Mara Venier e la sua pericolosa volgarità

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Quando un beniamino del pubblico – noncurante dell’effetto che provoca sugli spettatori, specie se bambini – si scaglia contro qualcuno, pronunciando frasi altamente offensive, commette un errore incolmabile.

mara teo abbraccio - CopiaNel caso di specie, la signora Mara Venier, durante la puntata di “Tu si che vales” andata in onda l’11 novembre scorso, in replica al collega Teo Mammucari – reo, a suo avviso, di averla presa in giro – diede inizio ad uno spettacolo tra i più infimi della televisione italiana.
Oltre al turpiloquio: “Vai a fare in c..o”, la nota conduttrice si alza dalla sedia e lascia lo studio, seguita dalle telecamere nonché da Maria De Filippi, la quale si sente obbligata a convincerla di rientrare. Ma la signora capricciosa, ormai al ricercato centro della scena, continua a dimenarsi e a sbattere i piedi a terra. A questo punto la De Filippi chiama in soccorso il presunto colpevole, che raggiunge la collega offesa per appianare il dissidio. Ci riuscirà, ma non solo. I due suggellano la pace in studio con un plateale bacio.

Questi comportamenti rappresentano modelli diseducativi in grado di innescare molteplici processi deleteri che, considerando l’alto numero di spettatori della trasmissione (5,06 milioni di italiani collegati), divengono esponenziali e fuori controllo.

Frasi e gesti del genere innanzitutto condizionano chi non ha mezzi per circoscriverli, fino ad utilizzarli disinvoltamente, per imitazione: “Lo fa lei, perché non potrei farlo anch’io?”.

Nel caso in cui tra gli spettatori ci siano, invece, persone già avvezze al turpiloquio e non solo (ad es. hater) il danno diviene quantomeno duplice: autorizzazione confermativa e contrasto annullato di qualunque forma d’intolleranza.
È quest’ultimo uno degli aspetti più delicati: la violenza verbale, dilagante soprattutto in rete, è da tempo oggetto d’indagine – quasi due milioni di tweet studiati da tre dipartimenti delle Università di Milano, Roma e Bari (sul modello della Hate Map della Humboldt State University della California) confluirono nella prima “Mappa dell’intolleranza” – al fine di porre il più efficace rimedio a tali comportamenti e correlate derive.bambini-tv

Un capitolo a parte riguarda i bambini che, loro malgrado, si trovano d’un tratto di fronte a scene simili le quali, oltre ad essere percepite come un avallo inconscio alla maleducazione, generano disorientamento e consequenziale conflittualità con chi, fino a quel momento, gli ha insegnato altre regole.
In entrambi i casi, i danni causati potranno difficilmente essere compensati.

Il timore di un regresso, sotto tutti i punti di vista, è più che legittimo; per tale motivo, è bene non tralasciare alcuna strada, nemmeno quella apparentemente superflua di redarguire il “turpilocutore” di turno.
Nel caso specifico, qualora dovesse ripresentarsi una situazione simile – che vedesse come protagonista la stessa Venier – l’approccio migliore è quello di non darle retta, esattamente come si fa con i bambini capricciosi i quali, dopo un soggettivo ma breve lasso di tempo, riacquistano la smarrita calma.

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