Bologna: epico crocevia tra pedagogia popolare e pedagogia accademica. Due mentori togati

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Se la Pedagogia popolare rievoca i gloriosi Moschettieri che riposano lassù sulla collina di Spoon River (San Luca), parimenti la Pedagogia accademica ricorda due Mentori che giacciono sulla medesima altura. I loro nomi? Giovanni Maria Bertin e Piero Bertolini. La loro penetrante riflessione scientifica e lo sguardo attento sullo stato di salute (buono o precario) del sistema formativo nazionale hanno las ciato in eredità un fecondo scaffale di diagnosi e di terapie pedagogiche e didattiche.

Il loro merito fu di stipare lo “zaino” della Scuola sia di ideali educativi (l’opzione per una cultura democratica e antidogmatica), sia di modelli formativi (l’opzione per una istruzione attiva e antiautoritaria), sia di procedure didattiche (l’opzione per un insegnamento/apprendimento dai rigorosi fondamenti scientifici).

In altre parole. La Pedagogia accademica ha avuto l’indiscutibile pregio di progettare e di costruire – mattone su mattone – una Teoria della Scuola nella quale convivono e si confrontano più teorie dell’Istruzione (comportamentiste, gestaltiste, strutturaliste, cognitiviste) e più modelli didattici ideati e sperimentati dalla Pedagogia popolare.

A questa Scuola reale, edificata dalle due Pedagogie, fu assegnata – in sede europea: Lisbona/2000 – la statuetta d’oro (l’Oscar) per le sue copiose cifre culturali e formative. Questa, la motivazione dell’onorificenza. L’Italia dispone di una scienza dell’Educazione che teorizza una Pedagogia ascensionale, dal basso verso l’alto, che prende il volo dall’esperienza del fare/Scuola quotidiano.cover_butturini

Citiamo le collane di brillanti che la Pedagogia accademica pose sul petto di una Scuola intitolata al soggetto/Persona.

(a) Una Scuola democratica. La prima collana simboleggia la nobiltà pedagogica di un modello di Istruzione sul cui portone d’ingresso si legge, a lettere cubitali, questo impegno sociale e civile: non un o di meno.

(b) Una Scuola della cooperazione. La seconda collana simboleggia la nobiltà pedagogica di un modello di Istruzione che non abbassa mai la guardia dalla sua finalità ultima: costruire una comunità educante luogo di dialogo, di ascolto, di amicizia, di collaborazione e di solidarietà.
Sul suo portone d’ingresso si legge, a lettere cubitali, questo impegno educativo: facciamo girotondo a Scuola.

(c) Una Scuola dell’integrazione. La terza collana simboleggia la nobiltà pedagogica di un modello di Istruzione che non abbassa mai la guardia dalla vocazione all’inclusione: disponibile, sempre, all’inserimento nelle classi delle “diversità”: disabili e altre etnie.
Sul suo portone d’ingresso si legge, a lettere cubitali, questo impegno educativo: insieme nella stessa classe.

(d) Una Scuola aperta. La quarta collana simboleggia la nobiltà pedagogica di un modello di Istruzione che non abbassa mai la guardia dalla sua vocazione al pluralismo: dei “luoghi” (la classe, il laboratorio, l’atelier, l’ambiente sociale e naturale), dei “saperi” (la disciplinarità e l’interdisciplinarità, le conoscenze endogene ed esogene) e delle “figure” formative (gli insegnanti, i genitori, gli enti locali, l ‘associazionismo, il mondo del lavoro e le chiese).

Una Scuola aperta è in grado di formare allievi dall’etica solidaristica (socialmente non competitiva) e dal pensiero plurale (intellettualmente non-conformista). Parliamo di scolari che risiedono stabilmente in un cielo dell’Istruzione mai contaminato da nuvole discriminatorie e selettive.
Sul suo portone d’ingresso vorremmo stampato – a lettere cubitali – questa speranza pedagogica: verso un sistema formativo integrato Scuola e Città.

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