“Marathon” e “La Legione Occulta”, è nata Newton Comics

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Con la lettura di “Marathon” e de “La Legione Occulta” mi è sembrato di essere catapultata indietro nel tempo, quando frequentavo il liceo e studiavo soprattutto storia greca e storia romana.
I due volumi, di cento pagine l’uno, sono entrambi l’adattamento in chiave graphic novel di romanzi storici che hanno avuto molto successo. E fanno parte della nuova collana editoriale della Newton Compton “Newton Comics”.

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“Marathon” è l’adattamento fumettistico del romanzo omonimo di Andrea Frediani, sapientemente rielaborato in ottanta pagine. Tutta la storia è stata trasposta in balloon fumettistici e didascalie a margine che spiegano l’azione.
Detta così sembra quasi facile, ma prendete un romanzo, carico di avventura e di narrazioni storiche, con una trama complessa, e trasponetelo in un fumetto, il risultato è stato sorprendente.
Merito anche dello sceneggiatore, Lucio Perrimezzi e del disegnatoreMassimiliano Veltri.

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Siamo durante la battaglia delle Termopili, lo scontro è prossimo, ed è presente, tra la flotta, anche il poeta Eschilo, come cronista e combattente. Mentre sta scrivendo gli si avvicina una donna bellissima, Ismene, che gli chiede di narrare per iscritto quello che è successo dieci anni prima, durante la battaglia di Maratona, e soprattutto di soffermarsi sugli eventi che sono accaduti subito dopo.
La storia ci ha consegnato il ricordo di Filippide, che alla fine della battaglia percorse correndo la distanza, dalla piana di Maratona ad Atene, per avvisare i suoi concittadini della vittoria. Sempre la storia ci ricorda che Filippide morì appena giunto in città per l’enorme sforzo sostenuto, dopo aver pronunciato la famosa frase “Abbiamo vinto”.
Andrea Frediani, nel suo libro, però ricostruisce un’altra storia, non riconosciuta, e lo fa in maniera romanzata. Ci racconta che, dopo la battaglia, in realtà i corridori inviati ad Atene furono in tre: Filippide, Tersippo ed Eucle, e corsero non solo per riportare la notizia della vittoria agli ateniesi, ma per conquistare proprio la mano di Ismene. Inoltre i tre hanno anche vedute politiche differenti.

Una storia d’amore dunque, ma non solo. Di amicizia e di politica. L’eterno conflitto tra democrazia ed interessi personali, e nel mezzo il cuore di una donna.

Non è stato semplice rendere un intero romanzo di 320 pagine in poche battute ma, come dicevo poco prima, i disegni aiutano molto. Sono veramente belli e perfettamente elaborati.

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Le scene dei combattimenti, i disegni degli scudi e degli armamenti, lo rendono un testo molto utile per chi apprezza i graphic novel, o magari sta studiando questa parte di storia e vuole approfondirla in maniera differente. Il tratto dei disegni è deciso, marcato. Le immagini rimangono impresse per l’inchiostratura volutamente profonda.
Le battute sono essenziali, ma chiare. Non c’è bisogno di ulteriori spiegazioni dopo l’introduzione di Andrea Frediani l’opera scorre e si lascia leggere senza intoppi.

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Il volume numero due di questa collana invece è “La Legione Occulta”, da un romanzo di Roberto Genovesi, adattato per la sceneggiatura da Andrea Meucci e curato visivamente per le illustrazioni da Lorenzo Nuti.
In questo caso la storia e l’approccio all’opera sono differenti. Lo stesso autore Genovesi, nella sua introduzione, ci dice quanto la sua opera si presti per più media e forme di comunicazione, proprio perché questi romanzi non sono concepiti come “finiti”, ma continuamente implementati da “ampio materiale multimediale che ha lo scopo di espandere le zone buie della storia scritta”. A questo scopo è nato un gruppo Facebook, proprio per permettere al lettore di non perdere niente dei contenuti di approfondimento, la pagina si chiama “Vigiles in tenebris”.

“La Legione Occulta” riprende il romanzo principale, ma in realtà tutta la vicenda è vista dagli occhi del “cattivo” e racconta di come si sia arrivati alla scoperta e alla fine di questa fantomatica legione.
Passiamo dalla Grecia a Roma.
In alcuni testi è riportata la presenza di una legione segreta, “Legio Sine Nota” così denominata, guidata da Victor Julius Felix, che faceva riferimento solo ed esclusivamente a Giulio Cesare. L’intera legione dipendeva direttamente dall’Imperatore quindi, e non sottostava alle decisioni del Senato. Questa vera e propria truppa era composta però da persone “speciali”, particolari per i loro poteri: àuguri, sensitivi, veggenti, negromanti, aruspici, maghi, stregoni, tutti al servizio dell’Imperatore.
Quest’opera è un viaggio tra storia e magia, esoterismo e scienze occulte, un punto di vista diverso e interessante per sviluppare tutto un racconto. Un viaggio tra credenze antiche, interpretazione del volo degli uccelli e invocazione degli dei, che agiscono proprio come se fossero umani: non facendo niente per niente e chiedendo in cambio prezzi altissimi. Il testo è piacevolmente scorrevole, sembra quasi che le ottanta pagine della storia siano troppo poche, c’è desiderio di leggerne ancora.
Le illustrazioni di Lorenzo Nuti sono chiare, lasciano aria al racconto, non coprono le parole, sono la cornice scenografica trasparente e leggera in cui si svolge tutta l’azione.

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Ogni volume è una storia a sé, ma essendo una saga io consiglio di leggerli entrambi.

Passiamo ora ad un’osservazione che non può essere sorvolata. Questi due testi fanno parte di una nuova collana che ha deciso di lanciare la Newton Compton, “Newton Comics”, per la precisione, come dicevamo prima. Mai la casa editrice italiana, prima di adesso, si era confrontata con il mondo fumettistico. Una novità che ha lasciato anche le altre case editrici abbastanza sorprese. I numeri parlano chiaro, mentre il mondo dell’editoria classico stenta a rimanere su, e diventano casi letterari libri che vendono migliaia di copie, il mondo fumettistico – da sempre definito in crisi dagli addetti ai lavori – in realtà però non patisce e non attesta arretramenti, anzi le copie vendute in questo caso sono migliaia di migliaia al mese, e milioni di copie in un anno, solo parlando dei fumetti delle case editrici italiane.
È dunque questo un modo per allargare la vendita ad una nuova fetta di mercato, andando a pescare tra lettori differenti? È un progetto che vedrà la realizzazione anche di volumi con altre storie?
La collana è curata nei minimi particolari, l’attenzione per i dettagli è pari a quella dei grandi romanzi. Chissà perché quando si parla di fumetti si pensa sempre a qualcosa di valore minore, quando dietro c’è un grande lavoro di squadra, tra sceneggiatori, disegnatori, inchiostratori ed editor. Quasi come al cinema, interagiscono tra di loro più figure professionali. Molto differente dall’idea che abbiamo dello scrittore solitario che si ritira per scrivere la sua nuova opera. (Ovviamente ci sono anche quelli che fanno tutto da soli, ma non è la regola.) I disegni sono stampati egregiamente su carta opaca di ottima qualità e giusta pesantezza, la rilegatura è ottima. Anche la copertina in cartonato rigida è sapientemente elaborata.

Ne vale davvero la pena iniziare questa raccolta sia per gli adattamenti fatti, sia per le narrazioni, sia perché questi libri sono veri e propri oggetti da collezione.

Per l’occasione ho avuto il piacere di incontrare e di farmi una chiacchierata con lo sceneggiatore di “Marathon”, l’avvocato Lucio Perrimezzi, che gentilmente ha deciso di rispondere alle mie domande.
Non è stato semplice per Lucio trovare il tempo, ho scoperto infatti che chi lavora in questo campo è sempre super impegnato.
Nell’intervista c’è un importante spunto di riflessione su chi ancora guarda di cattivo occhio ai graphic novel rispetto al fumetto seriale.

Scopritelo con me.

Grazie mille per la tua disponibilità, Lucio, come stai? Chi sei? Ci parli un po’ di te?
Ciao Imma, grazie a te! Mi chiamo Lucio Perrimezzi e scrivo fumetti. Sono nato e vivo in Calabria e, a parte la scrittura, sono un appassionato di wrestling e un discreto cultore di musica rock e metal. Per quanto semplicistico, credo che questo dica molto di me!
Sei un avvocato. Com’è nata la tua passione per la scrittura? E soprattutto l’incontro con le sceneggiature per il mondo fumettistico.
Ho sempre fatto fumetti, in maniera amatoriale, sin da piccino. Va da sé che le mie primissime cose me le disegnavo anche, poi via via la mia passione per le storie mi ha spinto a ‘specializzarmi’ su quello, non ho mai pensato che il disegno potesse essere la mia strada, era solo un mezzo per poter veder disegnato quello che scrivevo. Mentre proseguivo i miei studi universitari non ho mai perso la passione per la scrittura, alternando storie a fumetti con racconti brevi. Non avevo un obiettivo preciso, scrivevo per il gusto di scrivere. Questo finché a un certo punto non mi è venuta voglia di provare a fare sul serio e ho cominciato a mostrare le mie cose in giro. Non puoi sapere il tuo reale valore se non ti confronti con il mondo esterno, no? C’è tanta gente che se la suona e se la canta, si affretta a definirsi “scrittore” sui propri profili social, e magari non si è mai confrontato con un interlocutore professionale, limitandosi – spesso – a ricorrere all’editoria a pagamento… Io invece penso che proporre materiale agli editori sia una palestra fondamentale, le porte in faccia capitano a tutti ma credo che sia il modo migliore per crescere, il bitume che lastrica la strada della professionalità. Se poi hai la fortuna di incontrare soggetti che, anche se non interessati, ti consigliano e suggeriscono su dove intervenire e tu hai l’acume e l’umiltà di seguire le loro indicazioni, la crescita diventa considerevole.
Nota dolente: Che ne pensi dei graphic novel, che tanto fanno storcere il naso ai tuoi colleghi? Anche Frank Miller ha avuto qualcosa da ridire a riguardo. Meglio o peggio rispetto al seriale?
Tu come ti sei sentito quando ti hanno proposto di prendere parte a questo importante progetto?
Non credo sia questione di meglio o peggio, sono semplicemente prodotti diversi, per caratteristiche e (spesso) contenuti. Poi è chiaro che i titoli belli o i titoli brutti sono presenti in entrambe le tipologie… Oggigiorno non posso fare a meno di notare come il lettore sia spesso ‘scoraggiato’ dal seriale, viene visto come un impegno troppo a lungo termine, infatti sovente si cerca di puntare su serie brevi o sul creare una sorta di ponte temporale ben definito, le cosiddette “stagioni”, mutuando questo termine dalle serie tv. I graphic novel dal canto loro hanno ormai invaso le librerie, acquistando una fetta importante di mercato. In quest’ottica, lavorare con un editore come Newton Compton è stato estremamente motivante, una molla decisiva sia per me che per Massimiliano Veltri (il disegnatore di Marathon, ndr) per realizzare il miglior lavoro possibile.
Qual è stata la parte più complessa in questo lavoro? Le battute sono molto poche rispetto alla grandezza della storia, inoltre avete dovuto concentrare tutto in ottanta pagine.
Hai centrato il punto. Adattare quasi 400 pagine di romanzo in un fumetto di 80 è stato lo scoglio più grosso. Sostanzialmente ho dovuto oscillare tra due esigenze: rispettare e valorizzare il superbo lavoro di Andrea Frediani sul suo romanzo e, allo stesso tempo, riuscire ad adattare in maniera altrettanto efficace il tutto nel fumetto che, per funzioni e caratteristiche, è un medium differente. Considera che il romanzo di Andrea è davvero intriso di eventi e di personaggi, la sua attenzione per i dettagli – tanto storici quanto emotivi – è veramente altissima, e volevo che tutto ciò emergesse al meglio. Spero di esserci riuscito assieme a MassimilianoC’è voluto un bel coraggio e altrettanta incoscienza per accettare di farlo!
Credo che abbiate fatto proprio un ottimo lavoro. Complimenti! Mi parli un po’ dei tuoi colleghi? I disegni sono pazzeschi.
Massimiliano Veltri, il disegnatore di Marathon, ha lavorato sia in Italia (Noise Press, Gazzetta dello Sport) che per l’America (Marvel, Titan, Zenescope, tra gli altri). Ci conosciamo da tempo e siamo entrambi docenti alla “Scuola di Fumetto”, presente presso il Museo del Fumetto di Cosenza. Come giustamente hai notato, in Marathon ha dato una prova incredibile del suo talento, la sua attenzione maniacale al dettaglio e il suo approccio dinamico alla tavola ben si conciliavano con il tipo di storia ideata da Andrea Frediani. Non dobbiamo però dimenticare il fondamentale contributo che ha dato al progetto Marianna Pescosta, che ha inchiostrato le tavole di Max. Sono stati entrambi fondamentali per la riuscita grafica del libro.
Come mai, secondo te, anche case editrici come la Newton Compton, sempre disinteressata a questo tipo di editoria, oggi ha deciso di puntare su questa nuova collana?
Come ti cennavo prima, da tempo si assiste a una vera e propria migrazione del fumetto dalle edicole alle librerie. Il fumetto nasce come prodotto da edicola ma ormai ha conquistato interi scaffali e sezioni in tutte le librerie italiane. Newton Compton, lanciando la linea Newton Comics, ha voluto dire la sua anche su questo campo, grazie anche alla collaborazione di Tunué, che da tempo è uno dei principali editori italiani di graphic novel; contare sulla loro competenza ed esperienza è stato molto importante, siamo assolutamente orgogliosi di fare parte del progetto.
Il futuro dell’editoria è nel fumetto?
Non saprei. Sono anni che dicono che il fumetto è in crisi però, chissà perché, quando sono alle fiere del fumetto o a manifestazioni a tema vedo il proliferare di prodotti, vari sia per caratteristiche che per tipologia. Diciamo che – grazie anche alla presenza di alcuni autori forti, che nel bene o nel male trascinano il medium – attualmente l’editoria guarda con attenzione lo sviluppo della cosa.
Dove ti potremo incontrare prossimamente?
Il 9 Dicembre, io e Massimiliano Veltri, saremo ospiti della fumetteria “Comix Store 2.0” di Cosenza per presentare Marathon. Chiacchiere e sketch sono garantiti. Il 16 invece saremo al Museo del Fumetto di Cosenza dove inaugureremo la mostra delle tavole originali di Marathon. Faremo parte della mostra di Tanino Liberatore, e consentimi di dire che per me è motivo di forte emozione, essendo lui uno dei miei artisti preferiti in assoluto. Consiglio a chiunque si trovi nei paraggi di venire!
Con l’anno nuovo ci saranno altri eventi in corso di definizione: tra questi, dovrei essere presente a marzo al Cartoomics di Milano e a Cremona per alcune presentazioni di Ophidian, un libro che è uscito da poco per la casa editrice Noise Press.
Per il resto, può capitare di vedermi in qualche baretto a bere un Unicum.
Progetti in uscita e in cantiere?
Come ti cennavo poc’anzi, oltre a Marathon, di recente è uscito per i tipi di“Noise Press” “Ophidian – Avvento”, il primo volume di una miniserie di due numeri, scritta da me e disegnata dalla fenomenale Francesca Follini. Si tratta di un progetto a cui tengo moltissimo, lo abbiamo presentato in occasione del Lucca Comics di quest’anno e la reazione è stata oltremodo positiva. Attualmente sto lavorando al secondo (e ultimo) volume di questa storia, oltre che ad un altro paio di cose su cui però non posso dire ancora granché poiché abbastanza prematuro.
Oltre alla scrittura di sceneggiature fumettistiche, ti diletti anche a scrivere altro?
In effetti sì, sto lavorando da diverso tempo a un libro. Si tratta di una raccolta di racconti brevi che ho realizzato negli anni. Ci lavoro nel tempo libero, che ahimè è pochissimo, tendendo tra l’altro a dare la precedenza ai fumetti, che sono la mia priorità. È un divertissement, però mi piacerebbe finirlo – con calma e con il tempo necessario – e provare eventualmente ad autoprodurmelo. Non so ancora quando, ma è una cosa che farò.

Bene. Non ci resta che augurarti tante cose belle e grazie mille, Lucio, per il tuo contributo.
Ciao Imma, grazie a te per l’attenzione e scusa le mie difficoltà tecniche!

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