Estate di fuoco

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Anche quest’anno “la terra dei fuochi” non si è smentita, non ha perso il primato per la quantità di incendi giornalieri sviluppatisi. Un’attenta analisi su come vanno le cose e quanto ancora ci sia da fare.

Questa del 2017 la ricorderemo come un’estate rovente, una delle più calde e sfiancanti degli ultimi anni.
Temperature che in alcune regioni d’Italia, soprattutto al Sud e al centro, hanno raggiunto i 40° e sono state percepite intorno ai 50°.
In alcuni giorni a stento si boccheggiava e chi non ha potuto spostarsi verso il mare, o altre località di vacanza, rimanendo in città, altro non ha potuto fare che invocare la pioggia.

In Campania la situazione, oltre al caldo infernale, è risultata devastante anche per gli incendi che l’hanno colpita.Purtroppo in questa regione non è una novità. Soprannominata con dire denigrante “la terra dei fuochi”, quest’anno è riuscita a superare se stessa e i livelli di allarme, già alti, degli anni precedenti. Gli incendi sono stati a decine giornalmente e, in molti di questi casi, realmente gravi. In questa regione, con un’economia ancora fortemente basata sull’agricoltura, non si perde l’abitudine di lasciare rifiuti, anche particolarmente inquinanti, ai lati delle strade di campagna, sperando di non essere visti. Inevitabilmente questo fa da innesco per situazioni più gravi, considerando che possono bruciare anche materie altamente tossiche. Non mancano neanche i piromani che per guadagnare ettari di terreno creano disastri incredibili.

incendiovesuvio

Purtroppo però la situazione precipita quando a prendere fuoco sono siti riservati a stoccaggi di rifiuti speciali come è successo per il sito di ILSIDE a Bellona, provincia di Caserta, dove risiede uno dei posti di conferimento più grandi del sud Italia per i rifiuti speciali. Non dimentichiamo che quest’area era già stata interessata da un altro devastante incendio nel 2012, sempre nello stesso sito di stoccaggio.
Il problema incendi è iniziato nella città di Napoli quando all’avvio dell’estate ha preso fuoco la zona collinare di Posillipo, un incendio che si è avvicinato di molto anche alle ville presenti nella zona. Pochi giorni dopo è iniziato a bruciare il Parco nazionale del Vesuvio, devastando ettari e ettari di macchia mediterranea, di fauna e flora che si estende sulle pendici del monte di lava addormentato. I mezzi interessati sono stati diversi, e la Regione ha dovuto chiedere l’intervento di mezzi anche all’estero. Questo ha inevitabilmente creato una riflessione anche sulla flotta aerea a disposizione dello Stato italiano. Se gli incendi sono tanto vasti, forse è il caso di aumentare il numero di canadair e di piloti.

 

incendio- ilside-Ci sono stati poi diversi incendi che hanno interessato civili abitazioni, come è accaduto a Giugliano in Campania, quando ha preso fuoco un deposito di pedane di legno e poco alla volta il fuoco si è diffuso anche nelle abitazioni vicine. In provincia di Caserta a distanza di pochi giorni ha preso fuoco  un deposito commerciale della catena Expert con tantissimi elettrodomestici lì stipati, ha preso fuoco la discarica di Lo Uttaro, hanno bruciato per giorni e giorni le montagne che fanno da riparo alla pianura verdeggiante e, da ultimo, ma non di minor conto, ha preso fuoco una parte della centrale elettrica che si trova tra S. Maria C.V. e Teverola, altra densa nube di fumo nero.
Bruciava il Tifata, la montagna di Sant’Angelo, bruciava la zona di Pontelatone, bruciava il Vesuvio, bruciavano i monti dell’alto casertano. Visto dal basso, il cielo era diviso in due parti: una zona sottostante sempre nera e scura, il color della morte, e sopra questa coltre nera il cielo blu.

Diverse persone sono ricorse alle cure degli ospedali, le membrane delle vie respiratorie hanno risentito della pesantezza dell’aria: sangue dal naso, occhi arrossati e secchi, tosse e dolori al petto, nella maggior parte dei casi questi sono stati i sintomi riscontrati. L’ARPAC ha effettuato fin da subito controlli del territorio e dopo il disastro ambientale di ILSIDE è emerso che tutti i valori dell’aria intorno alla zona interessata erano notevolmente alterati. Le interrogazioni sono arrivate fino in Parlamento, in particolare quella per il disastro ambientale di Bellona, zona circondata da molti campi coltivati; prima firmataria è risultata la parlamentare del PD, area DEMS,  Camilla Sgambato.

In Campania ci si ammala, non è presente un registro dei tumori aggiornato e rispetto alle altre zone di Italia si vive quattro anni in meno. È giunto il momento di prenderne coscienza e di fare tutti quanti di più. Il problema, oltre ai grandi incendi, sono anche quelli piccoli appiccati a decine giornalmente nelle campagne. L’aria è densa, pesante, irrespirabile.incendio-bellona-660x330

L’estate diventa una stagione impossibile, soprattutto per chi vive tra le province di Napoli e Caserta.
I cittadini sono stanchi e hanno iniziato ad organizzarsi in comitati per cercare di avere delle risposte per la loro salute.

 

I Vigili del Fuoco hanno lavorato instancabilmente per giorni e giorni, sempre presenti, e  in diverse occasioni molti di loro hanno deciso di restare oltre la fine del turno di lavoro.
Ci si domanda perché il Governo non decida di investire di più in assunzioni in questo corpo, nella fornitura di più autobotti e anche nell’incrementare la flotta aerea di più canadair, come già detto prima.

In estate, in questa parte di Italia, ci si alza e verso l’orizzonte si iniziano a contare i focolai… La visione potrebbe anche risultare interessante se avessimo l’indole di Nerone, ma per chi questa terra la ama, è un colpo al cuore ogni volta. Ora si va incontro all’autunno, i problemi più o meno saranno risolti dalla pioggia. Ma perché non fare più prevenzione, non cercare di rendere meno pericoloso il tutto?

Non amo chiamare la mia terra con l’appellativo di “terra dei fuochi”, eppure la rabbia è tanta, vedere ogni giorno finire in cenere i tuoi sogni è una cosa terribile. Dove c’erano boschi sterminati ora solo lunghe chiazze nere viste dall’alto. Questo fa male al cuore sia a chi qui c’è cresciuto, sia a chi ha una morale ecologica forte.
Magari si potrebbe fare in modo da lasciare il terreno umido quando il bollettino segna clima rovente.

Come si può permettere di far morire così un territorio che è ricco di aree verdi? Come ci si può tutelare di fronte allo scempio di chi appicca incendi volutamente? Fa male. Hanno fatto il giro del mondo quelle immagini in cui si vedeva il Vesuvio coperto di fumo e non certo per un’eruzione. L’indignazione popolare è stata alta, ma non si può, non si deve dimenticare. Né si possono nascondere i dati reali dell’inquinamento da diossina nell’aria. Un giorno futuro, guardando indietro, qualcuno ci dirà quanto avremo pagato in termini di anni di vita a questa terra, quanto ci avrà tolto essere rimasti qui, a cosa avremo rinunciato per aver scelto di vivere (morire?) qui…
L’unica soluzione è andarsene?

In un territorio martoriato sotto tanti punti di vista, renderci anche l’aria insalubre è l’ultima beffa di un destino che si accanisce contro chi questa terra vorrebbe solo amarla, aiutarla e rivalutarla.
Io non me ne vado, rimango qui a lottare, ma quanto è difficile.

Amata, amara, terra mia,
io resto con te, e quanto è difficile non lasciarsi piegare
dal peso delle lacrime che verso per te.
Amata, amara, terra mia,
servissero almeno a spegnere la collera.
Quel fuoco che arde nei cuori dei giovani
E che brucia sul viso di chi impotente
Non riesce a cambiare la tua sorte.
E a te si lega in eterno
Come un amore malato, ma pieno di sentimento.
Amata, amara, terra mia.

 

(photo fonte web)

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Cosa ne è stato scritto

  1. Paolo Flamigni (Gigi)

    Grazie per averci raccontato queste cose.
    Sale una gran rabbia: perché non se ne parla più? perché in un paese civile c’è gente che deve vivere e sopravvivere in queste condizioni?
    continuiamo a parlarne, speriamo che si muova qualcosa

    Rispondi

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