Selvaggia Lucarelli, Lester ‘Banks’ e Rolling Stone web

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Lo ammetto sono una di quelle che appena ha appreso della notizia di Selvaggia Lucarelli alla direzione di Rolling Stone web e social, ha avuto un colpo. È andata anche peggio dopo aver letto l’annuncio dell’opinionista dal suo canale Facebook, nel quale ho trovato l’apprezzabilissima citazione di Lester Bangs, con il nome scritto in modo scorretto. Praticamente il più grande critico della storia del rock si è trasformato nel Mr. Banks di Pamela L. Travers, il papà cattivo di Mary Poppins, per intenderci. Neanche lo sforzo di andare a cercare se il nome fosse corretto o meno, questo mi è dispiaciuto molto.
Premetto che io non ce l’ho con Selvaggia Lucarelli, del resto l’hanno chiamata, lei ha accettato e ha fatto benissimo, ci mancherebbe. Ci tengo anche a dire che in varie occasioni sono stata d’accordo con lei, con il suo modo di esporsi e mi piace molto il suo stile, il suo modo di esprimersi, ma non posso nascondere la mia perplessità riguardo a questa scelta editoriale.
Non credo che essere l’ex nuora di Adriano Pappalardo valga una conoscenza nella storia del rock (e forse manco del pop, ndr), anche se si mastica pane e musica tutti i giorni da quando si è nati, credo che occorra un’esperienza diversa.
Lei è un’ottima comunicatrice, sa attirare l’attenzione, sa far funzionare le cose e conosce i metodi di informazione di quest’epoca. Quasi sicuramente dovrà più che altro gestire i suoi sottoposti e rinnovare l’immagine web della testata, che diciamocelo francamente negli ultimi tempi realmente era andata oltre il fondo, più verso l’oblio che verso l’abisso.

Da questo punto di vista sarà bravissima, ma cosa ne sarà quando le chiederanno di cosa parlare e se è meglio un pezzo sui Killers o sui Pink Floyd?
Se si scrive Jimi o Jimy Hendrix, se Jim Morrison si è sposato davvero con Pamela Courson o con Patricia Kennealy, se fosse meglio il punk della scena londinese o quello della scena newyorchese, che differenza c’è tra Syd e Sid, e perché uno è fonte di fede per alcuni e l’altro per altri?

Staremo a vedere cosa succederà.

Rolling_Stone
Sono abbastanza scettica, ma io voglio darle fiducia. Già, questa pinko pallina di Imma I., che mastica rock e punk da qualche decennio, vuole provare a fidarsi.
Ecco, io sono seriamente preoccupata per il rock tutto, per tutte le sue derivazioni… Sembra che questa parola ultimamente sia più che abusata.
È vero che ormai il rock sta morendo e si è evoluto in altre forme, ma in che modo si può salvare? Pensiamo realmente a questo.
Il 2016 ci ha portato via alcuni dei più grandi personaggi della scena musicale tutta, che Rolling Stone fosse scaduto tanto come rivista ne abbiamo avuto prove evidenti, ed io in prima persona qualche mese fa ho avuto un piccolo problemino con loro, quando con la redazione ci siamo trovati di fronte ad uno spiacevolissimo episodio che mi ha toccato da vicino. Quindi non c’è bisogno di guardare molto lontano. Gli articoli ormai non sono per niente originali, i testi sono scadenti e scrivere semplicemente la recensione di ciò che si va a guardare sotto casa non nobilita il giornale, ma perché allora puntare tutto solo sulla comunicazione e sulle vendite e non sulla qualità?
E quanto è ingiusta e provocatoria questa domanda?
In realtà io credo che bisogna lasciar lavorare la Lucarelli, se andrà bene sarà tutto merito suo, se andrà male si cambierà, tanto in questo ambiente funziona così.
Quindi dopo un primo colpo iniziale, ho riflettuto e ho pensato che male non può fare.
Ecco, più che un mettermi contro o denigrare una brava professionista del settore, vorrei lasciarle un consiglio, io scrivo di storia del rock da sempre, io amo il rock, se potessi tornare indietro, l’ho detto mille volte, l’ho scritto in diversi articoli, vorrei avere i capelli biondo platino come Debbie Harry dei Blondie, avere gli occhi a panda come Bebe Buell, poter intervistare Hilly Kristal nel CBGB, seguire Jim Morrison tra Los Angeles e Parigi, assistere ai salti sul pubblico di Iggy Pop, applaudire alla prima esibizione dei Ramones e poter piangere lacrime vere al funerale di Bill Graham, il mio consiglio, quello che chiedo con il cuore in mano a Selvaggia Lucarelli è di rimettere al centro, di questo importante portale, la musica rock e di farlo con professionisti ancora più validi, di motivarli, di creare una squadra realmente degna e di essere sprone per un lavoro ancora più profondo.
In questi giorni lei stessa ha dichiarato che “sogna un Paese rock”.
Sapesse noi… e speriamo davvero che lei possa regalarcelo.
Non c’è contestazione, non c’è disprezzo nelle mie parole, ma solo un accorato appello affinché sia fatto del proprio meglio per far tornare la musica al centro, soprattutto quella rock.
Da canto mio, mi candido, magari viene accolta la mia richiesta a collaborare.
Buon lavoro, Selvaggia, voglio pensare fortemente che da qui a un anno ci ricrederemo tutti.

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Chi lo ha scritto

Imma I.

Benvenuto! Se mi stai leggendo è perché molto probabilmente anche tu sei attratto dalla musica, dall’arte, dal cinema, dalla letteratura, dai videogiochi, dai fumetti, dalla fantascienza. Insomma essere sempre al corrente sulle ultime novità in qualsiasi campo. Scrivo praticamente da sempre, mi sono dedicata nei primi anni del mio lavoro alla cronaca locale, arrivando poi a collaborare con alcune riviste di cultura (lastanzadivirginia) e con webgiornali nazionali (YOUng). E questa con l’Undici è proprio la collaborazione che aspettavo da un po’… Mi piace informarmi e conoscere quante più cose mi riesce, ma mi piace anche condividere i miei pensieri con chi è curioso come me. Oltre alla passione per la scrittura, sono una editor/consulente editoriale, collaboro con diverse case editrici. Amo il surf, il punk, il rock, l’handmade, creare bolle di sapone giganti e le olive verdi. Sono felice di poter condividere un po’ del mio mondo con chi avrà il piacere di leggermi. A presto! Seguimi anche su Facebook! Mi trovi come: Imma Stellato Iava, o Imma I.

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