Marcia Campania

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Un imperativo perenne, nel caso in cui si voglia essere ascoltati o – come il recente passato dimostra – ci si voglia illudere di cambiare l’ordine campano delle cose, una realtà frustrante e infinita sulla quale la popolazione – di tanto in tanto – è costretta ad attirare l’attenzione.

Oggi è il turno del fiume Sarno, il più inquinato d’Europa, detto anche “Il fiume dei veleni”, per via dell’altissima pericolosità degli elementi inquinanti e dei consequenziali effetti dannosi per la salute della gente, in primis degli abitanti dei ventitré comuni che su di esso si affacciano lungo i ventiquattro chilometri di percorso nelle province di Avellino, Salerno e Napoli.

Memore del grande movimento che nel 2013 interessò la vicina “Terra dei fuochi”, la popolazione ha ripreso a marciare
. In diecimila sono scesi per le strade, al fine di rivendicare diritti semplici: un territorio vivibile e un ambiente salubre, entrambi duramente compromessi, sebbene cristallizzati nella Costituzione italiana, in cui all’articolo 9 si legge: “La Repubblica […] tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.” e, all’art. 32: “La Repubblica […] tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”.

Vesuvio okPer il fiume Sarno si attende da oltre quarant’anni, ma in Campania ai deficit pubblici si aggiungono atti inqualificabili – dal sacchetto gettato da un mezzo in corsa agli scarichi illegali di industrie – complice una cultura fondata sull’uso inconscio o sull’abuso conscio del bene comune.
Ma tra i punti più critici vi sono soprattutto le reti fognarie, che condussero ben dieci comuni sotto inchiesta, anche per il consequenziale inquinamento del golfo di Napoli. Fu appurato che “[…] Le responsabilità maggiori dell’inquinamento del fiume sarebbero da attribuire proprio agli scarichi fognari dei diversi comuni che, attraverso affluenti, canali e semplici corsi d’acqua che poi vi confluiscono, rendono il Sarno un “fornitore” di veleni per il mare stabiese e torrese. [Ndr]

La storia dell’inquinamento del Sarno è lunga quasi quanto le carriere dei commissari di Governo avvicendatisi alla guida delle svariate opere risolutive. Memorabile rimane l’affermazione del Generale Roberto Jucci, soprannominato “Il commissario di ferro”: “Con il completamento dei lavori ai depuratori e alle reti fognarie cittadine, dal 2012 l’acqua tornerà limpida. Credo che vedremo scorrere l’acqua con i pesci che nuotano di nuovo”. Nonostante il suo auspicio, non fu così. Negli anni sono stati raccolti documenti, perizie e testimonianze circa i reiterati ritardi.
Nel 2014, analisi eseguite dall’Università Federico II di Napoli fecero emergere, peraltro, un altro dato sconcertante: grandi quantità di sostanze stupefacenti presenti nell’acqua, che portarono il Sarno ad essere classificato fra i fiumi più “drogati” d’Italia.
Nel 2015 Legambiente – commentando la direttiva quadro europea sulle acque 2000/60/CE, in base alla quale entro il 31 dicembre 2015 tutti i corsi d’acqua in Italia avrebbero dovuto raggiungere uno standard di qualità buono – così si esprime sul fiume in questione: “Un obiettivo che, a guardare il Sarno, è lontano dall’essere sfiorato”. [Report AcQualeQualità?]

Non sono mancate le denunce alla Commissione europea che, tra l’altro, nel 2014 ha approvato un investimento di oltre 150 milioni di euro del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) per ripristinare e recuperare il bacino del Sarno, uno dei “grandi progetti” della Regione Campania. L’iniziativa puntava a preservare la sicurezza e la salute a lungo termine delle 900mila persone che vivono nell’area. [Ndr]

Sintesi di una lotta 23031150_163275807590937_3088683120646146744_n[1]

Il problema si può ancora risolvere. Ne sono convinti i comitati – quali “Rete difesa del territorio” e “Rete difesa del Sarno” – impegnati in prima linea e che non hanno intenzione di arrendersi, come dimostra un recente convegno al quale hanno preso parte esponenti autorevoli, tra cui “Medici per l’ambiente”, i quali hanno fatto il punto della situazione rilevando criticità e prospettando soluzioni alle quali si invita a fare riferimento per il più giusto approccio.

Durante la marcia del 29 ottobre scorso, su un cartello retto da un bambino campeggiava una scritta che, in questo caso, diventa profetica: “Salviamo il futuro dei nostri figli”.

 

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