L’infelicità da banco

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Qualche anno fa ha preso il mare la Buona Scuola (BS) di Matteo Renzi. Una barchetta che tutt’ora sta zigzagando, priva di bussole, tra le onde – i Programmi scolastici – che spacciano curricoli compatibili con la cattura del consenso, snaturando l’Istruzione a canale di om ologazione ideologica.

Il suo vocabolario anoressico è rinchiuso nel binomio Meritocrazia (arma di selezione) e Pensiero coccodè (saperi sì/no).

Pensiero unicoL’antipedagogia che lo pervade impone un unico luogo santificato per l’apprendimento ufficiale: il Banco. In silenzio, blindati in una crudele solitudine gli scolari vengono rinchiusi in classi pollaio d ove memorizzano i saperi verità trasmessi dalla lavagna e dal libro di testo. Al punto che la lezione del docente viene avvolta dalle ombre della sera.

Le conoscenze da banco – preconfezionate e surgelate – scivolano lungo una deriva catastrofica: evaporano rapidamente e muoiono precocemente. Di più. La Valutazione, impacchettata in quiz, prende il volto di un Attila docimologico.

Siamo al cospetto di una anti Scuola che ordina agli allievi – sempre più infelici – di bivaccare in classi che deprivano la potenziale tensione alla divergenza: al dubbio, alla confutazione e al dissenso. Parliamo delle forme regali della mente che la BS costringe alla resa: al pensiero unico. Del tutto impossibilitato ad intercettare i saperi superiori: le Competenze.micro-ortaggi_1

Replichiamo l’urlo alla luna. Nel mondo infantile e adolescenziale, l’egemonia della cultura mediatica (televisiva) ed elettronica (digitale) sta producendo un rovinoso impoverimento degli apprendimenti scolastici, obbligati a percorrere la china di un baratro nel quale si intravvedono due minacce letali.

Primo pericolo. Il rifornimento di un diluvio di microconoscenze presso banche dati che sommergono le nuove generazioni sotto i flutti di saperi frantumati e molecolari. Alluvionate da una incessante pioggia di cachet cognitivi, le giovani generazioni rischiano grosso: Essere travolte da alfabeti senz’anima – irrazionali e superstiziosi – che sbarrano la padronanza dei nessi che legano insieme gli anelli sparsi delle conoscenze.

Secondo pericolo. Il consumo massiccio di alfabeti simbolici condanna le prime età generazionali a vivere in gabbie di isolamento e di solitudine, impenetrabili alla “gioia” che accompagna i vissuti amicali popolati di affettività e di emotività.

Il bilancio è catastrofico. Lo sguardo dei bambini e degli adolescenti davanti alla tv e al dialogo a pulsante si fa assente e inebetito. Svuotato del piacere di dialogare, di imparare e di pensare con la propria testa.

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