Le nostre difficoltà ci parlano di noi: intervista a Flavia Todisco

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Flavia Todisco è l’autrice di “Senza scontrino non si esce” e di “Come gli scontrini d’autunno”, due raccolte di racconti, la prima edita nel 2015 da Robin Edizioni, e la seconda edita da Bookmark Literary Agency nel 2016 in versione ebook. Si tratta in ambedue i casi di piccole storie, alcune esilaranti e ironiche, altre nostalgiche e malinconiche, che trovano però nella metamorfosi dei personaggi un filo conduttore che tutto unisce . I protagonisti dei racconti della Todisco, essenziali, rocamboleschi, talvolta misteriosi, talvolta buffi, hanno in comune, seppur ognuno inserito in una vicenda diversa e a sé stante, un piccolo “prezzo da pagare”, lo scontrino appunto, che diviene una sorta di lasciapassare  necessario all’evoluzione del personaggio stesso. Durante il nostro incontro, oltre a discutere dei suoi racconti e dei suoi autori di riferimento, Flavia ed io abbiamo parlato di molto altro, andando più a fondo alla questione della scrittura, all’osservazione dell’esistenza e al possibile ruolo della letteratura.

Com’è nata la consapevolezza di fare la scrittrice?

Sin da ragazzina mi ritrovavo a “fabbricare” manualmente i libri, mi piaceva quella sensazione di immediatezza che provavo nel tenere unite le mie prime pagine scritte, questa cosa mi rendeva entusiasta. Finite le scuole superiori mi sono iscritta alla facoltà di Lettere ma proprio durante il periodo della tesi, la mia relatrice è scomparsa e questa perdita ha creato in me un blocco per nulla facile da superare, specialmente all’inizio. In quegli anni ho completamente abbandonato la scrittura, dimenticandomi quasi dell’importanza che aveva per me. Con il passare del tempo e soprattutto con la stabilizzazione professionale (sono una docente) ho ripreso a scrivere  e ne sono felice.

Secondo te il racconto in Italia soffre di pregiudizio?

Purtroppo sì e, da docente, credo che la scuola sia in parte responsabile di questo pregiudizio. C’è una grossa carenza educativa che va a svantaggio del racconto e che vediamo palesarsi soprattutto nei numeri: in pochi amano leggere racconti e l’offerta non è ampia, almeno nel nostro paese. Probabilmente la narrazione ampia, quella del romanzo, sembra dare maggiori garanzie, maggiori solidità rispetto alla “leggerezza” apparente del racconto, della narrazione breve. Io credo invece che il racconto sia un genere estremamente stimolante, perché al suo interno si può sperimentare molto e forse è questo che spaventa il lettore.

foto valentinaNelle tue raccolte ricorri spesso all’umanizzazione degli animali, c’è un motivo?

Il rapporto di “distanza” o di somiglianza tra esseri umani e animali mi ha sempre affascinata, soprattutto perché attraverso la contrapposizione o la ricerca di affinità tra uomo e animale si intraprende un discorso importante legato alla nostra identità umana, che da una parte è estremamente legata a loro e dall’altra se ne distanzia. Anni fa poi ho fatto un lungo viaggio in Tibet e da lì posso tranquillamente affermare che è cambiato in gran parte il mio modo di osservare il mondo. Credo che noi siamo anime transeunte, la nostra presenza in questa vita è finalizzata allo “scioglimento di un nodo”, ogni volta diverso e che non veniamo al mondo sempre attraverso sembianze umane. Spesso c’è un regolamento di conti, come una sorta di processo dell’anima per purificarsi, per rinascere ad un nuovo stadio della vita. Osservando la vita in questa maniera, si azzera completamente la paura dell’inizio e quella della fine dell’esistenza, gli unici momenti in cui si è davvero soli. Attraverso questa nuova modalità di osservazione del mondo, ho compreso che questa vita non è la valle di lacrime di cui tanto si sente parlare, e  che al  il dolore non è un contrappasso da scontare ma semplicemente un “momento” necessario da attraversare.

Quali sono i tuoi autori di riferimento?

Ho amato moltissimo Italo Calvino e Milan Kundera, sono autori di riferimento dai quali non potrei prescindere e leggerli mi ha molto condizionata poi nella scrittura, nella strada che ho intrapreso. La mia raccolta di racconti invece è nata per caso, non sapevo che avrei potuto scrivere narrativa breve, anche perchè in realtà sono una persona piuttosto prolissa…Anche il titolo è nato per caso, pensando ad una risposta ideale data ad Amelie Nothomb, una scrittrice belga che amo molto. Lo “scontrino” sarebbe il tributo (talvolta nemmeno volontario) per evolverci. Ogni nostra difficoltà insomma è lì a parlarci di noi e soltanto attraversandola noi riusciamo a sciogliere il nodo!

Quale credi che sia attualmente il ruolo della letteratura?

Chi scrive compie un’attività ermeneutica, fa sì che si attribuisca senso a qualcosa. La letteratura può dare spunti per visioni alternative della realtà, ecco qual è il suo ruolo. Offrire esperienze differenti, aprire al confronto, aiutare a relativizzare gli avvenimenti e i sentimenti.

Quanto è importante la corrispondenza tra quel che si dice (scrive) e quel che si è?

Dovremmo sempre ricordarci, ogni volta che parliamo, che le parole veicolano mondi. Insomma, si dovrebbe essere maggiormente consapevoli di quel che diciamo. L’essere sommersi da una comunicazione onnipresente e talvolta eccessiva,  fa perdere forse le parole più importanti, quelle maggiormente cariche di significato. Credo che se riuscissimo ad usare di più le parole positive, costruiremmo un mondo altrettanto positivo.

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