Cristina Donà, “Tregua 1997-2017 Stelle Buone” (2017, Believe)

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Parlare del tempo che passa è un poco come associare gli anziani al borsalino, e quindi alla Panda. E quindi allo stress. E quindi all’ansia del trascorrere inutili secondi nell’attesa di un sorpasso, quello che tutti vorremmo effettuare evitando il puntuale ritardo ad ogni appuntamento col destino. Ah, vedi che è successo? È spuntata una metafora sulla mia generazione.

Non appartengo alla stessa di Cristina Donà, ovviamente. Lei di strada ne ha percorsa e, ringraziando le casse dell’autoradio che mi consolano durante l’infinito slancio sul pedale dell’acceleratore, i rallentamenti li ha affrontati in maniera costruttiva. Lei.

È giunto così il momento di festeggiare la ricorrenza del primo appuntamento conquistato a livello artistico: venti anni di carriera trascorsi attraverso coerenza e qualità, celebrati attraverso la pubblicazione di “TREGUA 1997-2017 STELLE BUONE”. Ufficialmente uscito il 15 settembre scorso, ripropone la tracklist dell’album del 1997 con ospiti intriganti e originali, come si addice a una festa ben riuscita.

Un’operazione simile era già stata proposta, ad esempio, dagli Afterhours nel 2014 in “Hai paura del buio? RELOADED” con brani interpretati da personalità musicali ampiamente affermate. Cristina Donà opta invece per una condivisione del suo traguardo personale come fosse un trampolino per crescere e accrescere nomi non ancora noti, almeno ai più. Il risultato è notevole, senza dubbio azzeccato.

Nell’attacco della prima traccia, un feedback di chitarra è seguito immediatamente da una batteria che non concede spazio. Ho sempre me segna la strada dell’intero album: energia e freschezza sonora. L’apporto di Io e La Tigre ben si lega alla grinta della cantautrice, alternando un accompagnamento dinamico di rumore e silenzi a una espressività vocale inconfondibile.

Di tutt’altro approccio L’aridità dell’aria. Dopo la rabbia elettrica con cui esordisce il disco, dolcezza ed elettronica diventano l’elemento fondante della sonorità. Il cantato di Birthh si rivolge direttamente al punto in cui poter dimenticare che vivere non è affatto un pensiero semplice.

CRISTINA DONA’

I Blindur sono protagonisti di Piccola faccia. L’intreccio dei colori è intenso, la figura che si staglia semplice, il quadro comunica una straniante percentuale di emotività incompleta e calda.

Canta ancora gentile percossa / vedo l’anima e la sua ferita bianca / sotto la luce scorre la tua pelle / non tenerla nascosta

Un invito da rivolgere alla stessa cantautrice che, dagli anni Novanta ad oggi, ha saputo conquistare un pubblico sempre maggiore  pur non avendo avuto quella copertura mediatica, in Italia, che l’indiscusso talento artistico le avrebbe dovuto concedere. Eppure, forse, è stato un bene. Analizzando il livello di esposizione mediatica nostrana degli ultimi vent’anni ci sarebbe poco di cui essere orgogliosi. Meglio puntare al futuro e continuare a fissare il borsalino nella Panda, aspettando il momento giusto per effettuare un maledetto sorpasso. Quel sorpasso che Cristina Donà, quando riusciremo noi, avrà già compiuto.

Di nuovo.

Aspettandoci al bar.

Voto: 8/10  

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