Tutte le strade portano al buon football (Ma noi non ci saremo)

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

E un’altra volta è Mundial e scrivo, non so nemmeno io per che motivo, forse perché son vivo. Sono passati solo quattro anni da questo articolo ed eccoci di nuovo a parlare di Mundial, anzi Mundialsky, perché per la prima volta il circo finisce nelle gelide steppe della Grande Madre Russia, a onorare il Paese in cui imperversano l’amico Putin ed il doping di Stato.

Come da dramma collettivo di massa, il Mundial per la prima volta dal 1958 farà a meno di noi, l’Italietta che da quando si è laureata campione del mondo nel 2006 non è mai andata oltre le tre partitine del girone iniziale. Questa volta, abbiamo ben pensato di non arrivare a giocare nemmeno quelle, episodio finale di un declino calcistico inarrestabile, che ci ha visto tirar su la testa solo per i Campionati Europei (negli anni ’80 e ’90 succedeva piuttosto il contrario: cannavamo gli Europei, ma sempre tirati per i mondiali) e che fa temere ad analisti raffinati un futuro ungherese per il Belpaese (ed effettivamente, tra imbrocchimento pedatorio e deriva fascistoide, se continua così si farà fatica a distinguere Roma da Budapest).

Non so se avete letto i giornali, ma l'Italia ai prossimi mondiali proprio non ci sarà

Non so se avete letto i giornali, ma l’Italia ai prossimi mondiali proprio non ci sarà

Non ci saranno nemmeno l’Olanda semifinalista delle ultime due edizioni, ma già assente agli scorsi Europei, ed altre squadre non altrettanto importanti, ma comunque abbastanza abituate alla kermesse, soprattutto nelle ultime edizioni: dal Cile all’Ecuador, dal Camerun agli USA, … In compenso, torna al Mundial dopo l’eroica edizione del 1982 il Perù, mentre si confermano recenti realtà come la Colombia, la Costarica, l’Australia, la Corea del Sud ed approdano per la prima volta al big event Panama e Islanda, con quest’ultima che bissa la “prima volta” dell’Europeo francese di due anni fa.

Menzionare la Corea del Sud ci evoca irrimediabilmente arbitraggi di regime, che si tratti di Mundial (2002) o di Olimpiadi (1988, riguardatevi il torneo di box per capire a cosa ci stiamo riferendo), sempre esistiti ma ancora più evidenti quando la squadra di casa non è una potenza. Questo è il rischio anche a Russia 2018? Ci troveremo una Russia nelle prime quattro? Mah, probabilmente no. La squadra è veramente scadente di suo, e fallito l’esperimento Capello tra 2014 e 2015, l’idea di preparare una nazionale agguerrita per l’appuntamento casalingo è andata a catafascio senza troppi rimpianti: oltre al solito gironcino di tutto riposo cucito dalla FIFA sul padrone di casa, farà veramente fatica ad andare.

Però il Mundial russo promette clima fresco, forse si vedrà un buon football, come si augurava Gianni Agnelli con lo zerbino Franco Costa che lo intervistava in merito al Mundial 1994. Manchiamo noi (e visti gli ultimi risultati per lo spettacolo forse è un bene), ma 7-8 belle squadre ci sono. Quali?

Crucchi sì, ma mica tanto biondi.

Crucchi sì, ma mica tanto biondi.

Di sicuro la Germania, che continua la sua crescita all’insegna della multiculturalità (così, giusto per ricordarci che Salvini proprio non ce la può fare a mettere insieme un discorso intelligente e consequenziale): la squadra cambia e si aggiorna sotto la guida sicura di Mister Löw e si vedono già dietro i campioni del Mondo 2014 (alcuni dei quali hanno già passato la mano) una nuova generazione di tedeschi non proprio fatti a immagine e somiglianza di Rumenigge: Gundogan, Sanè, Younes, Gnabry, Dahoud… molti di loro si uniranno ai Boateng, Khedira, Ozil, mescolando i loro geni a quelli dei Kimmich, Werner, Goretzka, Draxler, Hummels, facendo del meticciato calcistico una ricchezza da cui pescare a piene mani.

Un’altra squadra che sta venendo su fortissima – nonostante un allenatore non proprio da strapparsi i capelli – grazie a geni provenienti da tutte le parti del Mondo, è la Francia, dove i giovani leoni delle ultime stagioni (Mbappè, Dembelé se si riprenderà in tempo, Coman, Umtiti, Lacazette, Fekir, Kantè, Bakayoko, Sidibe, Kurzawa) vanno a innestarsi sull’impianto di una squadra che senza complicarsi la vita sarebbe già oggi campione d’Europa, con i vari Griezmann, Varane, Matuidi, Lloris. E poi c’è Pogba, su cui mi preme spendere qualche parola in più.

Ridi, ridi Deschamps che se la Francia avesse un allenatore come si deve, riderebbero meno gli altri

Ridi, ridi Deschamps che se la Francia avesse un allenatore come si deve, riderebbero meno gli altri

Pogba è il più forte giocatore che io abbia mai visto giocare. Bum! Più forte di Messi? Più di Maradona? Più di Zidane? Lasciatemi svaccare: sì, lo è, perché ai piedi di questi, unisce una fisicità che di solito ha un difensore centrale della premier League ed un tiro da fuori alla Ronald Koeman. Però, Pogba gioca al 100% del suo potenziale non da mediano davanti alla difesa, ma come mezzala in un 4-3-3. Metterlo davanti alla difesa è come usare una Ferrari per girare in centro a Roma; sì, certo, la bellezza resta quella, si cucca di brutto, ma sono più i problemi che altro; se hai bisogno di una city car, meglio Kantè, se vuoi una Ferrari, devi farla correre. Ecco, quel volpone di Mourinho nello United questa cosa l’ha finalmente capita, Deschamps ancora no. Ma se entro giugno ci arriva, solo l’inesperienza di qualche giovinotto potrà fermare la Francia.

Poi c’è il Brasile, il più lontano dal 2014 e dalla Armata Brancaleone che stupì il mondo in negativo a quel mondiale. È bastato cambiare allenatore, trovare un po’ di autostima con la prima vittoria alle Olimpiadi di calcio (peraltro giocate malissimo, battendo solo ai rigori una Germania in stile dopolavoro, infarcita di giocatori di seconda divisione) e, soprattutto, trovare finalmente un centravanti: quel Gabriel Jesus che esalta il lavoro di rifinitura di Neymar, di un Coutinho giunto a maturazione e di un bel centrocampo onesto, di corsa e di governo. Alla fine, sono pochissimi i reduci dal disastro del 2014 ed il Brasile, salvo infortuni importante durante la stagione, si candida alla vittoria finale.

E infine la Spagna, che registrato il passaggio a vuoto 2014-2016 ha rinnovato l’impianto con i tanti giovani ammirati a qualunque edizione degli europei under 21, mantenendo i vecchi leoni nei posti chiave (Ramos, Piquè, Busquets, Iniesta, che fa sempre più fatica ma resta un genio del calcio).

Maradona che estrale la Colombia si presta a facili ironie, ma ci apre la via per il buon football

In seconda fascia, una parola per una buona Inghilterra, che troverà modo come ad ogni mondiale di evaporare dopo la bella impressione iniziale; un’Argentina che arriva meno forte che nelle ultime stagioni, ma in cui la mistura tra classe e “garra” produce sempre miscele difficili da valutare a priori, esplosive o autodistruttive; il Belgio eternamente incompiuto, con una generazione di ex-giovani che raggiungeranno nel 2018 la loro maturità (adesso o mai più). Chiude il gruppo una tra Uruguay, con una coppia di attacco nel pieno della maturità, ma meno forte in difesa che nelle ultime edizioni, e il Portogallo del Pallone d’Oro (l’ennesimo), capace di vincere un Europeo contro i padroni di casa anche senza un apporto stratosferico di Cristiano (e che, non dimentichiamolo, si è qualificata con una rincorsa durata mesi senza perdere più un colpo dopo la sconfitta in Suisse).

Tra i comprimari, detto della simpatia di prammatica per le new entry e per chi partecipava ai Mondiali quando la mia generazione faceva ancora le scuole medie, occhio alla cattiva e talentuosa Croazia, (forse) al Messico che si è qualificato in carrozza e (ancora più forse) ad una Colombia comunque più debole e prevedibile di quattro anni fa. Difficilmente vivremo una favola africana come con il Camerun a Italia 90 e il Senegal del 2002, dovremo rimandare ancora il momento epocale in cui una squadra africana entrerà in semi.

Insomma, diamo le quote? Vai, ma con una avvertenza: mai imbroccato un pronostico in vita mia.

Passano il turno da prime Uruguay, Spagna, Francia, Argentina, Brasile, Germania, Belgio e Colombia, con come seconde rispettivamente Russia, Portogallo, Danimarca, Croazia, Costarica (Non la Svizzera? No, troppo sparagnina), Svezia, Inghilterra e Senegal.

italiani, andate pure in spiaggia, ma in Russia ci sarà spettacolo

italiani, andate pure in spiaggia, ma in Russia ci sarà spettacolo

Gli accoppiamenti manderanno ai quarti una tra Uruguay e Portogallo a incontrare la Francia, poi Brasile-Belgio, Spagna-Argentina e Germania-Inghilterra, con promozione alle semi di Francia e Brasile nella parte alta e di Spagna e Germania in quella bassa del tabellone.

Di qui, andate avanti da soli (che altrimenti qua faccio sempre tutto io) e ricordate: chiunque sarà campione, difficilmente sarà l’Italia. Per cui, godetevi lo spettacolo, bestie che non siete altro!

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Perché non lasci qualcosa di scritto?