Grande cinema e grande Storia in “Dunkirk” di Christopher Nolan

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Il mago visionario Christopher Nolan ci racconta l’episodio che ha cambiato la storia della Seconda Guerra Mondiale. Grande cinema, con qualche dubbio.

Dunkirk_Film_poster

Titolo: “Dunkirk

Regia: Christopher Nolan
Sceneggiatura: Christopher Nolan
Soggetto: Christopher Nolan
Produttore: Christopher Nolan
Produzione: Syncopy Inc., RatPac-Dune Entertainment, Warner Bros
Distribuzione: Warner Bros
Fotografia: Hoyte Van Hoytema
Montaggio: Lee Smith
Paese: Regno Unito, USA, Paesi Bassi, Francia, 2017
Genere: Guerra
Durata: 106 Min

Interpreti:
Fionn Whitehead: Tommy
Tom Glynn-Carney: Peter
Harry Styles: Alex
Kenneth Branagh: Comandante Bolton
Cillian Murphy: soldato sotto shock
Tom Hardy: Farrier
Doppiatori originali
Michael Caine: radiocronista (voce)

Consigliato a: ex-assi dei cieli, reduci, damsiani e allevi dei corsi di cinematografia all around the world, fans degli One Direction
Sconsigliato a: perfezionisti, pignoli, paurosi del mare

Lasciato temporaneamente Batman e tornato dal suo straordinario viaggio Interstellare di qualche anno fa (capolavoro assoluto), Christopher Nolan ci fa rivivere l’angoscia di 400.000 bei giovani accalcati su una spiaggia, in attesa che qualcuno arrivi dal mare per riportarli a casa. No, non è la storia di una qualunque giornata del cliente standard della Sardinia-Corsica Ferries, ma l’episodio (forse non l’unico) che cambia il corso della Seconda Guerra Mondiale.

Siamo nella tarda primavera del 1940 a Dunkerque (Dunkirk è la traslitterazione inglese), Fiandre francesi: dal 10 maggio le truppe naziste hanno invaso il Belgio e la Francia, superando con una facilità imbarazzante il fragile ed anacronistico sistema di difesa francese. Nonostante alcune non comuni titubanze di Hitler, timoroso (pare) di mandare le sue preziose Panzer Divisionen ad impantanarsi nelle paludi delle Fiandre, quel che resta dell’esercito francese, bastonato in lungo e in largo per due settimane, ed il corpo di spedizione inglese a supporto sono intrappolati nella sacca di Dunkerque, schiacciati tra gli invasori ed il Canale della Manica. Dover è a un’ora di distanza, ma c’è di mezzo il mare.

Dunkirk - Propaganda nazista

Prevalga l’Inghilterra! (“1940 – Dunkerque: Gli inglesi si oppongono all’imparco degli ultimi francesi che avevano protetto la loro ritirata” – Manifesto di propaganda del governo francese filo nazista)

Nolan racconta la storia di una incredibile operazione di salvataggio (Operazione Dynamo), grazie alla quale – utilizzando qualunque cosa che assomigliasse vagamente ad una imbarcazione (navi militari, traghetti, mercantili, pescherecci, ma anche e soprattutto barche da diporto e civili), gli inglesi riescono a riportare a casa 350mila dei loro ragazzi salvando di fatto l’esercito; anche a scapito dei poveri alleati francesi e belgi, lasciati a coprire loro le spalle e poi bloccati al m omento dell’imbarco (“Sono navi inglesi, prima gli inglesi”, dice a brutto muso un ufficiale britannico nel film); un episodio su cui la propaganda nazista e petainista inzupperà il pane per mesi.

Nolan racconta la storia (pardòn, la “Storia”) lasciando la parola alle immagini, pochissimi dialoghi, ed utilizzando una struttura a tre capitoli, che riprende gli elementi salienti dell’operazione:

  • la spiaggia, dove in ordinate file l’esercito inglese aspetta di vedere spuntare all’orizzonte chi deve arrivare a salvarlo;
  • il mare, seguendo il tragitto di una piccola imbarcazione da diporto con un equipaggio costituito da padre anziano, giovane figlio e amico di famiglia ancora minorenne;
  • infine il cielo, dove una squadriglia di Spitfire dell’aviazione inglese – la mitica RAF, altra vera e grande protagonista della Operazione Dynamo – caccia e stana i bombardieri tedeschi che spazzano la spiaggia e affondano le navi da trasporto.

Il regista aggiunge un ulteriore elemento di interesse nello sviluppo delle tre linee narrative, assegnando loro un diverso orizzonte temporale (una settimana il capitolo dedicato alla spiaggia, un giorno il mare, un’ora il cielo) ed incastrandole attraverso una serie di flashback, anzi, per meglio dire: di situazioni in cui lo stesso episodio è raccontato da punti di vista diversi, in momenti diversi del film.

Film poco parlato, si diceva, ed anche poco caciarone, nonostante scene di guerra molto belle, ma che punteggiano lo scorrimento dell’azione quasi all’improvviso, scordatevi lo sbarco di Omaha Beach del Soldato Ryan. A farla da padrona sono l’attesa e la relativa ansia. Tant’è che a più di uno spettatore sarà anche venuto in mente un parallelismo con l’attualità dei flussi migratori nel Mediterraneo: l’attesa, il mare che è salvezza, ma anche morte, la fuga da un nemico invisibile ma presente (gli unici tedeschi si vedono in dissolvenza ormai sui titoli di coda). Improbabile. Dubitiamo, infatti, che una produzione anglo-olandese-USA ed un regista londinese di nascita ed hollywoodiano di adozione, non solo se lo pongano, ma che proprio siano a conoscenza del problema.

Dunkirk - budget risicato per le comparse

Ho visto più gente a Marina di Ravenna per gli Happy hour…

Insomma, grande cinema, grandi scene, ritmo e angoscia, zero spazio allo star-system: oltre ad un bel bamboccio ex-One Direction (Harry Styles), il parterre de roi del film si limita a Tom Hardy nella parte di un pilota di Spitfire e Kenneth Branagh in quella dell’Ammiraglio che dirige le operazioni di imbarco, cui si aggiunge una serie di comprimari tutti religiosamente britannici.

Però qualcosa disturba, una specie di rumore di fondo; e non è nemmeno la concessione ad alcuni (pochi in realtà) momenti di eroismo un tanto al chilo, il pilota della RAF che abbatte ad elica spenta uno Stuka prima di tentare un complicato atterraggio senza carburante, con relativa suspense per il carrello dello Spitfire (oddìo, si aprirà o no?), il padre che guida il figlio nello schivare la mitragliata del Messerschmitt sulla barca, … Ma allora cosa? Abbiamo parlato di film per immagini, quadri intensi; beh vediamone alcuni da vicino:

dunkirk, la storia vera

…O anche sulla spiaggia di Dunkerque nel maggio-giugno del ‘40

Dunkirk, giugno 1940, parte della lunghissima coda di 400.000 (quattrocentomila) soldati

Dunkirk, giugno 1940, parte della lunghissima coda di 400.000 (quattrocentomila) soldati

nel giugno  1940 trovare parcheggio a Dunkirk è impossibile

Nel giugno 1940 trovare parcheggio a Dunkirk è impossibile

A Cristò, però co 100 mijoni, du’ comparse ‘n più te le potevi pure permette

A Cristò, però co’ 100 mijoni, du’ comparse ‘n più te le potevi pure permette

Ecco cosa! Che fin dalla prima scena, uno lo nota che – anche a volere darne una rappresentazione in sedicesimo – su quella spiaggia 400mila uomini non ci sono proprio. La verità è che con un budget di 100 milioni di dollari (per dare una dimensione: la metà de La Bussola d’oro e di cartoni come Monsters&co., un terzo di the Avengers, un quarto dell’ultimo Pirati dei Caraibi) e la necessità di utilizzare pezzi d’epoca, riprese IMAX montate direttamente sugli aerei, scene di simil-massa in mare, a qualcosa devi rinunciare e, alla lunga, si vede. Si vede nelle scene di insieme sulla spiaggia, si vede in alcuni fugaci totali del lungomare, dove saltano agli occhi palazzi chiaramente costruiti negli anni ’70 e non cancellati al computer, si vede nella scena sul treno, già a casa, dove spuntano nientemeno che sedili in sintetico, apparsi nella realtà non prima di metà anni ’80.

Ad addormentarti in treno, è un attimo poi svegliarti 50 anni dopo

Ad addormentarti in treno, è un attimo poi svegliarti 50 anni dopo

Insomma, il film merita, Nolan si conferma un grande maestro, poche pippe. Però la domanda è: ma non valeva la pena aspettare fino a che si riusciva a raccattare una cinquantina di milioni in più e fare un film perfetto?

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3 commentiCosa ne è stato scritto

    • Anselmo

      Marinda, hai mai sentito il proverbio “chi va con lo zoppo impara a zoppicare”?
      Insomma, io e Gigi ormai siamo due e il respiro di un polmone solo

      Rispondi

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