Come nasce una storia?

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Ho sempre trovato estremamente affascinante scoprire qual è l’origine di un racconto, di un romanzo o di un’opera narrativa in generale. Mi stuzzica andare alla ricerca del pretesto, dello spunto o della scintilla che ha messo in moto il meccanismo narrativo nel profondo dell’animo di un essere umano. Intendo quel meccanismo che una volta avviato, segna l’inizio di un percorso fatto di parole, pause e segni di interpunzione nella descrizione di luoghi, persone, cose, fatti e sentimenti diversi, facendoci entrare nel cuore della storia e nell’intimità dei suoi protagonisti.

ceraunavoltaA volte, l’origine di un testo si trova tra le pieghe di un’esperienza personale. Capita spesso che una vicenda privata, intima, familiare spinga lo scrittore a mettere sulla carta le proprie emozioni. Altre volte, invece, lo spunto è un fatto di cronaca, oppure una notizia riportata da un quotidiano, dalla televisione o da un vicino di casa. In alcuni casi, le corde del cuore vengono fatte vibrare da un suono rendendo così possibile la magia della parola scritta, oppure da un odore, da un’immagine o da un evento della natura. Altre volte, ancora, può essere una suggestione a far decollare la fantasia oppure un consiglio o, addirittura, una richiesta esplicita che irrompe nella quiete della normalità dando scacco matto alla monotonia e il via a un racconto. Così, per esempio, è successo a me quando ho iniziato a scrivere il secondo romanzo: “Ossessione”.

Una cara amica, infatti, mi chiese “esplicitamente” di regalarle un racconto a lieto fine di un amore tormentato e impossibile tra un uomo e una donna, già impegnati con altro partner e figli. Capirete bene quanto sia difficile coniugare tormento e lieto fine, anche se sulla carta tutto è possibile! Infatti, dopo le prime battute di quella che da subito assunse i toni di una vicenda complessa –tra forti emozioni e sensi di colpa- mi arenai. Il tanto sperato lieto fine non si accordava affatto con la vicenda. Tuttavia, era già troppo tardi, il germe si era insinuato nella mia mente e mi aveva completamente coinvolta, avviluppandomi nelle spire dell’ossessione che io stessa avevo creato. Allora, continuai a scrivere. Il testo divenne qualcosa di più lungo di un racconto e la fine, qualcosa di diverso da un lieto fine!

libroLe storie hanno questo enorme potere: sono capaci di stregare chi scrive catapultandolo nella realtà fittizia di un racconto come se la trama fosse una ragnatela dalla quale è impossibile liberarsi fino all’epilogo e, allo stesso tempo, sono capaci di portare il lettore in una dimensione diversa da quella della vita quotidiana, dove le emozioni diventano protagoniste indiscusse. In alcuni casi, tra le pagine di un libro si ride, in altri casi si riflette, oppure ci si commuove e in altri casi ancora ci si annoia. Una cosa è certa: ogni singola storia è speciale. E’ un viaggio attraverso stati d’animo ed emozioni che vale la pena di vivere, sempre e comunque.

In “Ipotesi”, invece, il mio primo romanzo, fu uno sconosciuto a fornirmi il pretesto per iniziare a scrivere. Un pomeriggio qualunque di fine luglio di qualche anno fa, infatti, venni fermata da un giovane di fronte alla vetrina di un parrucchiere. L’uomo si avvicinò e mi chiese con disarmante naturalezza cosa pensassi del suo taglio di capelli: “che ne dice, lascio i capelli lunghi o li accorcio un po’?”

domandaQuesta domanda, per quanto banale e trascurabile mi suggerì la storia. Così inventai Lara Stone, una fanciulla irrequieta che per ingannare il tempo e la noia decide di fingersi giornalista per 30 giorni e di intervistare le persone in un caffè del centro città. La domanda è sempre la stessa: “Qual è il motivo per cui ti alzi al mattino?” Ed è proprio con questa bizzarra quanto semplice domanda che Lara irrompe nella vita di tante persone diverse per età, sesso, professione, orientamento politico, religioso e per inclinazione sessuale. Uno spaccato della società di oggi. Naturalmente, ognuno racconta la propria storia come può, come sa, come riesce, attraverso la propria personale percezione della realtà, con l’intensità della propria sensibilità e della propria esperienza di vita. Si tratta di una storia fatta di tante storie.

5-sensiIn conclusione, il segreto, se c’è n’è davvero uno, per scrivere una storia quando non si è dotati di una fantasia straordinaria che consente di muoversi su piani e universi paralleli è semplice: vivere con tutti i sensi all’erta facendo fluire le emozioni. Ci sono milioni di storie da raccontare (un buon italiano aiuta!). Questo articolo, per esempio, chiamiamola “storia”, sapete com’è nata? Sapete qual è l’origine, qual è stato il pretesto che mi ha portata a scrivere? Una domanda, anche in quest’occasione, la semplice domanda di un’amica: “Erica, come nasce una storia?

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Chi lo ha scritto

Erica Bonanni

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Nata a Trieste, laureata in giurisprudenza e in scienze politiche, in possesso dell’abilitazione all’esercizio della professione forense, Coach in PNL, Giudice Sportivo Regionale FIP… stop. Amo ogni tipo di risveglio, amo l’atmosfera del mattino, amo la solitudine, amo riflettere, amo il cielo che minaccia tempesta, amo fare sport, amo viaggiare, amo il gelato, amo sorridere, amo giocare, amo entusiasmarmi, amo soffrire, amo lottare, amo vincere, amo studiare, amo trovare una soluzione, amo i picnic, amo suonare il flauto traverso, amo le notti insonni, amo sorprendere, amo stuzzicare, amo preparare i dolci, amo mangiare i dolci, amo leggere, amo scrivere e… amo amare ed essere amata. Odio… ops, un errore di ortografia. Volevo dire: oddio quante cose amo!

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