Deliri di uno psicopatico #14: Padroni a casa di chi?!

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Ciao a tutti! Sono un allegro squilibrato che ogni 10 o 25 del mese prova a togliersi la vita. Prima di farlo annoto su un foglio i miei pensieri, ripromettendomi che se esce un buon articolo rimando il suicidio alle due settimane successive. Se dovrò restare vivo tanto vale rompere le scatole, no?? Questo è lo scritto di ieri.

È inevitabile e non possiamo farci nulla. Siamo tutti incredibilmente razzisti. Tutti noi abbiamo categorie che apprezzeremmo più volentieri dopo che c’è passato sopra un camion.
Tunisian migrants wait for the arrival oA volte è perché i media ce ne parlano come l’incarnazione del male, altre volte perché vi associamo una libertà che noi neanche fra cent’anni, ma la verità è che l’intolleranza nasce sempre dall’invidia.
Se io potessi rapinarvi per poi salire in auto, guidare ubriaco e commettere qualunque tipo di abuso senza dover subire alcun tipo di conseguenze, lo farei senza concedervi il beneficio del dubbio, ma siccome non mi è permesso, appena vedrò un cazzo di rom appropriarsi di tale priorità mi sentirò in diritto di augurargli il genocidio per il solo e unico fatto che lui può e io no!
Sono quindi migliore di lui? Al contrario. Per essere accettato in una società filo-buonista che ha fatto della critica il proprio sport nazionale, reprimo i miei istinti fino ad implodere fingendo di non essere lo stronzo che poi sono, con l’unica triste conclusione che io sono un bastardo senza soldi ma “perbene” mentre lui è un onesto delinquente col macchinone.
Sono “onesto ma per finta” quindi peggio, ma essendo uno “stronzo in borghese” do meno nell’occhio quindi sono a norma. Io resto il vampiro che si nasconde durante il giorno mentre lui è alla luce del sole oltretutto con la bocca ancora sporca di sangue e sono tutti talmente presi dal “brutto e sporco cattivo” che potrei anche scatenare l’inferno che il “nemico ufficiale” sarà comunque sempre lui.

rom

Ogni giorno vedo decine di persone lamentarsi a pappagallo del fatto che milioni di immigrati “ci rubano il lavoro”, ma nel contempo non li vedo altrettanto impegnati ad abortire bambini in massa quando gli “intrusi” sono del posto! Come se poi noi potessimo definirci meglio perché arrivati prima.

Se poi si insinua l’idea che possano togliere i crocifissi dalle scuole vedrete la gente dimenarsi all’impazzata come avessero visto il fantasma di un alieno! Tranquilli, non siamo così fortunati (nonostante l’idea fosse allettante)! L’invasione dei simboli religiosi purtroppo è più potente di quella dei migranti e anche volendo sarebbe impossibile anche solo pensare di rimuoverli tutti.
Ma in tutto questo la parte peggiore non è tanto nella paura del diverso quanto nell’attaccamento morboso al passato come una cazzo di coperta di Linus. C’è gente che sostiene che se continua ad arrivare gente da fuori fra cent’anni saremo tutti “negri” e la nostra cultura sparirà per sempre. Mi spiace deludervi cari “scienziati” ma voi col vostro bisnonno centrate come Balotelli con la fisica, quindi non mi sembra che occorrano i “negri” per far dimenticare un’intera cultura. Basta la normale evoluzione naturale! Ciò che amiamo in un futuro prossimo sarà un insieme di icone da ammirare come fanno i ragazzini con la maglia di Che Guevara: lo indossano perché fa scena ma non hanno la minima idea di chi sia!

Ernesto Che Guevara

Ernesto Che Guevara

Non ‘sta scritto da nessuna parte che il paese sia nostro. Scavate nel vostro giardino e troverete resti di chi era lì prima di voi. Scavate più a fondo e ne troverete altri. Più a fondo scaverete e più ciò che troverete sarà antico. Con tutta la gente che ci ha vissuto è facile che sotto casa vostra ci sia un cimitero e voi neanche lo sapete, ma siete lì perché si è liberato un posto! Se loro fossero vivi i “negri” sareste voi, quindi ringraziate iddio che non esistono gli zombi e scendete dal piedistallo, che sarebbe forse il caso! Smettiamola di sentirci padroni, siamo occupanti a tempo determinato. Siamo bambini che si credono adulti e giocano a Monopoli con i terreni veri ma per quanto ci sforziamo di lasciare il segno nulla di ciò che faremo resterà.

Dare una bandiera, un confine, un nome a ciò che possediamo serve a infonderci coraggio, a sentirci al sicuro, a sentirci meno vulnerabili e forse meno deboli ma è solo l’ennesima copertura per quel marasma d’incertezze sotto la maschera da duri.
Quando per rafforzare le nostre sicurezze ricorriamo alla violenza viene il dubbio che forse quelle sicurezze in fondo in fondo neanche esistano. Vale la pena fare tutto questo? Vale la pena farci la guerra fra poveri?
E soprattutto, vale la pena ammazzarci per beni ufficialmente nostri finché stiamo in vita?
L’editoriale finisce qui e l’appuntamento è fra qualche settimana sempre se rimango in vita.
Per insulti, offese e minacce o per regalarmi una sedia e una corda commentate qui sotto.

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