Pepper and the Jellies: la jazz band italiana che ha conquistato l’Europa

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Non è Chicago nè New Orleans ma Teramo, la città natale dei componenti dei Pepper and the Jellies, una delle early jazz band meglio celebrate dalla critica internazionale. Il gruppo, guidato dalla vocalist Ilenia Appicciafuoco (anche washboard player) e composto dal contrabbassista Emiliano Macrini, dal chitarrista Marco Galiffa e dal percussionista Andrea Galiffa, ha un sound originale e travolgente che conquista e trascina l’ascoltatore, anche il meno esperto. Considerata una delle migliori band interpreti del primo jazz, i Pepper and the Jellies si preparano ad un’estate ricca di concerti in molte città d’Italia ed in Inghilterra.

Per L’Undici oggi ho incontrato la frontwoman della band, Ilenia Appicciafuoco: con lei abbiamo parlato di talento, studio, passione, progetti, tradizione musicale e molto altro. Ad una voce così espressiva, intensa ed elegante, ho scoperto che corrisponde un animo altrettanto grazioso e sensibile.

Nata e cresciuta nella piccola Teramo, sei la vocalist di una jazz band molto amata in Italia e in Europa. Com’è la ricezione della vostra musica in città e nella regione?
Siamo conosciuti sempre nell’ambito del nostro genere, il cosiddetto early jazz, quello che dagli anni 20 - e anche prima – arriva più o meno fino agli anni 40 del ’900. Questo tipo è sicuramente più ascoltato e “frequentato” Oltralpe. In Italia, da quello che vedo, penso siano più noti al grande pubblico gli esponenti del jazz che guardano al futuro e alla fusione di più approcci musicali. Non lo dico assolutamente in senso critico - sono musicisti che anch’io ascolto - ma è un dato di fatto. Ultimamente sono felice che molti abbiano conosciuto anche l’early jazz grazie al revival dello swing ballato e del lindy hop. In Abruzzo, e soprattutto a Teramo ci esibiamo raramente, siamo un po’ più richiesti dalle Marche in su. Abbiamo suonato più volte in Inghilterra che a Teramo. Il perché non lo so. Ci tengo a dire che nella nostra regione abbiamo musicisti che hanno affrontato i periodi del jazz a tutto tondo e che tutto il mondo ci invidia: uno dei primi è Bepi D’Amato, ma potrei nominarne anche altri.

Ilenia Appicciafuoco, voce imperatrice di Pepper and the Jellies.

Ilenia Appicciafuoco, voce imperatrice di Pepper and the Jellies.

Più volte la tua voce è stata accostata a quella di Bessie Smith, la cosiddetta “imperatrice del Blues” che ha ispirato le più grandi voci del panorama musicale mondiale, da Janis Joplin a Ella Fitzgerald. Com’è stato il tuo primo incontro con la musica e come si è sviluppata poi la consapevolezza di diventare una cantante?
Ovunque sia Bessie Smith, e considerando il carattere che si dice avesse, penso che non veda l’ora di spaccarmi la faccia… anche se so che potrei farmi perdonare offrendole del gin… A parte gli scherzi, questa domanda mi permette di dire che più studio e ascolto dischi più mi vergogno quando si fa questo paragone. Lo dico senza falsa modestia, né timori riverenziali o complessi d’inferiorità. Bessie Smith, Billie Holiday e tantissime altre cantanti – per non parlare della spesso dimenticata grandezza dei vocalist uomini che hanno fatto la storia - sono stelle polari. Il loro esempio non deve demoralizzarci né essere trascurato, ma studiato e reinterpretato in chiave nostra, personale. Il primo incontro con la musica c’è stato fin da piccolissima e ringrazierò per sempre mia madre per questo. Purtroppo, riprendendo una teoria dell’attivista e scrittrice Gloria Steinem, non ho assecondato da subito il mio “sé vero”, la voce della bambina che è in me e che quando andava in chiesa con la nonna non smetteva mai di cantare. Non l’ho fatto probabilmente per mancanza di autostima. Dopo decenni di studi e di progetti intrapresi per passione, ho deciso di fare della musica la mia professione da poco più di tre anni. Ho ripreso anche a studiare in conservatorio e oggi, ogni volta che varco quelle porte, so di essere nel posto giusto.

Al di là del talento innato, quanto sono importanti per te l’espressività, la tragicità e la passione necessarie per interpretare bene questo tipo di musica?
Mi ha colpito una frase che giorni fa ci ha detto un maestro durante una lezione. Suonare è un atto di responsabilità. Quando sei sul palco e c’è della gente che è venuta ad ascoltarti hai il dovere di non trascurare nulla. Sembra una banalità, ma è difficile essere sempre (o cercare di essere) sempre al 100 per 100. Che tu stia suonando in un jazz club, in un teatro o in un Festival… l’interpretazione, l’immedesimazione nella storia che stai raccontando è essenziale, purché si tratti sempre di una tua personale rilettura del brano in tutte le sue parti.

Il Blues, ad esempio, nato due secoli fa, nelle comunità dei neri d’America, dal desiderio di esprimere il dolore e il lamento di certe condizioni di vita, è uno dei generi centrali del repertorio dei Pepper and the Jellies e ai giorni nostri ha subito molte trasformazioni rispetto alle sue origini. Quanto studio c’è dietro ai vostri repertori?
Ti sorprenderebbe se io ti dicessi che i testi più comici che abbia mai letto e cantato sono quelli di moltissimi blues? Questo genere non racconta solo la sofferenza e le discriminazioni sociali e razziali, ma anche spaccati di vita quotidiana, beghe sentimentali e soprattutto sessuali… i blues cantati da Lucille Bogan (pseudonimo di Bessie Jackson), tanto per fare un esempio, sono quanto di più sconcio sia uscito dalla bocca di una vocalist. I nostri stornelli abruzzesi in confronto sembrano filastrocche per bambini. Un’altra autrice e pianista che apprezzo molto, Victoria Spivey, cantava invece spesso e volentieri blues macabri, in cui una donna accoltella o avvelena il suo uomo perché la tratta male. In repertorio con i Pepper and The Jellies abbiamo una canzone che io considero una sorta di rap ante litteram, che è praticamente un blues razzista e maschilista nei confronti delle donne bianche scritto da un nero. Anche questa è storia e serve a delineare un po’ meglio il multiforme universo del blues. E’ dal blues che deriva l’R’nB, il soul, perfino l’hip hop, per non parlare dell’osmosi con il jazz…

Lo swing, anche grazie alle nuove influenze musicali come l’electro-swing del Nord Europa, sta tornando di moda. Quali possono essere, secondo te, i motivi?
Io credo sia tornato in auge lo swing ballato, e quindi eseguito in pubblico dalle orchestre, poco dopo il fenomeno dell’electro-swing, cioè di brani del passato mixati con la moderna musica elettronica. Ma questa è una mia personalissima teoria. Quel che è certo è che lo swing nasce per far ballare le persone. Si può ballare perfino sui blues, anche se ad alcuni sembrerà strano, ancor di più su tantissimi standard jazz. Inoltre, quando andiamo a suonare a Roma (ci esibiamo soprattutto al Barrio, una sala da ballo a Pietralata), noto che grazie a questo fenomeno si è creata una vera e propria comunità di ballerini, insegnanti e musicisti, dal Nord al Sud dell’Italia e anche nel resto d’Europa. Se si balla lo swing, i bravi maestri conducono piano piano gli allievi anche all’ascolto del jazz  tout court . E se questo revival dovesse finire un giorno - e ne dubito – l’ascolto del jazz e del blues non finirà mai.

Quali sono i prossimi progetti dei Pepper and the Jellies?
Dobbiamo pensare al prossimo cd. Il precedente, The Viper Session, era incentrato sugli swing degli anni Venti, ma adesso voglio cambiare rotta. Anche brani nostri costituiranno una parte della scaletta ma ancora sto pensando a come impostare questo nuovo lavoro nei dettagli. Non abbiamo fretta comunque. A luglio parteciperemo per il quarto anno consecutivo al Birmingham International Jazz and Blues Festival e il 3 giugno saremo al Sabina Jazz Festival, in provincia di Rieti. Faremo anche dei concerti in Emilia Romagna l’11, 12 e 13 luglio (Cantina Garibaldi di Reggio Emilia, Tempio di Modena e Salotto del Jazz della Cantina Bentivoglio di Bologna) mentre il 12 Agosto saremo al Festival di Santa Fiora, in Toscana. Potete trovare tutte le date sul nostro sito o sulla pagina Facebook. Siamo anche entrati nella Ragtime Management, l’agenzia fondata dalla cantante Lara Luppi e, dopo aver preso parte alla raccolta In Swing We Trust, prodotta dalla Ragtime ed Alman Music, abbiamo in mente altri progetti insieme a loro. Per quanto mi riguarda, nonostante le collaborazioni e le attività che ogni membro dei Pepper and The Jellies ha, spero di crescere insieme a questo progetto che è ormai parte di me.

Per restare sempre aggiornati sulle novità dei Peppers and the Jellies, sui loro live o semplicemente per ascoltare la loro musica non vi resta che cliccare qui.

https://www.facebook.com/PepperAndTheJellies/

http://www.pepperandthejellies.com/

https://www.youtube.com/watch?v=W7DpshioNnA

https://open.spotify.com/album/2vs3K3IY9gVbOVI8nOTgeZ

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