Perché le librerie chiudono?

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libreria

Ma in Italia si legge, oppure no?
Le librerie in Italia chiudono. È un dato di fatto.

Crescono le vendite on-line e aumentano i profitti per chi acquista dai vari shop on-line.
Ha destato un po’ di scalpore, ma in realtà neanche più di tanto, la chiusura di una nota libreria di Roma, la “Zalib”, in via della Gatta, dietro Piazza Venezia.
Le librerie chiudono in tutte le città d’Italia, molto dolorosa fu la chiusura della storica libreria “Guida”, a Port’Alba, a Napoli.
Eppure c’è chi si arrischia ancora e decide di investire in questo campo.
Da professionista del mondo della letteratura, sia come editor sia come consulente editoriale sia come manager per diverse case editrici, ho provato ad analizzare il fenomeno molto attentamente.

Qualche tempo fa ho scritto un articolo sul mondo digitale e cartaceo nell’ambito della letteratura, questo nuovo articolo potrebbe essere un prosieguo di quella riflessione.
Che i giovani abbiano voglia di aggregarsi e di discutere delle cose che li affascinano è cosa risaputa, che addirittura decidano di fare di una libreria il loro punto di ritrovo è una cosa ancora più bella, ma tutto questo rimane sempre e ancora un qualcosa di nicchia.
La storia ci insegna che difficilmente scrittori, poeti e artisti abbiano avute vite piene e ‘ricche’, proprio nel senso letterale del termine, grazie alla sola letteratura. Chi decide di vivere di parole, sa da sempre, che più che di “vita” si tratta di sopravvivenza. Non dovrebbe essere così, eppure lo è e non dai tempi nostri ma da sempre.

Addirittura proporre titoli di nicchia, autori davvero ricercati, complica ancora di più le cose per chi ha un’attività in questo settore, in Italia si leggono i soliti autori, quelli che fanno vendere di più alle grandi catene.
Si dice che le persone acquistino poco dalle librerie, a dire il vero, se si va nelle grandi catene, gestite da marchi noti (Mondadori, Feltrinelli, etc) la gente si trova, il problema sono le piccole realtà.
Mi è successo molto spesso di recarmi in libreria e di non trovare il testo da me ricercato, dover tornare più volte, aver pagato un prezzo pieno, in inverno essermi presa anche il traffico e la pioggia, tutto questo per poter vivere quel fantastico rapporto con il mio libraio di fiducia, che se tutto va bene mi riserva un ‘ciao’ veloce e arronzato. Questo non vale per tutti, ma spesso succede.
Questo non vuole essere un elogio al mondo del web, ci mancherebbe, ogni volta che una libreria chiude mi si stringe il cuore e mi dispiace. La prima cosa che ho amato in vita mia è stato proprio l’odore dei libri, il lento sfogliare delle pagine, le biblioteche polverose, il silenzio tra milioni di parole, però vivo anche ben piantata nella realtà.

L’ultima volta che sono andata in libreria è stato per acquistare un libro non molto conosciuto, mi hanno detto di tornare dopo quattro giorni, non potevano avvisarmi con un messaggio o con un piccione viaggiatore, dopo quattro giorni sono ritornata e il libro non era ancora disponibile.
Per curiosità, cosa che fino a quel momento non mi aveva neanche lontanamente sfiorato, ho fatto una semplice ricerca su IBS, il libro che stavo aspettando e che io avevo pagato a prezzo pieno, sul sito costava 4,00 euro in meno, senza spese di spedizione, portato comodamente a casa, e permettete che un po’ mi sia sentita una cretina?
Da quel giorno mi sono detta: mai più!
Sono sicura che in tutta Italia ci siano librai molto più simpatici, ma il tempo è sempre meno, si corre, ed io sono una di quelle che vive una vita molto slow, molto lentamente, una di quelle che cerca di assaporare ogni attimo senza lasciarsi travolgere, ma realmente talvolta pure per una ricerca non si possono aspettare dieci giorni che il libro sia disponibile, oppure mettersi nei panni di chi ha una vita molto frenetica, rimandare di qualche giorno non è possibile per tutti.
Certo capita anche con le librerie on-line di dover aspettare, ma almeno non devi muoverti di casa, inoltre il libro è un oggetto, per quanto possa piacere o meno, non devi misurarlo, non devi provarlo, se già sai che vuoi quel testo lo ordini in un click e aspetti.

Altro discorso se invece vai in libreria a fare una passeggiata, in quel caso il gusto è totalmente differente.
Vai senza stress, ti soffermi tra gli scaffali, cerchi cosa vuoi leggere in quel momento, e magari ti accomodi nella sala dedicata alla lettura, in questo caso il piacere è del tutto differente.
Si dice che in Italia si legge poco, eppure se provate a creare un blog librario vi assicuro che trovare un titolo non utilizzato è difficilissimo, comprova che si legge poco (e male) ma chi legge poi ne parla pure e forse, a parlare di letteratura sul mondo del web, si è in troppi.
Credo che le piccole librerie dovrebbero spostare l’attenzione su questo aspetto, magari restando aperte anche di sera, oltre l’orario di chiusura, organizzare più incontri anche tra i lettori e con i lettori bambini.
Vedo emergere sempre più ludoteche, almeno nella mia zona (nel Sud Italia è così), ma nessuna libreria che organizzi feste di compleanno a tema per i bambini, invitando dei cantastorie o altri personaggi ‘magici’, ovviamente parlo di bambini a partire dai cinque anni, la cui attenzione è già predisposta ad un ascolto più accurato.

La letteratura rimane quel mondo bislacco del ‘se ti interessa, vieni tu da me’, non ho mai compreso questo snobismo inverso, del resto chi lavora in questo settore dovrebbe essere contento che comunque si legga.
Se poi vogliamo dare la colpa al digitale, alle nuove generazioni, è inutile. Neanche ai tempi miei passavamo del tempo in libreria, mi ricordo che ero vista come un’aliena quando mi ritiravo per ore in biblioteca, e sebbene abiti in una piccola cittadina, mi sono sempre ritrovata da sola in quelle grandi stanze piene solo di scaffali e di libri.

Mi sarebbe piaciuto moltissimo avere una libreria/punto di ritrovo/caffè letterario tutto mio, ma la realtà è che questo tipo di attività non rende e quindi perché tentare la sorte?
Aumentare le presentazioni, i contatti umani, gli incontri con gli autori, andare incontro ai giovani. Mi sembra un po’ difficile poter avere di presenza Schopenhauer, Nietzsche, Pavese, o Calvino, ma perché non dare spazio ad autori emergenti, anche di fumetti per esempio, qualcosa che appassioni davvero i giovani e che non sia mainstream?
Gli argomenti si trovano se si sa realmente entrare in contatto con i ragazzi, non ho mai conosciuto un giovane che messo di fronte al sapere, alla cultura, si sia tirato indietro. Talvolta sono gli argomenti e i metodi ad essere sbagliati, ma credetemi i giovani mai.

Per quanto riguarda la vendita on-line, mi sa che dovremmo abituarci anche a questo, è una nuova forma di selezione naturale: i forti vanno avanti, i piccoli soccombono.
Certo, se si può fare qualunque cosa per aiutare gli altri si fa, ho letto che per la libreria romana i giovani hanno organizzato un crowdfunding, un’idea bellissima venuta sempre ai ragazzi che vanno a scuola lì in zona. Che siano benedetti tutti dalla buona sorte!
Una delle cose che mi è stata detta quando ho scritto l’articolo sul digitale e sul cartaceo, una delle riflessioni più accorte, che ho tenuto in grande considerazione, è stata: con il digitale non c’è più bisogno di abbattere alberi, è più ecologico. E questo, signori, è assolutamente vero.
Acquistare in digitale direttamente permette di risparmiare in tempo, denaro e aria pulita.
Resterò anche io per sempre una romantica, e prendete queste parole come lo spunto per un’attenta riflessione, ma apriamoci al futuro e cerchiamo di capire sempre cosa possiamo fare noi per migliorare, mentre le cose cambiano.
Del resto non è stato questo lo slogan di quel manifesto di quel tempo che ormai è sopraggiunto? “Uccidiamo il chiaro di luna!”, e chissà che Marinetti non avesse ragione…
Restiamo romantici, ma non perdiamo il passo.

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Chi lo ha scritto

Imma I.

Benvenuto! Se mi stai leggendo è perché molto probabilmente anche tu sei attratto dalla musica, dall’arte, dal cinema, dalla letteratura, dai videogiochi, dai fumetti, dalla fantascienza. Insomma essere sempre al corrente sulle ultime novità in qualsiasi campo. Scrivo praticamente da sempre, mi sono dedicata nei primi anni del mio lavoro alla cronaca locale, arrivando poi a collaborare con alcune riviste di cultura (lastanzadivirginia) e con webgiornali nazionali (YOUng). E questa con l’Undici è proprio la collaborazione che aspettavo da un po’… Mi piace informarmi e conoscere quante più cose mi riesce, ma mi piace anche condividere i miei pensieri con chi è curioso come me. Oltre alla passione per la scrittura, sono una editor/consulente editoriale, collaboro con diverse case editrici. Amo il surf, il punk, il rock, l’handmade, creare bolle di sapone giganti e le olive verdi. Sono felice di poter condividere un po’ del mio mondo con chi avrà il piacere di leggermi. A presto! Seguimi anche su Facebook! Mi trovi come: Imma Stellato Iava, o Imma I.

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