“Ambiente e Cooperazione internazionale”, precisamente di cosa parliamo?

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Il giorno 13 Dicembre ho partecipato a un seminario su “Ambiente e Cooperazione Internazionale”.
Ho deciso di partecipare sia perché sono interessata da sempre a questa materia, sia perché mi interessa capire l’interazione tra le popolazioni e l’ambiente circostante; e in quest’ottica capire anche in che modalità, con quali motivazioni, avvengono gli spostamenti delle persone dai propri territori.

Inoltre, vivendo io in una zona difficilissima dell’Italia (per motivi che chi mi segue da più tempo conosce già, gli altri lo scopriranno leggendo, ndr), ero proprio curiosa di sapere come venisse affrontato questo argomento.

Il tempo a nostra disposizione era pochissimo, solo un’ora, ma gli argomenti affrontati sono stati davvero tanti, di diversa trattazione e molto interessanti, questo mi ha fatto venire voglia di condividerli con voi.

Sono state presentate diverse slide e diversi argomenti di discussione, peccato solo che il tempo prestabilito sia stato abbondantemente superato ed io non abbia potuto presentarmi e parlare. Si doveva iniziare alle 20 e si è andati ben oltre il tempo previsto per problemi tecnici dell’organizzazione. Alle 21, avevo un altro impegno e ho dovuto abbandonare mio malgrado in anticipo.
La mia intenzione era proprio quella di presentare il territorio in cui abito e agisco, purtroppo non bisogna andare lontano per parlare di migrazioni e di problemi legati all’ambiente; la mia realtà, quella campana per la precisione, vive questo stato di cose da decenni, se vogliamo considerare solo gli ultimi problemi in ordine di tempo.
Io abito nella zona conosciuta ai più, come “terra dei fuochi” (anche se io odio questo appellativo), quel triangolo tossico che unisce l’asse Caserta-Napoli-Marcianise (agro aversano), quel territorio celebrato dagli antichi come “Campania Felix”, terra felice, verdeggiante, terra di agricoltura, di primizie, benevola e amica, che l’uomo, con il suo intervento, ha reso una delle zone più inquinate d’Italia e che si sta spopolando.
Inoltre, sempre nella mia provincia, ci sono le zone più popolate da extracomunitari di tutta Italia, intere città che sono diventate veri e propri ghetti, in cui si vivono realtà nella realtà, mi riferisco alla nostra fantastica fascia costiera completamente abbandonata: Castel Volturno, Villa Literno.
Quindi situazioni che realmente tocchiamo con mano ogni singolo giorno, drammi nel dramma.
Sterminati campi di pomodori che si affacciano nel mare e proprio in quei campi lavorano gli ultimi, gli sfruttati, quelli senza nessuna tutela.
Sembrerebbe quasi che niente sia cambiato dai tempi dei coloni schiavisti e delle piantagioni, la differenza è che siamo nel 2017 (2018 a giorni) e tutto questo non è assolutamente normale per un Paese che si presenta al mondo come civile e civilizzato. Non che altrove sia differente, ma io posso parlare di ciò che conosco.

agenda2030
Il professore ci ha presentato diverse slide, ci ha parlato dei diciassette obiettivi che devono essere raggiunti seguendo il programma dell’Agenda 2030, programma di azione per le persone, per l’ambiente, per la prevenzione da danni futuri, sottoscritto da 193 Paesi membri dell’ONU.
Ovviamente in Italia siamo un po’ arretrati rispetto a tutti i progetti che riguardano il nostro ambiente e il nostro territorio, il tutto è fermo al 2011.

Ogni Paese infatti opera attraverso delle sue agenzie ambientali statali che devono rendere conto al proprio governo e controllare il territorio nazionale, una di quelle che lavora meglio è sicuramente la GIZ, in Germania.

Tra le altre ricordiamo: Oxfam, Actionaid, Enviromental Policy, Internal Policy Template.
Quanto influisce quindi l’ambiente che ci circonda sulla nostra vita e sulla qualità della stessa?
Da questo seminario è emerso che influisce tantissimo. Non sono solo dunque le situazioni politiche a creare grandi spostamenti, ma anche gli sconvolgimenti climatici causati dall’inquinamento.
Se si inquinano le falde acquifere, e non si possono più irrigare i campi, le persone sono costrette a lasciare le proprie terre, lo studio di tutto questo fenomeno è legato all’ambiente e alla cooperazione.
Erano presenti con me persone laureate in ingegneria ambientale, in scienze naturali, e sono stati presentati anche diversi sbocchi lavorativi.
Da comunicatrice, interessata alla comunicazione a 360°, ho trovato molto interessante lo studio di questo settore anche per gli approfondimenti di lavoro e per l’argomento che è quanto mai attuale in questo periodo storico che stiamo affrontando, merita davvero che se ne parli.
Noi pensiamo sempre che la nostra Terra sia immortale, che l’ambiente in cui viviamo sia eterno, che le risorse naturali infinite, io vi assicuro che non è così, proprio perché sto toccando con mano quello che sta succedendo nelle mie zone, in questo piccolo angolo di mondo che si pensi che non faccia testo, ed invece io porto la testimonianza diretta di quello che sta avvenendo qui. E di come questo territorio si stia svuotando, di come la maggior parte delle persone si stia spostando verso il Nord.
Solo pochi giorni fa infatti in Parlamento è stata approvata una proposta, ancora una volta, per garantire un futuro migliore ai giovani qui nelle nostre terre, per evitare di perdere ancora più giovani. Prova lampante che questa zona d’Italia sta perdendo il suo ricambio generazionale.
La nostra era un’economia legata all’agricoltura, e per quanto vengano fatte analisi periodicamente che dicono di stare tranquilli, perché la maggior parte dei terreni non sono inquinati, noi tranquilli non lo siamo più e la nostra economia sta morendo giorno dopo giorno.
Nella mia provincia, dati alla mano, si vive quattro anni in meno rispetto ad altre zone d’Italia, e ci si ammala molto di più di tumore, anche se non è mai esistito in Campania, un registro tumori, quindi non è stato possibile monitorare nel tempo le morti reali avvenute per questo terribile male e non possiamo compiere studi certi. Gli ospedali sono pieni di bambini che combattono con varie malattie e qui si muore per davvero.

ambiente
La mia è la “terra di mezzo” tra un Paese civile e chi arriva per mettersi in salvo da zone disastrate, da paesi orientali, da zone colpite dalla guerra. Gli immigrati arrivano sulle nostre coste e poi principalmente si spostano verso il Nord Europa.
Fino a qualche anno fa le realtà raccontate nei romanzi cyberpunk di Gibson sembravano lontane, irrealizzabili, eppure questo futuro si sta avvicinando sempre di più, iniziamo a viverlo sulla nostra pelle in maniera sempre più prepotente e, se non si prendono provvedimenti, il processo sarà inesorabile.

Quest’estate è stata terribile per gli incendi: ha preso fuoco una discarica di rifiuti speciali a Bellona, la più grande del Sud Italia, la tristemente famosa ILSIDE, una centrale elettrica, un deposito di elettrodomestici, e in più bruciavano il Parco Nazionale del Vesuvio e tutte le nostre belle colline. In pochi giorni abbiamo avuto un livello di diossina altissimo nell’aria, gli occhi sono rimasti arrossati per giorni, le mucose sanguinavano, il cielo era plumbeo, non si vedeva più il bel colore azzurro che è sempre stato nostro motivo di vanto. Sembrava davvero di essere in uno scenario futuristico.
Io amo il mio territorio, non sto esagerando, ho trovato questo incontro di “Ambiente e Cooperazione Internazionale” davvero interessante e avrei voluto parlare di tutto questo, ma non c’è stato tempo.
È giusto approfondire queste tematiche e in più incontri si svilupperanno diversi argomenti, si conoscerà sempre di più anche su altre criticità di questo pianeta. Per quanto mi riguarda approfondirò sicuramente l’argomento. Ho molto materiale da leggere, come tutta l’Agenda 2030.
Io spero davvero che tutti i Paesi e che tutte le persone capiscano l’importanza dell’ambiente che ci circonda e che ci si metta a lavorare tutti insieme per il nostro futuro e di quello di chi verrà dopo di noi.
In quest’ottica la cooperazione internazionale è fondamentale.
Bisogna tener contro del principio di precauzione, introdotto dal Trattato di Maastricht, secondo il quale occorre avere una strategia non solo per gestire i danni ambientali ma per prevenirli e per garantire alle persone, agli animali e alle piante una vita migliore, delle scelte cautelative sulla gestione delle questioni scientificamente controverse. Arrivare prima dunque che inizino i disastri e conservare bene la propria terra, perché non ne abbiamo un’altra. Una precauzione preventiva, prima ancora che i problemi si manifestino, senza dover correre ai ripari poi.
In quest’ottica è fondamentale la comunicazione, il modo in cui si comunica la sensibilizzazione e ci si approccia al problema. Iniziare a parlare davvero tra di noi, dare importanza alle relazioni umane, all’ascolto, prima che ai materiali, agli argomenti prettamente tecnici.

Viviamo nell’epoca della comunicazione, possiamo ora iniziare ad usarla in maniera realmente efficace per fare gruppo, per creare una ‘rete’ reale e concreta di protezione del territorio, locale e globale. Non esistono limiti e confini. Esiste un unico ambiente in cui davvero siamo tutti figli, in cui noi tutti agiamo e che tutti abbiamo il dovere di proteggere, ognuno con le proprie competenze dandoci la mano.

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