“Ya-L’Ammazzadraghi”, il secondo romanzo dell’autore che disegna con le parole

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yalammazza Di solito si entra in libreria, si dà un’occhiata in giro e si inizia a sfogliare qualcosa. Le motivazioni che ci inducono a compiere quella particolare scelta su un determinato testo possono essere diverse: libro del mese, nome conosciuto, autore preferito, sconti particolari, copertina accattivante… Con “Ya-L’Ammazzadraghi” il mio percorso è stato completamente differente.

Non ricordo la data esatta, era circa un mese fa, mi è capitata nella schermata principale di YouTube una video recensione su un personaggio che non conoscevo, ho aperto il video per curiosità e ho iniziato ad ascoltare. Era un ragazzetto, aveva in mano dei numeri di Dylan Dog e non capivo proprio dove volesse andare a parare. Continuava ad essere arrabbiato con “Roberto Recchioni” ed argomentava le sue tesi. Riconosco la mia ignoranza sul mondo del fumetto, se non i personaggi più noti, le case editrici più importanti, e confesso pure che non vedevo un numero di Dylan Dog da qualche anno. Lo so, è una cosa imperdonabile, ma abbiate pazienza, sto cercando di rimediare.

Questo ragazzetto nel “tubo” continuava a polemizzare, come era incazzato, ed io pensavo che però questo Recchioni male non poteva aver fatto per essere riuscito in un’operazione così radicale: rimodernare Dylan Dog. Ora non scendo nei particolari, quel tipo era arrabbiatissimo per il fatto che l’Indagatore dell’Incubo avesse un cellulare per esempio, a me è sembrata una cosa geniale e ho cercato di avere qualche notizia in più su Roberto Recchioni. Ovviamente per prima cosa ho cercato su Facebook e ho capito che ero io a vivere fuori dal mondo, che lo scrittore-sceneggiatore-curatore-businessman-fumettista in realtà è seguitissimo, un idolo nel mondo fumettistico, ma non solo. È seguito dalle nuove generazioni e anche dalle precedenti. Che poi il popolo si divide in chi lo ama e in chi no, è un discorso che ora non ci interessa.

È vero che negli ultimi anni ho avuto qualche problema che mi ha distratto, ma pensavo di stare comunque sul pezzo, invece in questo caso sono arrivata veramente tardi, ma forse non del tutto. Ho scoperto che l’autore negli anni passati ha iniziato a curare un suo blog, dapprima “prontoallaresa” poi “dallapartediasso”, e ho cominciato ad appassionarmi: una personalità controversa ma eclettica, un uomo affascinante e pieno di passioni, personaggio di spicco della Sergio Bonelli Editore, un po’ scostante ma sempre gentile e disponibile.

Mi sono detta che iniziare dalla saga di Dylan Dog era un po’ troppo lungo il fatto, trovare tutti i fumetti che Recchioni ha scritto negli anni mi ci sarebbe voluto ancora più tempo (ma giuro che li leggerò, ha scritto John Doe, Orfani, Detective Dante e tantissimi altri che veramente ci vorrebbe un articolo a parte), ecco allora che il destino ci mette lo zampino e neanche due settimane fa Roberto Recchioni annuncia dai suoi profili social e da Lucca, l’uscita del suo nuovo romanzo, “Ya-L’Ammazzadraghi”.

Mi dico che è un ottimo modo per iniziare ed approfondire quest’autore. Non potevo però farmi un’idea partendo direttamente dal secondo libro senza aver letto il primo capitolo della saga e decido di leggere anche “Ya-La Battaglia di Campocarne”. Li compro entrambi e comincio. Vi faccio una breve sinossi sul primo “Ya”: un libro appassionante, carico di entusiasmo e di vitalità, c’è un protagonista Stecco, che contrariamente al suo aspetto fisico esile e gracilino, decide di partire e di andare incontro alla cosa più avvincente della vita: l’Avventura. Lungo il suo percorso incontra diversi personaggi, affronta vari pericoli, si imbatte nella vita e in episodi fantastici; la sua coprotagonista è Marta, una delle figure femminili meglio strutturate che abbia mai letto.

Se siete abituati alle principesse, alle donne forti, ma mai abbastanza, Marta non fa per voi. Marta è una montanara dal pessimo carattere, passionale e irascibile, che però in poco tempo conquista il cuore non solo di Stecco, ma anche di chi legge, e non lo fa attraverso corone di fiori intrecciate, ma attraverso lotte e mazzate. In questo primo libro lasciamo Stecco, che si distingue durante la battaglia di Campocarne e, non solo riesce a diventare avventuriero, addirittura viene proclamato Granduomo.

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Ed è proprio immerso in questa nuova vita che lo ritroviamo all’inizio di “Ya-L’Ammazzadraghi”.

Il giovane, schiacciato dal peso della responsabilità, per aver commesso un piccolo inganno con la complicità di Nonna Mannaia (un’anziana donna che ha sempre accudito e consigliato nelle decisioni da prendere il Granduomo), di Marta (la Brutta), di Trappola (lo Iettatore) e dell’Incappucciato (leale amico e seguace da sempre del Granduomo) trascorre le sue giornate allenandosi in attesa di una nuova avventura. Stecco è alla guida dei Giovani Avventurieri, ma prende lui stesso lezioni dall’Incappucciato e da Nonna Mannaia per perfezionare l’arte del combattimento. Marta è sempre al suo fianco e conduce le sue giornate in maniera ribelle ed autonoma.

La vita all’interno di Forte Dorsoduro procede anche in maniera abbastanza noiosa a dire il vero, le avventure sembrano ormai lontane. Un bel giorno però arriva un messaggio riservato al Granduomo da parte del Generale Severino, uno degli alleati del Club degli Avventurieri, di cui fanno parte: il Granduomo e il Generale Severino già citati, Giorgio Setteinuncolpo, lo Spianamontagne, Arianna Tempesta, e il Duca Scuotilancia. Il Generale Severino chiama a raccolta i suoi amici fidati per farsi aiutare in una nuova impresa: sconfiggere un drago. Ma non un drago qualsiasi, per la precisione: l’Oscuro, il Non-Vinto, l’Incubo Alato, il Sopravvissuto, l’Ottavo dei Sette, lo Sputafiamme. Stecco decide subito di accettare l’invito a partecipare all’impresa e di partire, in questa occasione Marta però non partirà con lui. Deve compiere prima un’altra impresa.

Il titolo per questo nuovo capitolo, prende sì, il nome dall’azione coraggiosa e dal ruolo che avrà Stecco in questa storia, ma non solo. Il nome si riferisce a un elemento specifico che voi potrete scoprire solo leggendo. Il libro viene inserito nel target “Young Adult” (YA, per l’appunto, ndr) quella fascia d’età che abbraccia la preadolescenza e anche i ragazzi un po’ più grandi, ma che tanto sta affascinando anche gli adulti.

A differenza del primo, questo testo è un po’ più forte in alcune scene, la rabbia di Marta non sempre è canalizzata lucidamente, la violenza, talvolta eccessiva, serve sempre però a punire dei comportamenti sbagliati negli altri; credo che siano quelle cose che in realtà colpiscono e che ci vogliono in un romanzo action fantasy, comunque non mi ha dato fastidio più di tanto.

Il testo è scritto molto bene, l’autore è in primo luogo un disegnatore sceneggiatore e in questo romanzo lo percepiamo egregiamente, lui ci porta con mano nelle sue pagine, ci fa immergere nell’Avventura e ci fa immaginare, e quindi vivere, tutti gli avvenimenti come se stessimo lì in sala ad aspettare l’evento successivo. Roberto Recchioni disegna con le parole le sue scene e ci fa emozionare. Ci prende e ci conduce nel cuore stesso dell’avventura, ci fa ritornare bambini al centro del vortice di fantasia di quei romanzi che prima di lui, sono stati di Salgari, di Jules Verne, di Melville e di tanti tanti altri che hanno accompagnato la gioventù mia, dei miei coetanei e di quelli un po’ più grandi.

A un linguaggio ricercato, e non sempre usuale (abbiamo addirittura un “Coro” all’inizio dell’opera che ci conduce all’interno delle narrazioni), si affianca uno slang piuttosto comune e vicino al linguaggio giovanile. Da notare l’ampio uso di acronimi. Purtroppo in questo capitolo si ride di meno rispetto al primo, ma c’è una trama più complessa. Recchioni riesce a sviluppare perfettamente più storie nella storia: la crescita personale di Stecco, l’amore per l’Avventura, la storia familiare di Marta, la storia dei guerrieri e la storia principale; ci riesce senza farci perdere il filo, con una narrazione scorrevole e facendoci posizionare facilmente nel tempo e nello spazio gli accadimenti. Per lo spazio ci aiuta anche la consultazione della cartina nei risguardi in testa e in coda al libro, i cui disegni sono di Federico Rossi Edrighi.

Io non amo le saghe, proprio perché, essendo impaziente di natura, non mi piace rimanere in attesa di un nuovo capitolo, ma questi libri meritano di essere letti e lasciano quella giusta suspense nel lettore. Ci si affeziona a questa lettura sia perché permette di passare piacevoli momenti in compagnia di simpatici personaggi che ti fanno appassionare alle loro gesta, sia perché questi testi sono sapientemente scritti ed elaborati, diventando un’ottima opera di narrativa che si lascia scoprire con entusiasmo e si lascia attendere con ansia fino al prossimo capitolo.

All’interno dell’opera sono tantissime le citazioni e i rimandi ad opere musicali, cinematografiche, letterarie, io non sono molto sveglia in queste cose ma ho trovato tantissimi riferimenti… Sono sicura che voi potreste fare meglio di me e vorrei tanto che, una volta letto, me li faceste notare, come sempre, tra i commenti. Il riferimento alle epopee epiche è indiscusso, l’invocazione del Coro è uno degli elementi di similitudine con quelle opere classiche che subito si nota, anche se è un po’ beffardo; il linguaggio aulico, la ricerca dei nomi, appellativi non banali, veri e propri epiteti che trovano tutta una loro magia all’interno del testo, lo rendono una lettura assolutamente non banale, ma adatta a ragazzi e anche a chi è più grande.

Perché viviamo con un piede nell’abisso e uno su una buccia di banana, e le storie sono tutto quello che ci tiene in equilibrio.

 

L’importanza delle storie e degli uomini straordinari mi ha fatto venire in mente “Big Fish” di burtoniana memoria. Sempre tra le prime pagine troviamo una mirabilissima citazione di Rocky II, ritornano in mente il Mangiafuoco di Collodi e il cartone animato Disney “La Spada nella Roccia”; c’è molto de “The Princess Bride” (La Storia Fantastica) e anche dei riferimenti alle favole dei Fratelli Grimm (Sette in un Colpo);  i Giovani Avventurieri mi hanno fatto pensare ai Bimbi Sperduti di Peter Pan, anche se Stecco è un personaggio molto maturo e posato, un vero e proprio leader, ragazzino sì, ma privo di qualsiasi sciocca velleità, un vero e proprio eroe – fosse solo per la stoica pazienza che ha nel sopportare l’insopportabile moglie (che adoro, ma bisogna essere onesti).

Ritroviamo il Don Chisciotte di Cervantes e anche il testo della canzone di Guccini che viene onorato sapientemente in questi versi:

Per la verità e la giustizia. Contro gli oppressori e per gli oppressi. Noi giuriamo di impegnare la parola e la spada, la nobiltà e il coraggio, la forza e la fermezza. Giammai noi attaccheremo per primi. Giammai noi provocheremo per primi. Tre volte noi sopporteremo l’ingiuria. Tre volte ignoreremo il disprezzo e la vergogna. Ma davanti al malvagio, noi non indietreggeremo di un Solo passo e non taceremo che dopo la sua sconfitta! Nella notte più buia, nel giorno più splendente, noi sputeremo il cuore in faccia all’ingiustizia e al prepotente!”

E scoviamo anche, verso la fine, un “sempre, e per sempre” che ci riporta alla mente quella dolce canzone di De Gregori e anche una semicitazione dal film,  Per Un Pugno di Dollari.

Fin dalle prime pagine a me è venuto in mente un altro grande italiano del genere fantasy che è Giovanni De Feo, ecco a me Recchioni lo ricorda tantissimo, ma porta nella sua opera tutta la sua personalità, la sua storia e la sua cultura.

Tra i temi trattati ci sono sicuramente: il coraggio, l’amore, la lealtà, la famiglia, e ce n’è anche uno che viene affrontato con molta delicatezza dall’autore, la pedofilia. Questo tema viene sfiorato, sicuramente sarà la motivazione forte che porterà a tutta una serie di eventi, ma lo scrittore lo fa in maniera così delicata che al lettore non rimane il fastidio di tale bruttura, si rimane sfiorati come il colpo di un fioretto, dritto al cuore, quasi senza sangue, ma non al punto di sentirsi sporchi. L’autore ci racconta un fatto e lo fa con grazia ed eleganza, come ha fatto per tutta l’opera, niente vuole insegnarci, a lui l’arduo compito di riportare una storia, un po’ come un antico menestrello, non scende nella morbosità del dettaglio, non lo fa mai. Recchioni rispetta il lettore in ogni sua sensazione. Per quanto riguarda lo specifico episodio ci rimane il fastidio nel rileggere la filastrocca, che fa scattare il nostro senso di squallore e di sporcizia, non rimanendo addosso a noi, ma vomitandolo addosso all’uomo vile che compie l’azione.

Quindi ne parlo solo bene? Non ci sono per me note negative in riferimento a questo romanzo, ci sono dei piccoli appunti che si potrebbero fare, quest’opera è più malinconica, più cupa rispetto alla precedente, come se lo stesso autore fosse più triste, sarà perché lui conosce la fine che avrà il romanzo e lo inebria di malinconia, ci vuole preparare, a modo suo, al triste finale; sarà che non sempre nella vita siamo sorridenti e pimpanti, ma questo nulla toglie al testo che è sicuramente meno ‘brioso’ rispetto al precedente, ma non per questo meno bello. Se il primo lo associavo al colore ‘giallo’, questo lo associo a un colore più scuro, un ‘tortora’.

In alcune parti Recchioni sembra quasi chiedere scusa per quello che lui stesso è, come se ci fosse un pubblico non pronto a capirlo, come se i detrattori fossero di più del suo pubblico di lettori che lo segue. Come se ci fosse ancora qualcosa da dover dimostrare agli altri, prima che a se stesso, quando invece, attraverso il suo modo di essere, l’autore trasmette sapientemente il profondo amore per quello che fa. E questo dovrebbe bastare a tutti.

Ecco, e con questo concludo, spero di leggere al più presto possibile il terzo capitolo, confido fortemente nella forza d’animo di Marta e alimento la curiosità pensando a come evolveranno alcuni personaggi. Concludo con una domanda: Roberto Recchioni vuole fare troppe cose? Sì, e deve continuare a farle perché innanzitutto le fa tutte molto bene e poi perché questo Paese ha bisogno di persone così che, per chi non se ne fosse accorto, stanno scrivendo non una, ma LA storia. Ya! 

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