Che cos’è l’arteterapia?

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Il giorno 14 Ottobre, presso l’Ospedale Sant’Eugenio di Roma, si è svolto un interessante convegno dal titolo: “Camminare insieme per costruire relazioni: dalla farmaco terapia alle arti-terapie”.
Il convegno è durato tutta la giornata e si sono alternati vari professionisti del settore medico-sanitario ed esperti nelle relazioni di aiuto.

Tra i convenuti come relatori c’era anche Rossella Capobianco, arte-terapeuta e counselor, esperta proprio delle relazioni di aiuto.
Ho deciso allora di intervistarla e di spiegarvi meglio, grazie alle sue parole, che cos’è l’arte-terapia.
Scopriamolo insieme.

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Ciao Rossella, benvenuta e grazie di aver accettato di parlarci della tua professione. Inizio subito con la prima domanda:
Chi sei e di cosa ti occupi?
Grazie mille a te per avermi contattato. Mi chiamo Rossella Capobianco e sono un’arteterapeuta di Napoli. Una professione nuova e poco conosciuta, regolamentata dalla legge, che rientra nell’ambito della relazione d’aiuto. Il mio percorso formativo è cominciato molti anni fa, quando ho dovuto prendermi cura di me e del mio dolore, avendo un figlio disabile e un matrimonio fallito alle spalle. Per riprendere in mano la mia vita, decisi di iscrivermi ad un corso di counseling. Dopo tre anni, ho conseguito il diploma e ho voluto specializzare le mie competenze di professionista dell’ascolto, iscrivendomi ad un corso di arte-terapia, anche in questo caso della durata di tre anni. Lo scorso Febbraio ho conseguito anche il diploma in questa disciplina e ho cominciato a lavorare con adolescenti a rischio e bambini disagiati.

Il percorso di studi deve essere stato molto interessante e si è concluso con l’esposizione di una tesi, qual era l’argomento che hai deciso di approfondire?
L’argomento della mia tesi è l’arteterapia intesa come un valido strumento per lo sviluppo della competenza emotiva. Dunque, il mio lavoro si incentra prevalentemente sul benessere psicofisico della persona, in ogni epoca del suo ciclo di vita, e pone attenzione al processo creativo, che si genera durante l’esperienza del laboratorio, e alla relazione.

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Ecco, addentriamoci nella materia, mi puoi spiegare più dettagliatamente in cosa consiste il tuo lavoro?
Certo. In particolare, io lavoro sull’educazione alle emozioni, dunque, sulla consapevolezza dei propri stati emotivi, sul riconoscimento delle emozioni altrui e sulla capacità di padroneggiare gli stati emozionali. Una consapevole espressione delle proprie emozioni è correlata positivamente al benessere psicofisico e al buon funzionamento corporeo. La mia formazione è di tipo “artiterapeutico”, ciò vuol dire che cerco di integrare vari linguaggi artistici, oltre alla pittura e all’uso del colore, che caratterizzano i miei laboratori. Quindi utilizzo anche musiche particolari per favorire il contatto con le emozioni, uso tecniche teatrali e il movimento istintivo.

Come si svolge un laboratorio di arteterapia? Ci sono delle fasi prestabilite?
Un laboratorio di arte-terapia è strutturato in varie fasi, che consentono un graduale approccio al proprio mondo interiore e una integrazione armonica fra i tre centri che regolano l’essere umano, ossia corpo (quindi le sensazioni), cuore (quindi le emozioni), mente (quindi i pensieri).

Si dà grande risalto alle emozioni, dunque, tu cosa cerchi di trasmettere attraverso i tuoi laboratori, o anche cosa cerchi di tirare fuori dalle persone?
Nei miei laboratori di arte-terapia, il mio obiettivo principale è quello di creare una piccola oasi di bellezza da custodire dentro di sé come un tesoro, cerco di dare ai partecipanti la possibilità di vedere con gli occhi quanta bellezza c’è nel nostro mondo interiore. Ne “Il Piccolo Principe”, si dice che “l’essenziale è invisibile agli occhi” – il mio scopo è rendere visibile agli occhi l’essenziale.

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A cosa serve dunque l’arteterapia e a chi può essere utile?
L’arte-terapia è un modo per prendersi cura di se stessi e il colore diventa uno strumento al servizio dell’espressione delle proprie emozioni, che si trasformano e si trasmettono all’esterno sotto forma di materia e di prodotto artistico. Credo moltissimo in queste attività di auto-esplorazione emotiva. Una sorta di viaggio alla scoperta di se stessi, perché sono stata io, in primo luogo, a giovarne e a vivere queste esperienze come una magia, che mi ha aiutato a ritrovare la bambina che è in me. Tutti dovrebbero vivere l’esperienza di ritornare bambini per dare spazio e voce alla creatività e alla libera espressione del corpo.

Come mai hai scelto di dedicarti proprio a questa attività?
Aiutare gli altri è, da sempre, un bisogno e una vocazione a cui mi sento chiamata e che sublima la sofferenza e il dolore che ho dovuto affrontare nella mia vita.

Dove si può svolgere la tua attività?
L’arte-terapia può essere esercitata dovunque, dalle scuole agli ospedali, e in tutti i centri di cura e di riabilitazione come supporto psicologico e attività artistica. Può essere anche intesa come attività preventiva di malessere psicologico ed un modo creativo per conoscere se stessi.

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Ci parli un po’ della tua esperienza al tuo convegno di Roma?
Sì, presso l’ospedale Sant’ Eugenio di Roma, ho presentato un progetto, a cui ho lavorato con tanto impegno e passione, intitolato “Il Colore delle Emozioni“. Il lavoro in questo caso è stato articolato con un ciclo di 4 laboratori con i bambini del “Centro Insieme Onlus” nel quartiere Scampia di Napoli, zona molto difficile e tristemente nota alle cronache. Lavorare con loro non è stato semplice, ma sono riuscita a conquistare la loro fiducia e a creare così la relazione, cosa che ha facilitato la loro libera espressione. Hanno potuto attingere alla loro creatività e vedere così quanta bellezza hanno dentro. È stata, per me, un’esperienza arricchente sia da un punto di vista professionale che personale.

Mi sembra di capire che sei una sognatrice, ma anche una donna molto pragmatica. C’è un’emozione che senti più tua?
Sì, sono una sognatrice, e sogno di portare bellezza nei luoghi in cui c’è sofferenza e dolore. Credo ce ne sia un gran bisogno, soprattutto in questo difficile momento storico che stiamo attraversando, dove l’umanità, la fragilità e la sensibilità sono sempre più assenti. Io sogno di arrivare all’anima delle persone. Amo i colori e amo la luce. Non amo in particolare una sola emozione, potrei dirti la gioia, ma se non si passa attraverso la paura, la tristezza, la rabbia e il disgusto, non si può comprendere la felicità. Ogni emozione ha il suo valore, perché ci rende vivi e, soprattutto ci rende umani con tutte le nostre fragilità.

Nel tuo lavoro c’è un continuo contatto con l’arte. Quali sono i tuoi artisti preferiti?
Adoro i pittori espressionisti e l’arte contemporanea. I miei preferiti sono quelli che hanno saputo trasformare la loro sofferenza in capolavori d’arte come Edvard Munch e Frida Kahlo, oppure quelli che hanno reso il colore protagonista, come Kandinsky, Miró e Pollock.

Cosa avresti fatto se non fossi diventata arteterapeuta?
La comunicazione e la relazione con gli altri sono per me valori imprescindibili, per cui, se non fossi diventata un’arte-terapeuta, sarei stata un’insegnante, magari una di quelle che ti porti nel cuore anche dopo la scuola.

Bene, Rossella, la nostra chiacchierata finisce con quest’ultima domanda, quali sono i tuoi prossimi obiettivi?
Sto lavorando ad un nuovo progetto, in cui “Il Colore delle Emozioni” si tingerà di rosa, ovvero saranno coinvolte le mamme dei bambini di Scampia. Un ciclo di laboratori tutto al femminile. Chissà cosa ne uscirà…

Molto bene, in bocca al lupo per il tuo bellissimo lavoro e grazie.
Viva il lupo!

A questo link trovate la giovane pagina Facebook, dove potete seguire il lavoro di Rossella Capobianco, https://www.facebook.com/IlColoredelleEmozioni/

L’arteterapia è dunque una disciplina che mettendo in campo diverse materie: la psicologia, le tecniche di rilassamento, il lavoro di gruppo, le varie arti, aiuta la nostra mente ad emergere da situazioni di disagio e a prevenire, in situazioni di forte stress o di difficoltà sociale, un aggravarsi dei sintomi.
Non delle sedute di psicoterapia, ma un modo di lavorare tutti insieme, un modo per socializzare anche e che può essere davvero utile a chi ha voglia di entrare realmente in contatto con le proprie emozioni.

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Chi lo ha scritto

Imma I.

Benvenuto! Se mi stai leggendo è perché molto probabilmente anche tu sei attratto dalla musica, dall’arte, dal cinema, dalla letteratura, dai videogiochi, dai fumetti, dalla fantascienza. Insomma essere sempre al corrente sulle ultime novità in qualsiasi campo. Scrivo praticamente da sempre, mi sono dedicata nei primi anni del mio lavoro alla cronaca locale, arrivando poi a collaborare con alcune riviste di cultura (lastanzadivirginia) e con webgiornali nazionali (YOUng). E questa con l’Undici è proprio la collaborazione che aspettavo da un po’… Mi piace informarmi e conoscere quante più cose mi riesce, ma mi piace anche condividere i miei pensieri con chi è curioso come me. Oltre alla passione per la scrittura, sono una editor/consulente editoriale, collaboro con diverse case editrici. Amo il surf, il punk, il rock, l’handmade, creare bolle di sapone giganti e le olive verdi. Sono felice di poter condividere un po’ del mio mondo con chi avrà il piacere di leggermi. A presto! Seguimi anche su Facebook! Mi trovi come: Imma Stellato Iava, o Imma I.

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