La violenza è di tutti

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Si sente parlare continuamente di violenza, di donne uccise, di guerre, di bambini morti, di litigi degenerati, di ragazzi ammazzati. Ognuno esprime la propria opinione di dolore, disgusto,disprezzo, disapprovazione. Molti si precipitano a voler esprimere il loro parere, diventano giudici, sacerdoti, psicologi, educatori, sociologi.

La violenza viene presentata come uno spettacolo macabro a cui assistere; loro gli attori,noi il pubblico. Loro i cattivi, noi i buoni, come se nessuna forma di violenza esistesse dentro di noi.

Non apprezzo molto l’atto del divulgare la notizia con l’unico scopo di ottenere consenso, approvazione. Sembra quasi si voglia dimostrare, convincere che non si sia mai capaci di violenza. Io penso invece che essa viva in ognuno di noi, in forme, spessore, livelli diversi, ma comunque esiste. Il compito di ciascuno di noi dovrebbe essere quello di annientarla, curarla, trasformarla costruttivamente, ribaltarla. Nessuno e’ immune dall’atto di violenza…

Anni fa, nel 1974, un’artista, Marina Abramovic, presento’ una sua performance intitolata “Rhythm 0″ . Lei fece posizionare su di un tavolo diversi strumenti, sia procuranti dolore, sia piacere. Gli spettatori avrebbero potuto utilizzare i vari oggetti sul suo corpo per sei ore consecutive. All’inizio i partecipanti le girarono attorno, incerti, qualcuno osò qualche approccio intimo. L’artista sarebbe rimasta immobile, senza reazione, qualsiasi gesto o azione le avessero attuato sul corpo. In un secondo momento si cominciarono a manifestare atti incontrollati: tutti i suoi vestiti vennero tagliuzzati con le lamette; dopo, le stesse lamette vennero utilizzate per tagliare la sua pelle. Una parte del pubblico, rendendosi conto che l’artista rischiava anche di essere violentata, formò una sorta di muro protettivo. Il tutto terminò quando scoppiò un forte litigio tra protettori e istigatori nel momento in cui fu messo nella mano dell’artista un’arma, posizionando il suo dito sul grilletto. Lascio a voi l’interpretazione di questo “esperimento sociale”. Io credo fermamente che il primo vero atto di non violenza sia acquisire consapevolezza della sua esistenza dentro di noi.

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4 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Costanza

    Sono pienamente d’accordo. Dobbiamo necessariamente connetterci con la nostra vera umanità che non ha soltanto il bello e il buono. Davvero un ottimo scritto. Brava!!!

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    • Leandra Tersigni

      Grazie, dopo la consapevolezza che anche la violenza sia intrinseca bisogna poi darle una nuova forma. La rabbia può prendere una direzione costruttiva.

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