Deliri di uno psicopatico #15: Addio al nubilato? Anche no

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Ciao a tutti! Sono un allegro squilibrato che ogni 10 o 25 del mese prova a togliersi la vita. Prima di farlo annoto su un foglio i miei pensieri, ripromettendomi che se esce un buon articolo rimando il suicidio alle due settimane successive. Se dovrò restare vivo tanto vale rompere le scatole, no?? Questo è lo scritto di ieri.

Che cos’è un addio al nubilato?
Una festa tenuta in onore di una donna in procinto di sposarsi.
Il matrimonio è la prigione e l’addio al nubilato il coltello nella piaga.
È come essere liberi un giorno, spassarsela allegramente rivendicando la libertà per poi entrare in una gabbia nuova.
Se guardassimo l’addio al nubilato dal punto di vista dello spogliarellista scopriremmo che il suo lavoro consiste nell’offrire alla futura coniuge un ultimo peccato su un corpo a 5 stelle.
Addio nubilato2Sembra l’ultimo desiderio del condannato a morte. Sai che il giorno dopo per lei sarà l’inferno e che avrebbe rischiato meno se fosse diventata un pentito di Cosa Nostra, ma tu sei lì per servirle un ultimo “reato” prima che subentri la sua condanna eterna.
Tutte le amiche la confortano e la incoraggiano facendole capire che coniugarsi è la cosa giusta, anche se è evidente che avrebbe fatto meglio a farsi stendere da un camion di sette tonnellate!
È il funerale della decenza: tutte vanno a quello negli altri sperando in gran segreto che non venga mai il proprio.
Le donne si ritrovano in locali improbabili bevendo fino a vomitare, ordinano cibo a forma fallica, nel caso non ricordassero com’è fatto nel dettaglio (cosa probabile per quelle già sposate), e provano a distrarre la malcapitata dall’insano gesto che sta per compiere.

A cosa serve questa celebrazione? A intimare alle amiche più giovani cosa non devono assolutamente fare se vogliono mantenere una relazione a lungo (oltre che una dignità) risparmiando figure di merda!
Molte persone stracolme di complessi nella vita avrebbero voluto fare tutt’altro, come essere scrittori, cantanti, modelle o avere un’azienda ed essere imprenditori, poi giunti ai trenta si gettano a velocità lampo su ogni straccio di essere umano cercando fra gli avanzi degli avanzi degli avanzi, solo per avere una bandierina da sventolare con scritto “Ho combinato qualcosa di socialmente prestigioso nella mia cazzo di vita, ho un anello in più, potete smettere di guardarmi come un rifiuto!” Poi per dimostrare di non essere dei falliti totali magari fanno anche figli, così da poter mettere la ciliegina sulla torta e sentirsi meno giudicati quando dentro stanno da schifo.

Addio nubilato3

Se siete sposati e questo articolo vi lascia indifferenti probabilmente il vostro matrimonio funziona, se invece vorreste tirarmi una sega elettrica nella schiena forse dentro di voi sapete che la vostra scelta non l’avete fatta per motivi amorosi.

Ogni persona ha due bisogni, uno esteriore e uno interiore. Quello esteriore è ottenere una gratifica fisica, che di solito coincide col dover soddisfare un bisogno a breve termine per sentirci meglio o per colmare una mancanza esterna a noi, come prendere un diploma, vincere una gara, ottenere un riconoscimento materiale che ci qualifichi agli occhi di chi ci guarda. Quello interiore coincide con il superamento di un dramma o conflitto o trauma irrisolto che ci portiamo dentro da anni: per esempio chi è stato soggetto a bullismo, si sente la più bassa forma di vita del globo e vorrebbe sentirsi socialmente accettato; magari chi da piccolo veniva trascurato in famiglia, sentendosi poco apprezzato ambisce ad avere un valore maggiore agli occhi di chi lo guarda.

Il matrimonio è la soddisfazione esterna del nostro bisogno di stabilità, di avere qualcuno a fianco, di non essere soli e di sentirci accettati, ma se non risolviamo il nostro bisogno interno rimasto inascoltato una firma e un documento non cambieranno le cose.
Se dentro di noi non ci sentiamo accettati, trovare una persona a caso che rimpiazzi il ruolo di chi dovrebbe accettarci risolverà il problema marginalmente, ma dentro di noi continueremo a stare da schifo.

Mdchen mit Fotobox schauen durch einen Rahmen - Party mit Photo

L’addio al nubilato (come quello al celibato) è l’ultima occasione per ripensarci prima di infilarci in un possibile mare di guai. È l’ultimo campanello di allarme. Siete in mezzo ad altre persone di cui alcune magari già sposate. Vorreste davvero diventare come loro? La persona che avete scelto vi interessa sul serio? Sbrigatevi a rispondere, il conto alla rovescia è iniziato.
L’addio al nubilato è l’aperitivo, il matrimonio è il pranzo, il divorzio è il dessert. Prima di rivomitare l’intero pasto siamo sicuri di volerlo davvero? Nel frattempo, divertitevi..

 

L’editoriale finisce qui e l’appuntamento è fra qualche settimana sempre se rimango in vita.
Per insulti, offese e minacce o per regalarmi una sedia e una corda commentate qui sotto.

 

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Simone Toffoli

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Nato in Friuli nell'84 iniziò fin dall'infanzia il suo percorso verso la malattia mentale. Le sue ambizioni più forti sono scrivere, raccontare storie e venirvi a rubare in casa causando inutili disagi. Ama la satira, la musica dirompente, la lettura, la radio e qualunque forma di arte atta a stravolgere gli schemi e a mettere in discussione la morale comune. Dicono di lui: “Del tutto incapace ma capace di tutto” (I suoi professori delle medie), “Braccia rubate all’agricoltura” (I suoi professori delle superiori), “L'apostrofo rosa fra le parole ti e fucilo.” (Il suo migliore amico), "Ehi, stavo scherzando metti via quel coltello!" (Il suo migliore amico qualche minuto dopo.) Odia la razza umana e vive in una zona molto degradata di camera sua che gli fornisce abbondanti emozioni e voglia di armi di distruzione di massa. È una persona disturbata e fuori controllo. Denunciatelo.   Contatti: toffoli_simone@yahoo.it

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