In principio fu il verbo… Terzo millennio: la violenza delle parole

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Hai presente quanto possa far male una parola? Le ferite che non cicatrizzano mai sono quelle inflitte da ciò che diciamo. Non siamo solo vittime ma anche esecutori. L’insulto, forma più eccessiva della parola violenta, certamente fa male, ti sorprende negativamente. La bocca si riempie di aria sporca con l’unico intento di denigrare.

Chi? Spesso persone a cui si dice di voler bene.
Si giustifica tutto dando la causa ad un impeto di rabbia, chi lo dice poi si nasconde dalla vergogna che dovrebbe provare, chi lo riceve non vuole credere a ciò che ha sentito. Sapete quelle parole orrende che arrivano gratuitamente? Quelle che escono senza che il ricevente abbia fatto un solo insulto? Ecco, queste che nascono senza motivo rappresentano una disperazione interna. Non voglio parlare di un classico, squallido, “ping-pong ” di insulti reciproci, voglio sottolineare la malvagità della parola innescata come una bomba improvvisa.

C’è anche il rovescio della medaglia perché spesso le parole che utilizziamo per ferire descrivono una parte di noi. Ad esempio… Definire una donna come una prostituta… Un uomo che lo dice, che uomo è? Cosa gli passa per la testa? Cosa vuole dirci? Di essere un eterno cornuto? Di poter essere facilmente preso in giro? O forse desidera una donna tutta per sé e vive ogni giorno con il fantasma della competizione e della gelosia?

Insultare una donna a sproposito in questo modo è come definire tutte le donne così, comprese le vostre madri.
La parte più meschina arriva però dalle altre “femmine”, quelle che per invidia, insoddisfazione, frustrazione, patologie, giudicano le altre donne; o semplicemente si comportano da “maschi mancati”…

Ma la parola, anche senza insulto, può lasciare lo stesso segni indelebili.
Ogni qual volta che si utilizza la menzogna.
Quando si risponde con superficialità per far finta di essere indifferente.
Quando si elencano solo le caratteristiche negative.
Pensate se lo facessero ai vostri figli…
O ai vostri genitori in cerca della vostra presenza e considerazione dopo tanti sacrifici…
La parola, cari miei, va usata con intelligenza e sensibilità, può far male più di un pugno o di uno schiaffo. Non sempre si può dire tutto se poi quel tutto ha solo l’ intento di far del male. Per amore, stima, pace, alcune parole dovrebbero rimanere dentro, trasformarle, darle un aspetto costruttivo. Ce la possiamo fare, non tutti ma in molti.

Io ho dato e ricevuto. In verità ho molto più ricevuto che detto, ma voglio guardare la mia parte di colpa, come forse ognuno osserverà la propria.
Me ne vado in altro luogo a pensare da sola , “sapessi quanta gente che ce sta”.

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