Se il traduttore diventa traditore, sono guai

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Un cammello che passa dalla cruna di un ago, Krusciov che voleva ‘seppellire’ il mondo, un’abbazia bombardata per sbaglio. A volte un errore di traduzione può cambiare il corso della storia.

C’è un vecchio adagio che dice “traduttore traditore”, in riferimento al fatto che anche le migliori traduzioni possono travisare il significato originale di un testo. Nessun argomento oggetto di traduzione, religioso, politico, storico, filosofico e scientifico, è immune dal fenomeno del traduttore-traditore. La traduzione non è, infatti, solo prendere le parole da una lingua e trovare l’equivalente nella lingua di destinazione. La traduzione è un compito che richiede molto di più; occorre ricerca, padronanza di entrambe le lingue originali e di destinazione, conoscenza culturale, formazione specifica sul tema che si sta traducendo. E anche se il traduttore possiede tutti questi strumenti, ci sono comunque problemi inerenti al linguaggio stesso, che spesso si presta a numerose interpretazioni e errori madornali.

Ci sono, per esempio, parole e frasi così collegate al contesto culturale che è quasi impossibile fornire una traduzione del testo che porti allo stesso significato. Il dilemma del traduttore di fronte a queste espressioni è se tradurle letteralmente, in modo da non “tradire” il testo, con il rischio di una traduzione di qualità inferiore, o trovare l’alternativa più vicina che abbia un senso nella lingua di destinazione, anche se la versione tradotta potrebbe cambiare, anche di poco, la portata semantica.

bibbiaRomolo Giovanni Capuano è un sociologo, criminologo e traduttore, che nel corso della sua carriera si è divertito a raccogliere i più clamorosi e curiosi errori di traduzione, quelli che nel tempo, hanno avuto ripercussioni sulle credenze, i comportamenti e la vita delle persone. Autore del libro “111 errori di traduzione che hanno cambiato il mondo”, all’inizio non poteva credere che un banale errore di traduzione, o un’interpretazione sbagliata, potessero avere conseguenze così irreversibili e provocare un effetto domino reiterato nel tempo. Secondo Capuano, il record degli errori di traduzione si trova nella Bibbia, il testo più tradotto in assoluto, che accumulando traduzioni su traduzioni, è diventato un vero generatore di errori.

Come disse il poeta ebreo Haim Nachman Bialik, “Reading the Bible in translation is like kissing your new bride through a veil” il che, se tradotto bene, dovrebbe significare “Leggere la Bibbia in una traduzione è come baciare la tua novella sposa attraverso un velo”. Per partire veramente dall’inizio, quindi dalla Genesi, il primo errore  di traduzione è quello secondo cui la donna deriverebbe dalla costola di un uomo. “Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolto dall’uomo, una donna e la condusse all’uomo”.  Pare che l’errore sia stato generato dalla traduzione della parola tselah che, scritta e pronunciata allo stesso modo, significa anche “fianco, lato, metà”. Curioso notare che con il significato di “metà”, la stessa parola ricorre per ben 49 nella Bibbia mentre, stranamente, l’unico capitolo in cui compare tradotta nel significato di “costola” è quello sulla creazione di Eva. La traduzione giusta sarebbe quindi che Dio creò uomo e donna come due metà di una stessa unità, che occupano posizioni paritarie tra loro.

Sulla-via-di-Betlemme-2Per restare nel campo religioso, passiamo al Vangelo, per demolire una delle certezze più assolute, la location della nascita di Gesù. Nessuno si è mai forse chiesto seriamente perché nella capanna del presepe sono presenti, a memoria d’uomo, l’asinello e il bue a cui abbiamo da sempre attribuito la funzione di riscaldare il Bambino nel freddo della stalla. Innanzitutto, osserva Capuano, nessuno dei quattro vangeli ufficiali fa riferimento ai due animali e pare che la fonte di questa informazione sia un vangelo apocrifo chiamato Pseudo-Matteo che, utilizzando una “certificazione profetica”, molto in voga all’epoca, attribuiva al profeta Isaia la frase: “Ti farai conoscere fra due animali”. Ora, in realtà, l’espressione originaria greca, tradotta in latino con “in medio duorum animalium” era diversa e presentava il genitivo plurale di zoè (età) e non quello di “zoon” (animale). Il reale significato della frase  sarebbe quindi che la nascita di Gesù avrebbe fatto da spartiacque tra due età, due epoche diverse. Il traduttore ha preso un abbaglio e ha regalato alla tradizione i due simpatici quadrupedi che da allora presidiano la culla del Bambino in ogni presepe che si rispetti.

Romolo Capuano ritiene sia difficile decretare se è un errore di traduzione sia un incidente di percorso o piuttosto una scelta intenzionale per originare un determinato pensiero. La scelta di tradurre quel termine “costola” piuttosto che “metà, una sola volta sulle 49 in cui la parola è presente nel testo, farebbe pensare che la scelta del termine non sia proprio casuale.

Secondo Capuano, la percezione dell’importanza degli errori di traduzione, può essere fatta risalire all’età moderna o quanto meno all’epoca in cui è nato il diritto d’autore che rende lo stesso autore attento e geloso di un’opera d’ingegno di sua appartenenza. Fino al Medioevo il principio di autorità nella scrittura era irrilevante. Non era, infatti, così essenziale l’aver scritto un testo ma il fatto di trasmettere determinati valori e di divulgarli. Fino al Medioevo, e anche oltre, gli autori scrivevano per gli appartenenti alla stessa categoria. I religiosi scrivevano per altri religiosi, gli scienziati per gli scienziati. Inoltre, nei testi antichi era difficile distinguere l’errore vero dalla scelta traduttiva. Nella contemporaneità, invece, l’errore di traduzione è spesso compiuto per indurre una determinata forma di pensiero, a volte letale come quelli utilizzati per la propaganda di guerra.

Il "Daily Express" accusa i tedeschi di cannibalismo.

Il “Daily Express” accusa i tedeschi di cannibalismo.

Dall’anno 1917,  si diffuse una voce secondo cui i tedeschi avrebbero utilizzato i propri cadaveri (ma anche quelli dei nemici, secondo altre fonti) per estrarre grasso animale da convertire in oli lubrificanti, fertilizzanti o mangimi per maiali. La voce, che si rivelò completamente falsa poiché scaltra invenzione a scopi persuasivi, suscitò un’enorme reazione emotiva da parte degli Alleati e contribuì a facilitare la rappresentazione del nemico come un essere più vicino alle bestie che agli uomini. Alcune persone, evidentemente incredule di fronte a tali atrocità, immaginarono che il tutto fosse dipeso da un errore di traduzione. In particolare, alcune lettere inviate a vari quotidiani contestarono la traduzione della parola tedesca kadaver, facendo notare che essa non si riferiva a cadaveri umani, ma solo ed esclusivamente a carcasse animali. I tedeschi, dunque, avrebbero tratto i loro grassi non da spoglie umane, bensì dai corpi di animali morti. Il «Times» dell’epoca controbatté esibendo esempi tratti da un dizionario che indicavano che il termine kadaver poteva riferirsi tanto a uomini quanto ad animali. Ne nacque una sorta di querelle linguistica, assolutamente inutile poiché, come detto, la notizia era un clamoroso falso. La storia però, dimostra come, posti di fronte ad atrocità clamorose, gli uomini tentino disperatamente di ricondurre taluni episodi a dimensioni più umane.

Meno grave, ma comunque di grande peso politico, è la famosa espressione di Nikita Krusciov, “Vi seppelliremo”, rivolta agli ambasciatori orientali durante la Guerra Fredda. La frase “We will bury you”, ripresa anche da Sting nella famosa canzone “Russians”, in realtà era la traduzione sbagliata dell’espressione russa “My vas pokhoromim“ che intendeva esprimere la convinzione che il sistema capitalistico si stava scavando la fossa da solo e che il proletariato avrebbe trionfato. A distanza di oltre cinquant’anni, osserva Capuano, sembra impossibile che il mondo possa essere stato sull’orlo di una guerra mondiale per una semplice frase tradotta male.

Anche il più violento bombardamento della Seconda Guerra mondiale contro un edificio, quello dell’Abbazia di Montecassino rasa al suolo dalle forze alleate, avvenne per un errore di traduzione. Lord David Hunt, segretario personale di Winston Churchill rivelò che gli americani intercettarono un messaggio tedesco composto dalla domanda “ist Abt noch im Kloester ? “ (L’abate è nel monastero?) e una risposta “Ja in Kloster mit Morchen  (Sì, nel monastero con i monaci). Per lo zelo eccessivo di un comandante che aveva inteso la parola “Abt” (abate) come abbreviativo di Abteilung (battaglione), interpretando il messaggio come prova inconfutabile che i tedeschi, in violazione all’accordo con il Vaticano di considerare l’abbazia zona neutra, fossero asserragliati dentro assieme ai monaci, si decise di bombardare il monastero rendendolo un cumulo di macerie.

hith-Geronimo_Guiyatle_Apache-EPer finire, Capuano ha recentemente scoperto che il grande capo apache Geronimo, il più celebre di tutti i capi indiani del Nord America, un nobile guerriero che combatté valorosamente per difendere il suo popolo e la sua terra dall’aggressione dei bianchi, in realtà si chiamava Go Khla Yeh, che significa “Colui che sbadiglia”.  Un nome certamente poco dignitoso per un grande capo indiano che dimostrò fin da subito coraggio e abilità. La sua vita cambiò radicalmente nel 1858, quando quattrocento soldati messicani massacrarono donne e bambini del suo accampamento, fra cui madre, moglie e figli. La leggenda vuole che tal episodio abbia contribuito anche a cambiare il suo nome. Come voleva il rituale funebre, Go Khla Yeh bruciò la tenda in cui aveva vissuto con la famiglia e ogni altro bene personale, quindi ottenne dal consiglio della tribù l’incarico di cercare alleanze tra gli altri gruppi apache per organizzare una rappresaglia. Fu così che alcuni mesi dopo oltre duecento guerrieri di diverse tribù attaccarono due compagnie di soldati messicani combattendo per un’intera giornata. Alla fine i suoi uomini lo acclamarono “capo di guerra” e in quell’occasione il suo nome infantile, Colui che sbadiglia, fu cambiato in Geronimo, perché nel corso della battaglia i soldati messicani avevano urlato più volte il nome di San Girolamo (Hieronymus) – forse un grido di guerra – che alle orecchie degli apache suonò come Geronimo.

Il capillare  lavoro di Romolo Capuano, che spazia dalla Bibbia ai giorni nostri, dimostra come la traduzione errata di una sola parola, le cattive trascrizioni, le virgole spostate, le parole travisate o udite male abbiamo in un certo modo modificato idee e comportamenti, creato opinioni, riscritto la Storia: in alcuni casi addirittura cambiata.

Una traduzione fantasiosa e a volte approssimativa ha forse decretato la tiepida accoglienza in Italia del capolavoro di Cervantes. Come sosteneva Umberto Eco, il tradimento è insito nell’atto del tradurre che non è solo trasposizione da una cultura a un’altra ma anche adattamento di pensieri ed ideologie strettamente connesse al tessuto linguistico di chi scrive. Qualcosa del genere deve essere successo a Lorenzo Franciosini che nel 1622 tradusse per la prima volta in italiano il “Don Chisciotte della Mancia” di Miguel de Cervantes. Secondo un recente studio del Prof. José Francisco Medina Montero, docente all’Università di Trieste al Dipartimento di Scienze Giuridiche, del Linguaggio, dell’Interpretazione e Traduzione, nonostante le buoni intenzioni del Franciosini, amante della lingua e della cultura ispanica, la sua traduzione evidenzierebbe una serie di “errori” sia di traduzione che di interpretazione, tali da stravolgere almeno in parte il significato originale dell’opera.

Prof. José Francisco Medina Montero

Prof. José Francisco Medina Montero

Innanzitutto il ritmo e la vocazione dell’opera: da potente poema cavalleresco, intriso di eroismi e alti ideali, la prima traduzione italiana riduce il Don Chisciotte a una parodia con risvolti anche comici in antitesi con la stimata  letteratura cavalleresca italiana come quella prodotta ad Boiardo e Ariosto. Di contro, osserva Medina Montero, la traduzione della parlata rustica di Sancho, che è  uno degli elementi più importanti a cui ricorre Cervantes per manifestare il suo humor, causa difficoltà a Franciosini  che non è in grado di tradurre adeguatamente i tanti proverbi di cui Sancho infarcisce la sua conversazione. Il risultato è che l’intercalare di Sancho, viene privato di  freschezza e vivacità risultando quindi piatto e poco divertente.

Abbiamo chiesto al Prof. Medina Montero quali sono i ‘tradimenti’  di maggiore impatto che sono emersi dal suo recente studio. “Distinguerei, innanzitutto, tra errori volontari e veri errori di traduzione perché anche il contesto in cui si trovano ha un suo significato. Volontaria e consapevole  è per esempio la traduzione errata dell’espressione robar quantos topaua (rubare quanti trovava) in “assassinare quanti trovava”. La traduzione di robar come assassinare è voluta. Franciosini ha deciso di utilizzare un’iperbole, perché vuole che il lettore sappia quanto fiero era Rinaldo da Monte Albano, il famoso personaggio di fantasia della letteratura europea. Traduzione errata invece per il termine hidalgo tradotto come cittadino. Questo termine è tipico della Spagna. Equivale a “nobile”. Essere “hijo de algo” ovvero figlio di qualcuno significa avere ricevuto in eredità dai genitori e dagli anziani ciò che si definisce con “algo” ovvero “qualcosa”, cioè la nobiltà”, intesa come un privilegio. Secondo il Vocabolario degli Accademici della Crusca, cittadino è la persona “che è capace degli onori, e de’ benefici della Città”. Quindi il Franciosini, ha dovuto ricorrere a un toscanismo e alla società toscana in cui viveva per cercare una figura che avesse gli stessi privilegi del hidalgo spagnolo cioè, cittadino. Lo stesso vale per hanega, un’unità di misura, tradotto come staiuòro che in toscano indica una certa quantità di terreno da seminare.

don-chisciotteUn’altra incongruenza si trova nei doppi sensi: anche se sappiamo che questo aspetto presuppone un’estrema bravura da parte del traduttore che a volte non coglie i doppi sensi, perché non ha una conoscenza ottimale dello spagnolo. Traduce dos mugeres moças, destas que llaman del partido (prostitute) come (due giouanotte, di quelle, che chiamano, di partito).  Effettua una traduzione letterale e non capisce che con mugeres del partido Cervantes si sta riferendo a delle prostitute. Traduce sanos de Castilla come sempliciotti di Castiglia effettuando una traduzione letterale e non capisce che con sanos de Castilla Cervantes si sta riferendo anche a dei ladri molto bravi nel fare il loro mestiere.

È comprensibile quindi che questa traduzione a volte approssimativa, in alcuni casi deformante del significato del poema, non rende certo giustizia all’opera di Cervantes. Fattore aggravato da un’istintiva antipatia del popolo italico verso la dominazione spagnola che penalizza fortemente un sereno giudizio dell’opera la quale, contrariamente a quanto succede in Francia e in Germania nello stesso periodo ha una modesta diffusione ed è accolta con scarso entusiasmo.

 

 

 

 

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