L’uomo non si evolve

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Westminister – 22 Marzo 2017

Manchester – 22 Maggio 2017

London Bridge – 3 Giugno 2017

Parsons Green Station – 15 Settembre 2017

 

Passano i mesi e la lista dei luoghi presi di mira dai terroristi si allunga.

Se fossi in Italia, sentirei nell’aria solo odio e frustrazione; un accanimento contro la politica e il governo, perfettamente comprensibili perché, in certe situazioni, chiunque cerca di individuare un “capro espiatorio”, sul quale sfogare il proprio disappunto. Tuttavia, leggendo i commenti agli articoli legati a questi eventi, manca un elemento fondamentale in una società che voglia definirsi “civile”: l’empatia nei confronti delle vittime.

Aftermath of terror attack outside parliament in LondonQui, a Londra, la sensazione è diversa, totalmente estranea a ciò che conosco. Chi attacca il governo, nei commenti alle notizie, non sempre è inglese, spesso si tratta di stranieri che si sono stabiliti nel Regno Unito e che temono di veder scomparire la famosa accoglienza londinese e l’apertura alle diverse culture.

L’aria è pesante, molto, ma senza essere soffocante. L’unico forte sentimento è la sorpresa; perché la forte integrazione che caratterizza la città ha scansato l’idea che qualcuno possa esserci nemico. In alcuni momenti, tuttavia, ci si scontra con un sentore di disprezzo proveniente da certi quartieri. Una sorta di distacco che pesa e che viene fatto pesare senza usare le parole. Bastano pochi gesti, uno sguardo, uno scontrarsi per sbaglio nei tunnel della metropolitana, per percepire una sorta di muro.

Per me che vivo in un quartiere prettamente mussulmano, dove il 90% delle donne si presenta con il capo coperto, molte solo con il viso a vista, molte altre hanno liberi solo gli occhi, è ancora tutto così strano. È strano che, vedendo la libertà che le circonda, non la desiderino. Forse hanno provato a ottenere qualcosa di più e non ci sono riuscite: questo pensiero mi ferisce profondamente. Sapere che qualcuno è alla ricerca della propria libertà e non può ottenerla. Ancora più tremendo è il pensiero che ci siano donne che accettano e condividono talune imposizioni senza sentirsi limitate. Mentre si aspetta a un semaforo o in coda al supermercato, si notano piccoli atteggiamenti, come il voltarsi dall’altro lato oppure la scelta di stare il più lontano possibile dagli altri: atteggiamenti che rimarcano questa differenza culturale.

È da quest’ultimo pensiero che nasce una riflessione: è sciocco incolpare unicamente e ferocemente la politica della presenza del terrorismo in Europa. Prima dei politici, prima dei governi, eletti o no, prima delle guerre, vere o fittizie, prima di tutto ciò ci sono degli uomini e delle donne che “accettano e condividono” l’idea che togliere la vita a chi è diverso sia Sacro, Santo e Giusto. Ci sono di nuovo uomini che giocano a fare Dio.

La diffusione dei Social Media ha portato persone che avrebbero potuto confrontarsi con il resto del mondo a diffondere una percezione distorta dell’umanità, come un giocattolo da accendere e spegnere. Non solo in eclatanti situazioni come gli attentati terroristici, ma anche negli atteggiamenti di molti giovani che sembrano aver perso il contatto con la realtà.

Anziché creare ed elaborare un confronto positivo per le parti, la condivisione ha creato migliaia di piccoli “mostri”, migliaia di estremismi, anche sulle questioni più banali. Basti vedere con quale accanimento si scontrano i sostenitori dell’immigrazione controllata e i sostenitori dell’alzare muri. Sempre più spesso si assiste a dibattiti basati su frasi trite e ritrite, perdendo di vista il fatto che, nel mezzo, ci sono esseri umani, da entrambi i lati del muro, e che non si sta parlando di container di vestiti.

Rivoluzione-FranceseNon ci siamo evoluti poi così tanto rispetto alla Parigi della Rivoluzione che gioì vedendo rotolare delle teste. Non siamo poi così diversi dai Romani, che stavano sugli spalti del Colosseo, sperando nella condanna a morte dei gladiatori o aspettando di veder gettare i prigionieri in pasto agli orsi.

Cambiano i mezzi, cambiano i modi, ma siamo sempre gli stessi animali che aspettano la conta dei morti dopo un attentato, un terremoto o un uragano; e più il numero sale, più ci si sente in diritto di gridare e cercare un colpevole: nella politica, nella religione o da un altro pianeta.

Fino all’XI secolo, quando i Cristiani decisero che le zone dell’Estremo Oriente e i figli di Maometto fossero “nemici pagani da distruggere, perché vivi contro il volere di Dio…” (guarda che caso, non vi sembra di conoscere queste idee?), la zona dell’Asia era fonte di menti geniali: matematici, filosofi, medici, astrologi, architetti. Tutte personalità che hanno dato il via all’evoluzione e alla cultura che tutt’ora conosciamo. Gran parte delle conoscenze giunte fino a noi provengono proprio da quella che ora è considerata terra di nessuno, non perché non abbia un “padrone”, ma perché chi vi proviene ha perso la propria identità, quasi come se quelle zone fossero disabitate. La famosa Mezzaluna Fertile, il nord Africa, le zone dell’Iran e Iraq erano enormi centri di scambio e vitali snodi commerciali che hanno mantenuto in vita e stimolato la crescita dell’impero Romano, contribuendone allo sviluppo e all’espansione, anche grazie agli uomini che infoltirono le fila delle Legioni romane.

Oggi l’Europa e l’America inseguono il progresso e si definiscono “nazioni civili”, mentre l’antica Culla della Cività è diventata la Tomba dell’Umanità e del Sapere, sia per come viene squassata dalla guerra, sia dalla percezione che se ne ha nell’Occidente.

È allora vero che la Storia è un circuito chiuso, che si ripeterà all’infinito, fino a che non sarà l’uomo a cambiare profondamente il suo status di “animale (forse) senziente”. Pur sempre animale.

 

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