In viaggio verso la Val Veny

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04:00 a.m. Sveglia.

05:10 a.m. Salgo in auto.

05:25 a.m. Parcheggio. Salgo sul pullman.

 

Viaggio. Apro il taccuino. Bianco. Cerco una penna all’interno dello zaino e scopro di possedere il punto di accesso verso altre dimensioni spazio-temporali. La trovo, la afferro, la trascino fuori. Materializzo scarabocchi su pagine immacolate mentre cerco una direzione tra orde di parole confuse. Tutte buone, tutte valide, nessuna indispensabile. Viaggio, viaggiare, come di viaggio… eppure non trovo un’immagine che plachi il mio naturale senso di insoddisfazione patologica. Dieci ore di pullman per raggiungere la Val Veny, il Rockin’1000, musica, casino, amore, festa, farina e forca.
«Si potrebbe, ad esempio, sottolineare il noto rapporto tra musica e spostamento necessario per usufruirne sia come esecutore che come eventuale ascoltatore. Perché non partire dall’epica narrazione delle gesta per raggiungere il pit del concerto di una famosa band rock? Recente, vivido, efficace e smaccatamente a tema». Sì ma no, penso. Intorno a me i ragazzi si confrontano: socializzano elencando categorie Youporn e Pornhub in ordine alfabetico. Vengo a sapere di non saperne molto. La categoria col drone, poi, ha bisogno di un video esplicativo perché possa capire di cosa stiamo parlando. Mi perdo per un po’ tra le infinite dimensioni assunte dal sesso da tastiera fino a che non realizzo che dovrei più che altro concentrarmi sull’articolo da consegnare.

Summer Camp Rockin'1000

Summer Camp Rockin’1000

Il pullman si sposta serenamente sull’A1, direzione Valle D’Aosta. Al suo interno una trentina di musicisti, provenienti da Lazio e Umbria, si passano caramelle gommose, cruciverba e opinioni su artisti e concerti. Mi addormento. Mentre dormo i simpatici compagni di viaggio, età media tra i 30 e i 50 anni, scattano foto in cui mi infilano cose nel naso, nella bocca aperta, mettono cappelli e fanno smorfie. Tra i 30 e i 50 anni si è detto. Mi sveglio. Devo scrivere qualcosa che abbia come tema il viaggio. Sono in alto mare. No, forse no. Focalizzo meglio. In effetti sono in autostrada.

 

«Una volta arrivato a destinazione, trascorsi i tre giorni del Summer Camp, si potrebbero narrare le epiche gesta montanare della rock band più grande del pianeta». Il pensiero mi consola e l’ansia improvvisamente lascia il posto alla preoccupazione di andare incontro alla prima esperienza di campeggio. Come andrà? Sopravvivrò? Sarò all’altezza delle aspettative dei campeggiatori? Riuscirò a montare la tenda? Riuscirò a dormire? Riuscirò a cacciare? Riuscirò a trovare dell’acqua potabile? E di notte come posso essere certo che gli animali selvaggi non mi travolgano mentre sono nell’incoscienza del sonno?
Arrivato al camping inauguro la prima birra, dalla terza dimentico le preoccupazioni. Il campeggio è nelle mie corde. Apro il materassino, aggiungo il sacco a pelo, poi mi stendo per godere dell’aria buona di montagna. La tenda la monteranno i miei compagni quando arriveranno. Sono tra i primi. Lentamente affluiscono e prendono posto volti noti, profili di amici che incontro solo un paio di volte l’anno per condividere l’esperienza. È difficile far capire alle persone al di fuori di questo contesto perché sia così speciale farne parte. Contemplando la vastità intorno, intuisco la chiave per affrontare la problematica. Quindi mi alzo e vado a salutare chi arriva.

Trascorrono tre giorni, resuscito la mattina presto per trovarmi ad aspettare il bus per tornare al pullman per tornare all’auto parcheggiata a circa 800 chilometri di distanza. Le condizioni psicomotorie sono precarie, spossatezza e un leggero senso di nausea pervadono gli umori. Mi starò ammalando? Sono incinta? E perché non ricordo più niente della sera precedente? Forse mi hanno messo qualcosa nel bicchiere. Probabilmente mi hanno messo delle cose nel bicchiere. In più bicchieri. Deve essere andata così.

Big Fire Rockin'1000

Big Fire Rockin’1000

Alcuni durante le tre edizioni del Rockin’1000 si sono avvicinati al progetto pensando di usufruirne per realizzare una sorta di successo personale, un successo basato sulla propria immagine e sulla diffusione su larga scala. Non mi pare sia andata loro bene. Spesso si sono fatti fuori autonomamente, delusi non si capisce bene da quale aspettativa irrealizzata. La frustrazione di egocentrismi troppo accesi rende vana l’evidente bellezza di una situazione a cui ci si può accostare solamente abbassando i muri innalzati durante gli anni di durissime sopravvivenze. Non è un caso che tra i migliori partecipanti del Rockin’1000 ci siano i bambini. Loro hanno il giusto approccio di curiosità, apertura e impegno. E ancora troppo poche delusioni alle spalle.

Pare appartenga a John Lennon la frase “La vita è ciò che ti accade mentre sei intento a fare altri piani”. La metafora rende perfettamente. Finché si punta a scrivere un articolo, non si gode del contenuto. Finché si punta a una sorta di fama, non si gode dell’esperienza. Quindi, comunque si metta, la strada migliore è lasciare che il viaggio sovrasti qualsiasi aspettativa sulla meta. Rendersi conto di dover uccidere la propria idea di partenza è il passo più difficile da compiere. Poi però…

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