Il perdono è per noi, non per l’altro

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Ho riflettuto molto sul concetto di perdono in questi ultimi tempi.

L’ho fatto perché mi sono resa conto che perdonare non è cosa semplice per nessuno, che troppo spesso ci danniamo l’anima ricordando i torti subiti, le offese e i tradimenti collocandoli in una sorta di altare dove ogni giorno andremo a ricordarli e a foraggiarli e che, per qualche insondabile ragione, siamo più propensi a nutrire il risentimento e il ricordo di ciò che ci ha ferito piuttosto che ciò che ci ha nutrito e fatto stare bene.

Alimentare i pensieri disfunzionali, ovvero quelli che ci danneggiano è una tentazione in cui è facile cadere. E poiché questa è davvero una cosa assurda ed estremamente autolesiva ho cercato di capirne le ragioni perché comprendere dove si incuneano le nostre fragilità può essere di grande aiuto per uscire da un loop malato che ci impedisce di guardare oltre i nostri limiti dove gli spazi aperti lasciano la mente libera di scegliere ciò che è meglio per il nostro benessere.

Un giorno, molti anni fa, quando ero quotidianamente impegnata nella mia ricerca spirituale e vagavo da un continente all’altro alla ricerca di chissà quale rivelazione che potesse illuminare la mia mente, una persona anni luce avanti a me mi chiese “secondo te esiste il bene e il male?” e io, dall’alto della mia giovane età e della mia strafottente inesperienza, credendo di aver già fatte mie le grandi verità, risposi sicura “certo che no, è tutto relativo”.

Ho creduto davvero di aver dato una gran risposta.

Ma la persona replicò così “amica mia, il male e il bene esistono, eccome! fanno parte della vita, sono gli opposti che ci fanno progredire nel nostro cammino, dove c’è luce c’è anche ombra, così in alto come in basso, guarda dentro e guarda fuori, accogli ciò che nutre e lascia andare ciò che affama perchè bene è tutto ciò che illumina, sostiene, colora, disseta, accarezza e insegna, male è tutto ciò che stringe, paralizza, prosciuga, distrugge, azzanna.”

Rimasi senza parole ma quell’insegnamento fu così potente da farmi recuperare una buona dose di umiltà e di consapevolezza dei miei limiti.

Son dovuti passare ancora molti anni prima che fossi in grado di comprendere che ci è data facoltà di scelta e che la nostra vita altro non è che l’insieme dei nostri passi, delle nostre esperienze, delle cadute e delle mani tese, delle sfide vinte e perse, delle lacrime cha abbiamo versato e degli incontri con le altre Anime che, passando per la loro strada, in qualche modo, ci hanno sfiorato o ci hanno camminato accanto per un po’ di tempo.

Siamo fatti di pensieri, di emozioni e di sentimenti, di paure e di sogni … siamo solo piccoli esseri in cammino verso la Luce. Gocce di vita, appese a un filo, che si tengono per mano. E quello che percepiamo è binario. O è bene o è male. Così è bene tutto ciò che ci piace e male tutto ciò che non ci piace. Cerchiamo il bene ma incontriamo il male. E’ inevitabile. E quando l’incontriamo, questo male, non lo accettiamo volentieri. E soprattutto non lo riconosciamo come nostro, come parte di noi e del nostro percorso di individuazione.

perdono1

(ph Ervin Skalamera)

A nessuno piace soffrire. E se la sofferenza ci è inflitta da qualcuno, quel qualcuno diventa il nostro “capro espiatorio” capace di accogliere sopra di sé i mali e le colpe e, per questo processo di trasferimento, noi, in qualche modo, ci sentiamo liberati e salvi dal senso di colpa delle nostre tante fragilità che ci attanagliano l’anima.

Ma ora voglio tornare al concetto di perdono perché secondo me è strettamente legato alle riflessioni appena fatte.

Nutrire la nostra incapacità di accettare il male ci spinge verso la recrudescenza del non perdono. Ci sembra così che, non concedere il perdono, possa aiutarci a liberarci del male subito trasferendolo sull’altro. Come dire “se tu mi hai fatto male io ti farò male e quindi non ti perdono e il mio non perdono ti peserà per sempre”.

Ma questo percorso mentale, drammaticamente umano, ci allontana inevitabilemente dalla liberazione del dolore. Nostro.
Se solo riuscissimo a ribaltare questo concetto tutto ci sembrerebbe più semplice poiché 

IL PERDONO NON CANCELLA L’OFFESA

MA LIBERA DAL DOLORE

CHE L’OFFESA HA PROVOCATO.

Perdonare non è un atto che facciamo verso la persona che ci ha offeso, la quale dovrà fare i conti in prima persona con il suo operato, ma verso noi stessi, una scelta consapevole per lasciar andare un dolore che non ci appartiene.

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Chi lo ha scritto

Daria Cozzi

Triestina, due figli, una vita vissuta con passione. Ascolto tutti, soprattutto chi la pensa diversamente da me. E imparo sempre qualcosa. Mi piace comunicare attraverso la parola scritta, ma non solo ... credo che ci sia sempre una seconda chance, che possiamo crescere e cambiare pensiero, modo di essere, obiettivi e programmi per avere davanti a noi ogni giorno un orizzonte nuovo su cui scrivere i nostri progetti, dipingere i nostri sogni, depositare le nostre speranze. Ho raccontato la mia storia in "Quattro giorni tre notti", il mio primo romanzo.  

4 commentiCosa ne è stato scritto

    • Daria

      Cara Elide un abbraccio pieno di bene per te! Spesso non riusciamo ad accogliere il bene che aleggia sempre intorno a noi … ma, quando la consapevolezza comincia a far parte della nostra vita, gli orizzonti cambiano e ci regalano visioni straordinarie.

      Rispondi
    • Daria

      Cara Cristina, l’Amicizia e’ quel bellissimo viaggio che ci consente, quando serve, di tenersi per mano e saltare insieme nelle profondità dell’Anima per guardare meglio cosa c’è …

      Rispondi

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