall’imprevedibil e evoluzione dei mercati – a favore di una sempre più elevata e diffusa Istruzione (quale risorsa economico/sociale in termini di conoscenze e di competenze “spendibili” dalle giovani generazioni nella vita sociale e nel mercato del lavoro) occor re dare voce, con altrettanta forza, alla vibrante domanda del mondo dell’Educazi one. E’ una domanda che ha l’obiettivo di una sempre più elevata e capillare Form azione (quale risorsa umana) in termini di costruzione di una umanità equipaggia ta sia di valori culturali (“colta” e capace di pensare con la propria testa), sia di valori civili (“responsabile” e consapevole della non delegabilità dell’esercizio dei p ropri diritti di cittadinanza), sia di valori esistenziali (“solidale” e impegnata a cos ruire – con gli altri – un mondo popolato di donne e di uomini nuovi).

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