L’ultimo viaggio al cinema: 11 film con dentro il funerale (6 – 11: funerali del nuovo millennio)

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Tutta la vita è un viaggio, che finisce, appunto con l’ultimo viaggio. Tanti film hanno raccontato un funerale, perché un funerale racconta sempre un po’ il senso di una vita che è poi il senso di tutte le vite. E il cinema è speciale per fare questo. E ci fa piangere, o ridere, o abbatterci o voltare pagina. Noi ci accontentiamo, per ora, di vederci un bel film. (seconda parte: i funerali nei film del terzo millennio)


Nel nuovo millennio i funerali sono dei riti preparati con minuzia, richiedono a volte tutto un film di preparativi. In Manchester by Sea il funerale richiede di aspettare sei mesi, Gran Torino è racchiuso dal funerale iniziale e da quello finale. E poi ci sono i film che vedete qui sotto, che si concludono col meraviglioso funerale di Captain Fantastic. A proposito, voi quale canzone vorreste che fosse cantata al vostro funerale?

“Funeral Party”, di Frank Oz, Gran Bretagna, Stati Uniti, Germania, 2007.
Con Matthew Macfadyen, Rupert Graves, Peter Dinklage, Alan Tudyk, Daisy Donovan, Kris Marshall, Jane Asher, Keeley Hawes: Jane

Il tema: Ma che ci troveranno di così divertente gli Inglesi in un funerale…

Poniamo una grossa pietra tombale sullo humor inglese

Poniamo una grossa pietra tombale sullo humor inglese

Genere: commedia
Consigliato a chi confonde le comiche con il black humour
Sconsigliato a chi è cresciuto con “Un uomo in casa” e con le commedie di David Niven

“’Mio padre era un grand’uomo!”

Location tipicamente inglese: una splendida casa di campagna. Situation tipicamente inglese: la celebrazione della improvvisa dipartita di un bravo padre di famiglia, con moglie adorante e due figli chi di successo e chi no, amici e parenti venuti per l’ultimo omaggio al grand’uomo. Poi però arriva Tyrion Lannister (qualche anno prima di diventare universalmente famoso grazie a Il trono di Spade) e scoppia il finimondo. Tra effetti lisergici e situazioni paradossali, il film è una cagata pazzesca. Probabilmente sconta il fatto di avere affidato una trama che vorrebbe strizzare l’occhio alle commedie inglesi degli anni ’50 e ’60, ad un regista da sarabanda; il risultato è un guazzabuglio, dove la risata sgangherata cerca di sostituirsi ad uno humour invece totalmente assente.

Da vedere con quei mattacchioni dei compagni di cosplay del vostro Game of Thrones’ fanclub

#gameofthrone; #blackhumour; #oggilecomiche

“Departures” (おくりびとOkuribito ) di Yōjirō Takita, Giappone, 2008
Con Masahiro Motoki, Tsutomu Yamazaki, Kazuko Yoshiyuki, Ryōko Hirosue, Tetta Sugimoto, Takashi Sasano, Kimiko Yo

Il tema: è uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo

departures

“Il tanatoesteta?!?”

Consigliato: maniaci del Sol Levante, necrofili, disoccupati, violoncellisti

Sconsigliato: fans di Fast & Furious

“Pur nella tristezza dell’ultimo addio, quanto viene eseguito per preparare il defunto, immersi nel silenzio pieno di pace mi appare meraviglioso.”

Come la morte è uguale ovunque, concettualmente, ma i modi di morire sono i più disparati, così se il concetto di funerale resta immutato, i riti funerari si flettono secondo le religioni, le usanze, i climi, l’immaginario collettivo e l’estro momentaneo. Nei cortei, nei colori o in gramaglie, tra i canti o in un silenzio punteggiato di sussurri, tra banchetti e digiuni, con gli specchi coperti o i rosari intrecciati alle dita, tra grandi fotografie e stonate litanie, nel fuoco o nella terra, come si dice in questo film,“è destino di tutti accompagnare qualcuno” ed “è destino di tutti essere accompagnati”. Accompagnare i morti, però, è un compito ingrato: il necroforo suscita inevitabilmente meno simpatia e popolarità del gelataio, della commessa di Zara e dell’istruttore di scuola guida. Ne erano consapevoli i realizzatori di questo film, che attesero molti anni prima di produrlo, preoccupati per la diffusa repulsione in Giappone verso gli impresari funebri, e si convinsero a distribuirlo in patria soltanto dopo che aveva vinto un premio al Montreal Film Festival. Premio strameritato – così come il successivo Oscar come Miglior film straniero (il primo per il Giappone) e i molti altri – da questa storia ironica e sincera, in cui il violoncellista disoccupato Daigo si ritrova a imparare l’improba e complicata arte del tanatoesteta, vale a dire colui che si occupa di “preparare i corpi e adagiarli nella cassa”. Una sinfonia di gesti, perché “dare ad un corpo divenuto freddo una bellezza che durerà per sempre. con calma, con precisione, ma soprattutto con tanta amorevolezza.” Non ci fosse tutto il resto della storia (e, vi assicuro, è una storia colma di saggezza, appassionante e divertente), varrebbe la pena vedere questo film anche soltanto le scene della preparazione alla deposizione nella bara secondo il rito buddista giapponese: per subire un così soave e rispettoso impacchettamento, giuro, vien voglia di morire.

Da vedere in kimono, a mani giunte.

#departures #japanmovies #violoncelli #oscar

“Get Low” di Aaron Schneider, Stati Uniti, 2009
Con Robert Duvall, Bill Murray, Sissi Spacek, Lucas Black, Bill Cobbs

Il tema: è il mio funerale, voglio esserci!

get low

“Continuano a parlarmi di perdono. ‘Chiedi a Gesù di perdonarti.’ Ma io non gli ho mai fatto niente.”

Consigliato: fanatici dei party, ottuagenari in vena di festeggiamenti, impresari di pompe funebri
Sconsigliato: guastafeste e baciapile

“– Non si può avere un funerale se non si è morti! – Beh, quello è un dettaglio…”

Sinceramente, a voi non piacerebbe assistere al vostro funerale? Vedere chi ci viene e leggere sui volti di amici e parenti tracce di sentimenti che l’Onesta Morte non può che avere ormai pacificato? Beh, a me no, per esempio, a me spiace solo perdermi la bevuta al pub. Invece il vecchio Felix Bush (Robert Duvall), che da quarant’anni vive nei boschi come un eremita, schifando ogni relazione sociale, è piuttosto allettato da questa idea: vuole organizzare il proprio funerale, raccogliere le persone che l’hanno conosciuto, ascoltare ciò che hanno da raccontare su di lui (un mucchio di storiacce, si dice persino che abbia fatto un patto col Diavolo). Il prete gli nega la chiesa, ma l’impresario di pompe funebri Frank Quinn (Bill Murray) è entusiasta del progetto – sono gli anni Trenta, la crisi incalza e gli affari languono. Funerale sia! con inviti, discorsi, persino una lotteria, il cui premio è la terra del buon Felix dopo la sua morte. Ovviamente, però, incombe l’inghippo, stavolta quasi un enigma: roba di donne, sanguinosi misteri e dolorose confessioni, a cui provvederà sagacemente l’Onesta Morte. Anche in questo (ben intessuto e ben svolto) racconto di Aaron Schneider il funerale esprime la sua forza concreta, non soltanto simbolica, di inevitabile rito sociale di passaggio; e vissuto da vivi, funziona come un comodo deposito bagagli, in cui lasciare l’ingombrante baule di colpe e responsabilità ormai vuote e sorde.

Da vedere insieme a tutto il personale della vostra impresa di pompe funebri di fiducia.

“Bernie” di Richard Linklater, Stati Uniti, 2011
Con Jack Black, Shirley MacLaine, Richard Robichaux, Matthew McConaughey, Rip Torn

Il tema: il caro estinto deve essere preparato a modino, per la gioia di tutta la città

Volete dire che voi accettereste di essere seppelliti coi peli che escono dal naso=

Volete dire che voi accettereste di essere seppelliti coi peli che escono dal naso?

Consigliato: a chi ama personaggi eccentrici, storie originali e i film fatti bene
Sconsigliato: a chi va in giro vestito pur che sia da vivo, sai cosa gliene frega di quando sarà morto

“Voglio dire: riesce a fare sembrare tutti così belli. A parte il fatto che sono morti”

Questo è un film diretto da un ottimo regista, con una prova d’attori eccezionale (Jack Black, Shirley MacLane e soprattutto un Matthew McConaughey così bravo da non essere neanche figo) che racconta la storia di un personaggio davvero originale ispirata a fatti davvero accaduti. E’ una sorta di mockumentary su uno strano tipo che dedica tutta la sua vita a preparare le persone per l’ultimo viaggio. Ed è così premuroso e gentile nel preparare i cadaveri che tutti in città gli vogliono bene e sperano che sia lui a occuparsi della loro cerimonia funebre. Gli vogliono così bene che non possono credere che possa fare qualcosa di male.
Il film e i suoi personaggi sono forse surreali, ma partendo dagli Stati Uniti meno visibili ci portano ad aprire gli occhi su convenzioni sociali, apparenze, superfici e profondità. Il tutto in maniera davvero divertente. Un film tenuto nascosto in Italia, che merita di essere disseppellito: ci troverete un caro estinto preparato in maniera perfetta.

Da vedere dopo essere stati da estetista, parrucchiere e sarto personale

“Still life” di Uberto Pasolini, Gran Bretagna, 2013
con Eddie Marsan, Joanne Froggatt, Karen Drury, Andrew Buchan

Il tema: la vita è un viaggio che facciamo soli, l’ultimo viaggio di più

Qualcuno con cui farsi una birretta prima dell'ultimo viaggio, lo abbiamo?

Qualcuno con cui farsi un Whisky prima dell’ultimo viaggio, lo abbiamo?

Consigliato: a solitari e compagnoni, riflessivi e generosi
Sconsigliato: a chi ama trenini e balli di gruppo

“La vorremmo tutti, in fondo, una donna con cui stare in silenzio”

Un altro piccolo film, per una piccola vita. Ma per i film come per la vita le dimensioni non sono poi così importanti. John May è un omino che fa un lavoro un po’ strano: è un funzionario comunale che si occupa di organizzare il funerale per le persone sole (ma proprio sole sole che quando sono morte non avevano nessuno che si accorgesse della loro dipartita, nessuno che piangesse o che semplicemente dicesse peccato). Anche lui è davvero solo e quando la spending review del comune taglia fuori lui e il suo lavoro, decide che la sua vita non è ancora finita e allora la sua ultima missione lo porterà a rintracciare quel po’ di calore e quel po’ di umanità che si credevano definitivamente seppelliti. Il finale è una poesia e dovremmo essere noi a versare le lacrime per l’ultimo viaggio, ma non preoccupatevi, vi verrà davvero naturale.

Da vedere con chi ha finito per essere solo, ma non ricorda più il perché

“Captain Fantastic” di Matt Ross, Stati Uniti, 2016
con Viggo Mortensen, George MacKay, Samantha Isler, Annalise Basso, Nicholas Hamilton

Il tema: Il funerale è un rito di passaggio, c’è chi passa di qua e chi passa di là

Mammina cara è quella nel fuoco, ma l'ha deciso lei

Mammina cara è quella nel fuoco, ma l’ha deciso lei

Consigliato: a chi va per la sua strada, passa per il bosco, per l’amore, per la morte … senza paura
Sconsigliato: a chi legge i libri ma non vuol conoscere il mondo, ai fieri borghesi di ogni luogo

“- Rellian: Se credi che non ci sia speranza, farai in modo che non esista alcuna speranza. Se credi che ci sia un istinto verso la libertà, farai in modo che le cose possano cambiare ed è possibile che tu possa contribuire a creare un mondo migliore.
- Ben: Noam Chomsky.”

I funerali sono un rito. In questo film una famiglia disfunzionale (molto disfunzionale, pure troppo) vive in un bosco, lontano dai vizi e dalle imposizioni di questa società borghese serva del capitale e priva di valori morali. Il padre è un ex professore e la madre un ex avvocato. Hanno rinunciato a tutto per vivere a loro modo. In un bosco. I figli sono educati attraverso vari riti, passaggi obbligati, lezioni di storia, filosofia, matematica, letteratura. Sanno tutto, ma proprio tutto. Ad esempio conoscono la fisica quantistica, la letteratura russa, sanno arrampicarsi su una montagna o uccidere un cervo all’arma bianca. Bravissimi! Sapete tutto, fate un sacco di cose e siete in grado di cavarvela in ogni situazione. Ma, con il mondo là fuori come la mettiamo?
La madre in realtà non la vediamo, è all’ospedale e dopo poco muore (non è uno spoiler che se non morisse nessuno il film non sarebbe in questa lista). E adesso? Altri riti, altri passaggi. Bisogna capire come stare al mondo. C’è bisogno del rito finale, il bellissimo funerale della madre, una scena che vale tutto il film. Dopo il funerale si passa a un’altra vita.

Da vedere con persone a cui vorrete lasciare qualcosa dopo la vostra dipartita (poi ditegli quale canzone volete che cantino al vostro funerale)

Vai alla prima parte della lista: I funerali nei film del secolo scorso

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