La guerra in casa e sotto casa: la violenza sulle donne

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Alla ennesima donna ammazzata dal fidanzato non ce la faccio più e mi metto a scrivere. Sento dire che queste cose sono sempre successe, ma non se ne parlava: le donne erano meno propense a confessare le violenze domestiche – sempre che fossero ancora in grado di parlare -, la TV non faceva come oggi notizia con i femminicidi, l’argomento non era trattato con tanta disinvoltura nei talk show.. Vero, tutto vero. Ma non credo che questo sia l’approccio corretto né tanto meno esaustivo, a meno di non volere giustificare il reiterarsi di tali delitti con la loro abitudinarietà?

I crimini non sono meno orrendi per il fatto di essersi sempre verificati, e nemmeno per il fatto di essere spettacolarizzati e sfruttati dai mass media. Guardiamo oltre.immagine 3

I tempi corrono, i costumi cambiano, ma una certa mentalità non muore: uomini, non tutti per fortuna, crescono con l’idea remota che le donne siano esseri da dominare, che la loro diversità si traduca nell’essere tenute a doveri comportamentali nei confronti del maschio e con la convinzione di essere padroni del destino femminile. In casi estremi, ma tutt’altro che rari, questo accade a costo della loro salute o della loro vita. Vi sembra poco? Allora aggiungiamo che in linea di massima i figli li allevano prevalentemente le donne. Perché succede allora? A rigor di logica queste madri dovrebbero avere a cuore il destino delle proprie simili tanto da riuscire a trasmetterlo anche a figli maschi. Che cosa c’è di speciale nell’avere un figlio maschio piuttosto che una femmina che legittimerebbe un’educazione ispirata alla superiorità degli uni sulle altre? Le madri di oggi sono figlie delle donne che hanno vissuto gli anni ’70 dell’emancipazione femminile; magari non hanno partecipato attivamente, ma una certa aria di cambiamento l’avranno pure respirata! Quindi ci sono i presupposti per impartire ai figli maschi un’educazione che prenda spunto dalla parità uomo/donna ci sono, per trasmettere loro gli strumenti utili a valutare le qualità di una donna a prescindere dagli stereotipi di ruolo ci sono, per insegnare loro il rispetto in una donna e del suo corpo oltre all’apprezzamento del suo aspetto fisico.ci sono.

E in queste condizioni credo che nessun uomo si sentirebbe autorizzato a esercitare la propria forza per picchiare, violentare, uccidere una donna, tanto meno sua moglie-la sua compagna-la ex-la figlia. Perché lo stato di frustrazione o il senso di abbandono che un uomo può patire per effetto di tensioni domestiche o per la fine di una relazione non è sufficiente a giustificare l’uso della violenza, a meno che l’uomo non pensi più o meno inconsciamente di disporre della vita di un altro essere umano come la sua donna. E nemmeno regge la scusante, purtroppo tanto arcaica quanto sfruttata ultimamente, della provocazione femminile, dell’”andarsela a cercare”, sul presupposto egocentrico che le donne abbiano come scopo non tanto quello di piacersi quanto quello di farsi necessariamente soggiogare da un uomo.

immagine 2Certo, qualcuno potrà obiettare che altrettanta attenzione andrebbe riservata all’educazione delle figlie femmine e all’analisi dei motivi per cui talvolta si inducono ad accettare di subire abusi, ma in relazione a quanto scrivo le donne ci rimettono la vita, e non c’è ragione al mondo che giustifichi il perché un uomo debba infierire fisicamente su una donna fino a sfigurarla o ad ucciderla.

Quindi un certo retaggio maschilista resiste, più o meno consapevole, nella mentalità dei Paesi meno civilizzati come in quella delle Grandi Potenze; ne abbiamo esempi lampanti sotto gli occhi tutti i giorni ai vari livelli di gravità e strati sociali. Sicuramente l’imbarbarimento delle abitudini comportamentali incide negativamente: il nuovo medioevo che ci sta cogliendo, frutto del sempre maggiore isolamento delle persone, complici lo stile di vita frenetico e il rapporto privilegiato con le tecnologie solo per citarne alcune, di certo non aiuta a coltivare i contatti umani in generale, figuriamoci quelli con l’altro sesso.

Ma la società è fatta di persone, e le persone possono fare la differenza: donne che hanno maggiore considerazione di sé contribuiscono a rapporti sociali paritari, a scelte più finalizzate alla propria felicità e a crescere generazioni equilibrate. Allo stesso modo uomini che hanno consapevolezza dei propri mezzi non necessitano di identificarsi negli stereotipi del “macho” o del padre-padrone per realizzarsi come persone, collaborare in maniera costruttiva nelle relazioni ed essere riconosciuti e stimati in coppia, in famiglia come in società. E’ diffusa la sensazione che le donne abbiano solo da guadagnarci e gli uomini solo da rimetterci da questi nuovi equilibri che si vanno delineando in società, quando è vero il contrario: un uomo che cresce con meno privilegi fondati sul genere e maggiore consapevolezza di sé e della sua natura individuale non avrà bisogno di esercitare dominio e controllo per sentirsi uomo e saprà affrontare le delusioni oltre che i successi con maggiore solidità. Ancora una volta insisto sulle questioni di ruolo per dire che i ruoli sociali sono convenzioni che non spiegano tutto, perché nel mondo civile non si nasce con dei diritti acquisiti per il fatto di essere uomo anziché donna: le qualità delle persone vanno dimostrate, i rapporti vanno guadagnati e coltivati nel tempo, il rispetto di sé meritato per quello che si è e si fa. Non sempre le relazioni nascono,  vanno bene o vanno bene per sempre, ma non si sistemano con l’uso della violenza.tacchi a spillo e croci rosa

Da ultimo, anche a voler considerare che la prevaricazione fisica nell’uomo è un istinto naturale alle volte difficile da reprimere, una volta per tutte va rimarcato che i delitti passionali – di questo stiamo per lo più parlando – costituiscono ad oggi il maggior numero di crimini omicidiari commessi in Italia, che sommati a tutti i casi di violenza sulle donne non necessariamente mortali rappresentano un fenomeno di dimensioni talmente esorbitanti da rendere urgente, urgentissimo, un approccio diverso a partire da una seria riflessione sulla propria realtà e sui messaggi che arrivano dall’esterno.

Sono stata cresciuta così da mia madre sopra ogni altra persona o istituzione, non la ringrazierò mai abbastanza per avermi offerto questa visione delle cose di cui faccio tesoro con i miei figli, un maschio e una femmina.

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Cosa ne è stato scritto

  1. Viviana Alessia

    Ciao, Beatrice. Dalla pagina fb di oggi passo al giornale. Articolo esauriente che sa far emergere con chiarezza le contraddizioni che emergono dal degradante fenomeno della violenza sulle donne. La domanda di fondo tocca un autentico enigma. Non è affatto facile rispondere. Avevo già provato, ma le considerazioni erano inesauribili e non riuscivo mai a focalizzare i concetti. Oggi mi sembra di poter dire qualcosa. Donne manifestamente consapevoli delle loro libertà, della loro dignità, del loro valore e valere non hanno saputo crescere figli abbastanza strutturati e consapevoli, tanto da macchiarsi di delitti efferati ed inutili per affermare la loro valenza. Dunque, dove si fallisce veramente in questo contesto? Anche io non mi fermerei solo al rapporto madre/figlio/figlia anche se è il primo e fondamentale rapporto fra esseri umani. L’ ambiente che sta intorno a questo rapporto nucleare è in totale disfacimento, come se su di noi si stesse abbattendo la ferocia e lo strazio di una guerra che, da che mondo è mondo, ha sempre portato alla dissacrazione, alla brutalità , alla violenza infame sui più deboli. Evidentemente siamo in guerra, solo che non udiamo il fragore delle armi, ne vediamo solo i devastanti effetti. Mi sovviene ciò che un vecchio tanti anni fa mi disse a fronte delle mie prime angosce di madre: – Sanno fin troppo bene che i vostri figli non possono mandarli in guerra, così trovano altri modi per fare la guerra e lo dico perché io ne ho combattute, col fucile in mano e le pezze ai piedi, ben due, mondiali. La guerra è l’ industria che rende di più, pensateci bene: mangiare si può fino ad un certo tanto, vestirsi si può fino ad un certo tanto, costruire in mezzo agli oceani non serve. Di gente al mondo ce n’ è tanta e la gente non smetterà di ripopolare le terre spianate dal fuoco della guerra! Sanno bene tutto e sarete vittime anche voi di disegni altrui che non potrete vedere, ma solo subire com’ è stato per tutti, dal tempo dei tempi.
    Parole che mi strinsero il cuore in una morsa tenace che non mi ha più abbandonata, ma che hanno saputo aprire in me, lentamente, un modo più ampio di vedere e valutare. Ditemi adesso, dopo aver riflettuto: quante guerre ci fan combattere tra malattie definite inguaribili o incurabili, ristrettezza della ricerca medica, dipendenze micidiali da sostanze o da gioco, mancanza di lavoro, mancanza di assistenza, corruzione diffusa, malavita organizzata, violenza disseminata in lungo e in largo fin dai giochini sui videogiochi per piccini. Sono guerre maledette anche queste brutture, guerre subdole e tragiche che non ti aspettavi, ma che mietono infinite vittime e plasmano violenti che brutalizzano ed uccidono. E poi ci sono i disadattati perché han vissuto nel degrado, i prepotenti per loro natura, i malati che tali non sembrano, i narcisisti folli ed egocentrici che devono avere tutto, i sadici persecutori.
    C’ è, inoltre, un altro aspetto che non posso non prendere in considerazione. Perché dare per scontato che donne che conoscono e praticano l’ emancipazione siano buone educatrici ? Mia madre non conosceva la parola ” emancipazione” e neppure le mie nonne, tuttavia ritengo che mi abbiano educato, indipendentemente dal modo di essere dell’una rispetto all’ altra, alla consapevolezza del valore della mia e altrui persona. Posso aggiungere che lo fecero anche la maggioranza dei docenti che accompagnarono la mia crescita. Conosco , di contro, bimbette che sono cresciute, diventate ragazze, adulte e anziane sbandierando la parola emancipazione al punto da anteporre il proprio cognome a quello del coniuge nei biglietti da visita, nelle segreterie telefoniche di famiglia e perfino nelle partecipazioni della famiglia ai necrologi… Ebbene è proprio da donne così che ho visto praticare arroganza, prepotenza, sopraffazione anche perfino su piccoli innocenti e lo hanno fatto non solo in virtù della loro “emancipazione”, ma soprattutto grazie ai protettorati di chi va ad usare la loro”emancipazione”. I loro figli e figlie ne sono degni eredi, poco da fare! I loro consorti o se ne sono saggiamente allontanati oppure, deboli, annegano la violenza che userebbero contro le “emancipate” partner dentro barili di vino, unici veri compagni di tanto squallida quotidianità. Devo dire, purtroppo, che certe donne, talune si badi bene, certune che io personalmente considero sciocche vanesie malate di compulsione esibizionistica, hanno responsabilità nella tempesta che ci martella micidiale
    Penso che la cosiddetta emancipazione femminile non vada comunque messa in campo nel caso delle violenze sulle donne perché porta, secondo me, una ” giustificazione” in più ai bruti ed apre forse la pista ad una demenziale e pericolosa sorta di ” filosofia ” della repressione della donna emancipata, che, sempre secondo me, non è emancipata per niente. Le donne vere ed intelligenti sono sempre state consapevoli del proprio valore e lo hanno sempre saputo trasmettere senza frastuono in piazza né balorde trovate sul bigliettino da visita della famiglia. Non credo nemmeno in cuor mio, e non mi sento a disagio a dirlo perché i fatti son qua a dimostrarci l’ evidenza, che serva molto riempire gli scranni del comando di completini rosa. La radice del male è anche e soprattutto altrove, un altrove che inutilmente cerchiamo, come disse quel vecchio, un altrove sottile ed inafferrabile dove tutti noi non contiamo niente. Tuttavia una cosa si può certamente fare, visto che guerra dichiarata proprio non è e le regole le abbiamo ancora: c’ è un codice penale, ci sono i tribunali, ci sono mezzi medicali. Inutile dannarsi a cercar cause che, l’ abbiamo visto, sono vaste e ben distribuite, inutile piangersi addosso, inutile sentirsi in colpa se non chiediamo con fermezza la giusta pena per i criminali, se permettiamo ” i domiciliari ” e cospicui sconti di pena per questi ( ed altri ) tipi di delitti, se non chiediamo perizia medica per gli scellerati delinquenti e, nel caso servisse, non appoggiamo l’uso dei farmaci preposti, come fanno in altri stati. La giusta pena é anche rieducativa. Bisogna lavorare sodo sul rispetto delle regole, della legge, della giusta pena. La cosiddetta ” civiltà” non può stare dalla parte di chi ha torto. E le più ferme nelle richieste devono essere proprio le donne, anche se sono madri di maschi, sorelle di maschi, anche se sono mogli, anche se sono le prime educatrici e, come tali, si sentono colpevoli.
    Se sono uscita dal tema, se ho tracimato, bacchetta pure cara Beatrice, ché non mi offendo anche perché il tuo tema è alquanto difficile da affrontare, soprattutto come donna, madre, nonna, moglie, sorella.
    Sempre temi di forte impatto sociale, i tuoi. Brava Beatrice.

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