Deliri di uno psicopatico #18: Ricordi di una vita

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Ciao a tutti! Sono un allegro squilibrato che ogni 10 o 25 del mese prova a togliersi la vita. Prima di farlo annoto su un foglio i miei pensieri, ripromettendomi che se esce un buon articolo rimando il suicidio alle due settimane successive. Se dovrò restare vivo tanto vale rompere le scatole, no?? Questo è lo scritto di ieri.

Vi siete mai accorti si essere circondati di un sacco di roba inutile di cui non riuscite a liberarvi? E non parlo degli esseri umani. Fotografie che non guardo dal giorno dopo averle stampate, pupazzi di peluche avuti in regalo da gente orribile a corto di idee, libri che ho letto da più di un decennio e altra roba talmente superflua che ti chiedi “Come faccio a non averti ancora fatto sparire?”
E non parlo degli esseri umani.
Camera
Una voce dentro di me mi esorta a liberarmene con tutte le sue forze ma ogni volta che ci penso provo un senso di ansia come se eliminassi le prove di quel delitto che voi chiamate vita e io chiamo “fastidio a tempo indeterminato”.
Perché accade questo? Perché associamo ricordi ed emozioni a cose materiali per poi diventare dipendenti da esse per ricordarci di avere una storia e di non essere spazio sprecato come a prima vista potrebbe sembrare.
Se ci ricordassero brutte figure o momenti imbarazzanti ce ne sbarazzeremmo in un secondo poiché ciò che non ci edifica ci ricorda che siamo deboli ed essere vulnerabili andrebbe contro ogni schema su cui abbiamo costruito una vita. Ci ricorda che non contiamo nulla!

Sarebbe come se un globulo rosso scoprisse di essere un ingranaggio di un corpo su sette miliardi che vive in un pianeta che sta in una galassia: siamo il globulo rosso del globulo rosso del globulo rosso di un altro globulo rosso in un’infinita matriosca in cui ogni bambolina è l’ingranaggio dell’altra. Siamo irrilevanti!

Abbiamo calendari che ci rammentano che ogni anno abbiamo un anno di vita in meno, poster che ci danno un mito da invidiare pur sapendo che mai saremo lui, libri per mostrarci intellettuali nonostante la maggior parte siano romanzi a scopo ricreativo e tutta una serie di squallidi cliché che servono solo a sentirci importanti.
Riempirci di roba ci fa il pieno di valori e di alibi per dare un senso alla parte di noi che raccontiamo. Servono a crearci il “personaggio”, l’avatar, la rappresentazione fittizia per cui vogliamo essere riconosciuti. La maggior parte di loro ha uno scopo simbolico al fine di infonderci un senso di sicurezza, ben sapendo che liberarcene ci renderebbe vuoti. O molto peggio, ci farebbe scoprire di esserlo!

sad woman sitting alone in a empty room
Passiamo l’intera vita a riempirci di simboli per diventare lo stereotipo dell’ideale a cui ambiamo!
Sembra che la rappresentazione della vita abbia più valore della vita stessa, come se avere imparato tante cose sia inutile se non lo puoi esibire. Ci sono ragazzi totalmente incapaci di godersi un concerto senza fare foto e video da postare sui social e ci sono finti adulti che fanno lo stesso esibendo prove che sono vivi: gente che mostra a tutti noiosissime foto del proprio matrimonio convinta che gli altri smanino dalla voglia di vedere reperti di emozioni altrui.

Forse non siamo così diversi dalle categorie che poi attacchiamo e non siamo neanche meno vuoti di loro, ma ci piace pensarlo. E si, sono vuoto anch’io, forse anche più di tutti quanti voi ma come chiunque scriva ho l’illusione di poter lasciare qualcosa a quei quattro che mi leggono nonostante sia inevitabile che ciò che scriverò non servirà a nessuno. Che dire, buona (documentazione della) vita e buone illusioni a tutti noi!
L’editoriale finisce qui e l’appuntamento è fra qualche settimana sempre se rimango in vita.
Per insulti, offese e minacce o per regalarmi una sedia e una corda commentate qui sotto.

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Chi lo ha scritto

Simone Toffoli

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Nato in Friuli nell'84 iniziò fin dall'infanzia il suo percorso verso la malattia mentale. Le sue ambizioni più forti sono scrivere, raccontare storie e venirvi a rubare in casa causando inutili disagi. Ama la satira, la musica dirompente, la lettura, la radio e qualunque forma di arte atta a stravolgere gli schemi e a mettere in discussione la morale comune. Dicono di lui: “Del tutto incapace ma capace di tutto” (I suoi professori delle medie), “Braccia rubate all’agricoltura” (I suoi professori delle superiori), “L'apostrofo rosa fra le parole ti e fucilo.” (Il suo migliore amico), "Ehi, stavo scherzando metti via quel coltello!" (Il suo migliore amico qualche minuto dopo.) Odia la razza umana e vive in una zona molto degradata di camera sua che gli fornisce abbondanti emozioni e voglia di armi di distruzione di massa. È una persona disturbata e fuori controllo. Denunciatelo.   Contatti: toffoli_simone@yahoo.it

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