Live: Guns N’ Roses a Imola, 10 Giugno 2017

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Estate, anche quest’anno.

Una polifonia di eventi catalizza l’anima e il conto corrente dei numerosi che ancora sacrificano se stessi allo spettacolo più in forma degli ultimi cinquant’anni: il concerto rock. Ad esempio mi riferisco a quelli tipo io. Ma di questi tempi non basta che le persone tipo io siano pronte a tutto pur di essere partecipi in simili occasioni. A volte si rende necessario pagare attraverso del vile danaro pur di ottenere la possibilità di sentirsi perfettamente integrati all’interno di un epico momento.

In questo caso gli adepti tipo io cos’altro possono fare se non sporgersi sopra il baratro di una terribile scelta? Dovendo scovare la via tra ammiccanti proposte del calibro di Radiohead, System Of A Down, Eddie Vedder, Depeche Mode, Coldplay, Deep Purple «and many more»… la difficile scelta di quelli tipo io, ma nello specifico riferendomi proprio al mio stesso io, è caduta su due live al sapore di irripetibilità: Guns N’ Roses Riuniti e l’ultimo tour degli Aerosmith (a sentir loro).

GNR - Locandina

GNR – Locandina

Venerdì 10 Giugno la partenza per Imola è fissata alle otto di mattina. Prima delle nove nessuno è seduto in macchina. Sold out per quanto riguarda il viaggio, l’auto ha i cinque posti occupati da un elettrizzato e selezionato pubblico. Dopo mezz’ora, altezza Grande Raccordo Anulare, tranne l’autista dormono tutti. Alle due del pomeriggio siamo in albergo, perché rock sì ma dopo i 30 anni con molta calma, e alle quattro e mezza l’autodromo è nostro. Nostro come lo è degli ottantamila già arrivati, ma comunque uno spazietto si trova. Il pomeriggio è caldo perché la maggior parte dei presenti i GNR li ha visti solo attraverso degli Mtivideo sul tivvù ed è quindi in fibrillazione come fosse Darth Vader che fa quel trucco della forza a pochi metri dal pubblico. Il pomeriggio è infuocato, mentre si aggirano nugoli di ragazze semivestite come nei sogni erotici degli adolescenti anni Novanta. Il pomeriggio è bollente soprattutto perché c’è il sole che cucina e l’asfalto che fa da piano di cottura. Gli alberi probabilmente hanno gusti musicali diversi, infatti non ce ne sono. Forse agli alberi piace il jazz.

Alle cinque decidiamo che potrebbe essere giunta l’ora del pranzo avvicinandoci allo stand culinario, una specie di camper con dei panini soffocati in contenitori di plastica morta. Non sono convinto della resa del cibo, per cui mi sposto allo stand accanto dove i panini si fanno all’impronta. Lo chef prende due fette di pane, le butta sulla piastra, poi prende una cotoletta conducendola verso la medesima sorte. Infine prende le due fette di pane scaldate, in mezzo incastra la cotoletta e mi porge il plico. Lo guardo con sguardo destabilizzato e domando: «Ma così? Nemmeno un condimento? Una foglia di insalata? Una salsa?». Risponde lui: «Sono le normative per la sicurezza. Non ci hanno permesso di portare altro rispetto a quello che vedi». Anche questo è terrorismo.

All’incirca ad un orario serale non meglio specificato, sale sul palco l’ultima band prima dei Guns: i The Darkness. Sono conosciuti, sono famosi, sono divertenti, sono sgargianti però poi a un certo punto anche basta. L’effetto del cantato in falsetto, almeno dalla posizione in cui mi trovo, dopo qualche brano annoia. Trascorro venti minuti di show attento, poi sguardo perso sullo spettacolo che genera il pubblico. Si fanno le nove e mezza.

GNR - Il pubblico

GNR – Il pubblico

Una voce fuori campo introduce i GNR, proprio come nel tour “Use Your Illusion” del lontano 1991. Il primo a salire sul palco è Duff McKagan, in grande spolvero e con un fisico invidiabile, subito seguito da Slash, uno che durante questi anni in Europa è passato spesso insieme al talentuoso Miles Kennedy. Come brano di apertura è stato scelto It’s so easy. Axl Rose raggiunge il microfono un istante prima di cominciare a cantare, un tempismo perfetto che leggenda vuole non abbia avuto mai. Vederlo sui maxischermi produce qualche leggero scompenso. È vero che video e foto delle condizioni fisiche del frontman sono facilmente reperibili, ma averlo davanti fa il suo effetto. Curvy e con un’espressione in volto piuttosto tirata, mostra nella capacità vocale un punto di crescita. Intonato e più attento di quanto non fosse all’apice di successo ed eccesso, sarebbe gratificante scrivere che ancora tiene il palco ma no. Il contrasto tra ciò che è stato e ciò che è diventato appare in tutta la sua crudeltà. È difficile, per quanto suggestivo, associare le corse sfrenate e i balletti sexy del magrissimo showman degli anni Novanta con quello che tenta di riproporsi in versione matura.

I brani si succedono in una scaletta incredibilmente azzeccata, ottima nel miscelare i brani migliori della band: Mr.Brownstone, Welcome To The Jungle, Double Talkin’Jive, Estranged, Rocket Queen, You Could Be Mine, Civil War, Yesterdays, Coma, Sweet Child O’Mine, My Michelle, November Rain, Nightrain, per chiudere Don’t Cry e la devastante Paradise City. A questi vengono aggiunti tre brani tratti da “Chinese Democracy”, album pubblicato a nome Guns And Roses ma di fatto lavorato solamente da Axl, almeno per quanto riguarda la formazione originale: un’accettabile Chinese Democracy, la poco convinta Better e l’inascoltabile, per esecuzione, This I Love. Una delle caratteristiche dei GNR sono le cover (il loro ultimo album “The Spaghetti Incident?” consiste solo in cover), ed è quindi con grande curiosità che approccio al tocco che scelgono per l’interpretazione strumentale di Wish You Were Here, all’omaggio per la recente scomparsa di Chris Cornell con Black Hole Sun e una The Seeker grintosa ma incapace di lasciare il segno. Magistrali invece Live And Let Die, Attitude e Knockin’ On The Heaven’s Door, negli anni diventate punti di riferimento scalzando le versioni originali.

GNR - Imola

GNR – Imola

Un epico momento? Non ne sono totalmente convinto. Tolta la suggestione, tolta la bellezza del pubblico in grado di esaltare il contesto con il solo uso dell’entusiasmo, non credo che l’operazione nostalgia abbia prodotto frutti indimenticabili. Duff e Slash sono dei professionisti, negli anni non hanno mai smesso di migliorare tanto nel suono che in presenza scenica. Axl, come ampiamente sottolineato, non si trova in un frizzante stato di forma ma appare determinato sul cammino per tornare a risalire i gradini del successo. L’impressione avuta è che proporre ciò che è stato non funzioni. Non mi riferisco al repertorio, perché quello era e rimane una pietra miliare. I GNR dal vivo, però, non sono pronti a mettere in scena lo spettacolo di quando erano ventenni, maledetti e incoscienti. Si percepisce la forzatura grottesca di certe movenze e certi abbigliamenti imposti dalle aspettative. Sarebbe stato perfetto al tempo in cui è stato perfetto, ma oggi appare come rievocazione storica.

Concludo ammettendo di non aver fatto cenno agli altri componenti della band, tutti ottimi elementi senza dubbio alcuno. Ma, a proposito di incapacità a superare determinati limiti, non mi sento pronto a scrivere di Guns N’ Roses senza Izzy Stradlin e Steven Adler. O almeno Gilby Clark e Matt Sorum… not in this lifetime.

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