Agatha

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Agatha si siede su una poltroncina qualsiasi. Pensa che comunque scelga la vita le passerà davanti anche questa volta. Agata ha i capelli chiari, un corpo esile, i muscoli tesi, lo sguardo attento. Lo sguardo combatte con la sua capacità di vedere anche quello che non si vede. A volte pensa sia una maledizione. La “maledizione di Agatha”, le ha trovato un nome. Con il tempo la maledizione si è trasformata in una piccola possibilità. Agatha ha pensato di assecondarla, anche se a volte vorrebbe essere come quelli che sono perennemente nel loro mondo, rapiti dai propri pensieri e basta, come se vivessero da soli, circondati da una realtà che non gli appartiene.

Lei non è così. Si siede su una poltroncina qualsiasi. Non è una persona curiosa Agatha. Le dicono che non lo era neanche da bambina. Non è lei a cercarla, è la vita, quella degli altri, a venirle incontro.

La voce annuncia un volo per Copenaghen. Qualche secondo dopo vede passare una giovane ragazza con un grande zaino portato dietro alle spalle, sembra pesante. Agatha pensa che lo zaino pesa come a volte pesa l’esistenza. La ragazza ha deciso di portarselo in giro il peso. Va in un Paese nuovo e il suo zaino si riempirà di altri istanti, volti, emozioni, colori, paure e pericoli.

Agatha apre il suo libro, legge qualche riga, le voci vicine la distraggono. In fondo, quanti libri ci sono aperti di fronte ai suoi occhi? Qualcuno si affretta, cade una valigia. Nessuno ci fa caso.

Si domanda, dove stanno andando: Lui e Lei.
Camminano leggermente disallineati. Lui la precede. Come si chiamano? Hanno due nomi importanti. Di quelli che ai loro tempi erano importanti, di quelli che hanno fatto la storia, di quelli che sono la storia. La loro storia è tutta in quel camminare. In quel piccolo spazio che li divide. In quello spazio che li vede vicini e li unisce. Da sempre, per sempre. Lei è una donna robusta, molti capelli bianchi. Le righe degli anni andati sul viso. Lui è alto, bello anche oggi che il vento gli ha rovinato la pelle. Li segue con lo sguardo fino a che non si siedono. Dove vanno? Il volo è quello per Londra, tra poco inizierà l’imbarco.

Saliranno e si siederanno vicini, aspetteranno il decollo. Il decollo verso la vita, la loro vita parla inglese. È un figlio lontano ma non troppo in fondo. La loro vita ha trovato la felicità distante da loro. Quando Lei ci pensa trema un po’, è il freddo che arriva e svuota il cuore di una mamma che invecchia senza suo figlio, nell’attesa del prossimo volo.
Agatha sa che poi arriverà il caldo a rigenerarla, l’orgoglio di madre, l’orgoglio che solo chi ama davvero prova nel vedere tutti i pezzi del puzzle al posto giusto.

Le squilla il telefono.

E’ sua madre. Non risponderà.

La voce di sua madre è acuta, sempre troppo vigile, acre come un’arancia poco matura.
La voce di sua madre è senza sfumature, senza emozioni tranne quelle che nascono dalla paura.
Agatha paura non ha. La morte l’ha sfiorata da bambina e da adolescente.
Agatha ne conosce l’odore.

Il poco tempo che le rimane è per vivere più vite possibili, oltre alla sua, marcia e stanca; è per trasformare la sua “maledizione” in esistenza.
Agatha prenderà il volo per New York.

Scrive un messaggio a sua madre.
Sua madre capirà.
….
“ Da piccoli, c’è sempre qualcuno che ti tende la mano, che ti guarda scendere dallo scivolo, provare a fare la verticale, sbucciarti un ginocchio sull’asfalto. Questo qualcuno è lì per te, ti prepara da mangiare e ti consola quando piangi. Crescere vuol dire anche accettare che, nei momenti difficili, l’unica persona su cui possiamo contare siamo noi stessi.
Ti chiamo appena atterrò a New York.
Torno presto, Mamma.”

Una lacrima, una sola le riga il viso.

 

(Citazione da “Cercami nel vento” di Silvia Montemurro)

 

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Viviana Alessia

    Un brano molto significativo. Una madre anziana e triste che va a Londra per ritrovare la sua ragione di vita e il suo completamento. Un’ altra che telefona impaurita ad una figlia che sente il bisogno di fare da sola gli ultimi tratti di strada. Bellissima la citazione del libro. Anche nella mia famiglia è arrivata la notizia di un’ altra giovanissima vita in bilico, dopo tanta speranza. Già operata e curata più volte, mi dicono che non sorride più, fiduciosa e splendida com’ era solo ieri, a vent’ anni. Si sta allontanando. Uno strazio in più nell’ immenso dolore della madre. Ogni essere umano ha il diritto di vivere e morire secondo ciò che sente in sé, non é negoziabile questo mio convincimento. Ma una figlia, pur affettosa e amorevole, può capire veramente ciò che significa per sua madre? Non lo capirà mai completamente, nemmeno quando lei stessa diventerà madre, ne sono certa, perché ogni madre concentra ogni palpito del Creato nella SUA creatura. Dicevano, una vita fa, le donne anziane del mio silente e raccolto paese natìo che piangevano i figli caduti e dispersi in guerra : ” Piuttosto che uno, uno solo dei figli manchi, meglio sarebbe che cascasse il mondo intero “. Avevano ragione. Anche se il mondo non cade mai, anche se la madre saprà sempre trovare la forza di seguitare il suo percorso nel mondo per seguire col cuore in mano chi resta.

    Rispondi
    • Makita

      Grazie per questo commento,
      e per aver colto le diverse sfumature di questo breve racconto.
      Le donne anziane del suo paese dicevano una verita’ assoluta.
      Makita

      Rispondi

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