È un bene anche se fa un gran male

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Qualche giorno fa mi è tornata tra le mani questa lettera che avevo scritto ad un’amica che soffriva per la fine del suo rapporto d’amore.
Mi piace ora riproporvela.

“Cara Petra (nome di fantasia)
eccoci… ora incomincia la fase dell’elaborazione del lutto.
Quella vera.
È un bene anche se fa un gran male. È necessaria.
Questo è il momento in cui le persone che hanno perso qualcuno (o qualcosa) realizzano nel profondo del proprio animo che niente sarà come prima.
Spaventa.
Si, spaventa molto. Manca la quotidianità, manacano le certezze, manca ciò che avevamo costruito e che ora sembra essersi dissolto come un villaggio investito dallo tsunami.
Come si fa a star bene? Non si può. E’ umanamente impossibile.
Ma la vita è altro.
E’ cambiamento, divenire continuo, metamorfosi e alchimia.
I nostri limiti ci tengono ancorati alle nostre certezze.
Quelle che noi abbiamo etichettato come certezze perché ne avevamo bisogno.
Ma ogni giorno è una vita nuova.
I figli crescono e dovremo lasciarli andare. Gli amori non sono eterni, non lo sono mai stati, per nessuno. Le amicizie vanno, vengono, si trasformano. I genitori muoiono. I lavori cambiano.
Le anime crescono.
Si, crescono perché sono costrette. Se vogliono sopravvivere. Siamo Anime in transito. Sole. A volte ci illudiamo che non sia così ma ci sbagliamo.
A ognuno la sua strada, il suo percorso.
Ci vuole coraggio e un pizzico di saggezza.
Queste due qualità ci permetteranno di tenere per mano qualcuno nei momenti più duri. E anche in quelli più belli.
Ma non dobbiamo mai fare l’errore di credere che ci appartengano. Non è così.
Questa consapevolezza sarà la nostra forza, quella che ci regalerà la pace, l’indipendenza emotiva, la gioia. E la nostra solitudine ci riempirà di Anime che ci camminano accanto.
Forza Petra! Ce la farai!
Ti voglio bene. Ci sono. Un grande abbraccio
Daria”

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Viviana Alessia

    In un battibaleno l’ ho letta questa tua bellissima lettera. In un battibaleno essa mi ha riportata alla mia vita, le mie mille vite, i vissuti, i passaggi luminosi e quelli dolorosi. La mia anima in transito in un divenire continuo, anche se il passo rallenta. Anima sola, sí, perché ciascuno segue le sue inclinazioni, le sue strade, le sue necessità, il suo destino. Tenere per mano qualcuno nei momenti più duri e in quelli più belli rassegnandomi senza arrendermi al fatto che le persone non mi appartengono e devo perciò lasciarle andare anche se le amo più di me stessa. La mia stessa anima venderei al diavolo per riavere con me le anime che m’ accompagnavano. Lasciarle invece andare perché sono libere. Libere e sole come me che mai vorrei essere trattenuta. Le anime che hanno oltrepassato la linea dell’ orizzonte camminano comunque luminose accanto a me, oh si che è vero come è vera la luce del sole. La vita sa sempre rinnovarsi anche se lo tsunami l’ ha stravolta.Cosí cammino nel giorno che resta.
    Vivo “quel che resta del giorno” come succede nel celebre romanzo portato in tutte le sale cinematografiche del mondo da un film eccezionale.
    Non rileggeró due volte la tua lettera , Daria, per non disperdere le verità profonde che con parole chiare e semplici essa ha riportato fra le mura della stanzetta tutta per me dove il mio sguardo e la mia mano cullano ciò che mi è di più caro al mondo. La tua lettera è entrata qui come fanno le foglie di questi giorni d’ autunno, improvvisa, repentina, lieve portandomi i colori di tante mie stagioni. Con affetto.

    Rispondi
    • Daria

      Grazie Viviana! Grazie davvero per averci regalato le tue belle e profonde riflessioni!
      Ti abbraccio!

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