Diaframma, “The Self Years” (2017, Diaframma Records – Licenza Self Distribuzione)

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Tu chiedi chi erano i Diaframma e lei ti risponderà…

“I Diaframma è la trap degli anni Ottanta. Immagina Piero Pelù ascoltando Sfera Ebbasta”.

Non ho capito. Mi sforzo titanicamente di continuare a sembrare interessante. È così che partono le peggiori serate nei locali romani. Cosa volevi comunicarmi gentile e affascinante incontro di una sera?

Sconfitto, rientro a casa. La mattina successiva la trascorro ad ascoltare Diaframma e Sfera Ebbasta. Mi perdo nel tentativo di interpretare lo slancio di una musa che, fosse stata meno ispirazione e più audacia, avrebbe risolto la mattina in maniera abbastanza differente. Non è così che avevo immaginato il mio sabato. Rimango con i Diaframma. Ascolto la recente uscita, “THE SELF YEARS”. E basta.

Federico Fiumani, voce del gruppo, non sembra attento a una corretta emissione. Il cantato sgorga da un flusso di parole, l’urgenza di esprimere agisce sui recettori emotivi dell’ascoltatore attraverso incertezze vocali e ostinate soluzioni di accompagnamento. Non sempre giunge chiaro il senso del messaggio. Improvvisamente qualche parallelismo con la trap compare. E scompare.

Alla fine degli anni ’70, Federico Fiumani, fortemente influenzato dal punk d’oltremanica, forma con i compagni di liceo i C.F.S. che si dibattono tra cover di gruppi punk e sporadiche produzioni proprie.

Appare.

I C.F.S., il cui nome scaturisce dalle iniziali dei cognomi dei tre, si esibiscono tra feste scolastiche e piccoli locali fiorentini. Le sonorità e i testi si affrancano quindi dal punk, abbracciando tematiche più vicine alla darkwave.

E poi scompare.

Per quanto…

Traccia quattro, I figli sopravvivono.

I figli sopravvivono / non preoccuparti troppo / al freddo dell’inverno / a mille malattie / a giorni senza amore / e alle malinconie / i figli sopravvivono / a tutti i tuoi discorsi / passati e futuri / a tutti i tuoi progetti / a tutti i tuoi abbagli / i figli sopravvivono

È, probabilmente, racchiusa in questa canzone la potente connessione tra due generazioni che faticano a capirsi. Eppure si somigliano. Forme sonore ne mutano gli approcci. La rivolta alla pulizia melodica dei cantautori da una parte, la reazionaria inespressitivà dinamica, soffocata nei bassi, dell’altra. Il grido come liberazione dal disagio sociale la prima, la frustrata chiusura di un malessere esistenziale celato nello sfoggio di “coserìe” dell’altra.

DIAFRAMMA - THE SELF YEAR (COPERTINA)

DIAFRAMMA – THE SELF YEAR (COPERTINA)

Francesca 1986, traccia sette.

Francesca mi ha invitato a casa un sabato e domenica che la madre non c’è / lei ha la prepotenza dei ricchi e tutto le sembra dovuto, chissà perché / la sera la passiamo guardando un film / ma al mattino appena svegli io / la sodomizzerò

La stessa scuola di pensiero, che trae evidentemente spunto dai filosofi classici dell’antica Grecia, potrebbe comparire in qualsiasi canzone trap. Magari con concetti espressi attraverso confuse grammatiche (da estrapolare tra infiniti elenchi di marchi e aziende del lusso), tuttavia la sostanza tematica sgorga dalla medesima fonte. La storia si ripete. Sempre. La complessità è nel riconoscerla attraverso forme nuove. La spinta rivoluzionaria che nasce dall’adolescenza di un cambiamento può indossare ideologie disparate, ma genera conseguenze che sono, più o meno per tutti, le stesse. Ed è anche una delle primarie fonti di energia per la crescita e lo sviluppo. La buona notizia è che c’è speranza per tutti, anche per chi ascolta.

Sedici tracce per sessantatre minuti di musica suonati da Federico Fiumani alla chitarra e alla voce, Luca Cantasano al basso, Lorenzo Moretto alla batteria, Edoardo Daidone alla chitarra, “The Self Year” è un salto indietro nel tempo. Un tempo in cui le giornate trascorrevano lentamente e la rabbia aveva volti ormai riconoscibili. Quella rabbia oggi è malinconia, un buon motivo per passarla a salutare o venirla a conoscere per la prima volta.

Voto: 7

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