Le strade di Bologna: da Tondelli alla corazzata Potëmkin

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Scendo dal treno, esco dalla stazione, mi preparo alla folla. Caldo, afa. Il rumore del traffico mi accoglie anche questa volta, l’aria appiccicosa del vento se ne va a spasso per la città, forse anche lui in cerca di un po’ di sollievo. Accenti arabi, pakistani, bengalesi, nordafricani, caucasici. Finalmente un po’ di mondo, ogni volta un’immersione nella realtà vera, in contrasto al tedio di provincia gucciniano.

strade BolognaBologna l’ho sempre conosciuta per riflesso degli altri amici, ai tempi dell’università. Frequentatrice della piccola, protettiva e accogliente città di Urbino, seppur ricordo quegli anni universitari con nostalgia e vissuti in pienezza, ogni volta ripenso a come sarebbe stato diverso se avessi provato un po’ di più la vita bolognese.

Invece, solo piccole e frammentate esperienze, pochi giorni oppure ore, a volte solo un passaggio veloce prima di andare all’aeroporto, la laurea di un amico, un corso, una fuga, un incontro. Eppure messi insieme, tutti questi frammenti, ore e minuti, fanno a loro volta una bella somma di intensa esperienza.

Le strade di Bologna sono vite.

La musica di Lucio Dalla in via D’Azeglio 13, anzi, Domenico Sputo, com’era ancora il suo nome sul campanello pochi giorni dopo la morte, poi scomparso insieme a Lucio. In piazza Santo Stefano, il mercatino dell’antiquariato, o Alessandro Bergonzoni che snocciola parole arzigogolate in rima per la folla presente.

La via Borgonuovo 4, dove è nato Pasolini, che ogni volta ti commuovi e pensi a quelle strade che percorreva lui, o via Paolo Fabbri 43, che invece non ci passi proprio davanti quando vai a Bologna perché rimane fuori dalle mura – confine fisico e metafisico della città – e ti chiedi dove sono finite adesso tutte quelle osterie fuori porta.

Le strade di Bologna sono una casa.

I piccoli caffè ancora autentici dove senti litigare in emiliano, e trovi i vecchi che parlano di politica, solo con le sigle cambiate e lo stesso scontento che si ripete negli anni. I panini di Marcello vicino alla facoltà di storia, che se sei vegano non fa per te, Marcello che va a ballare il tango quando smette di nutrire le menti fameliche di mortadella. Le scritte, i graffiti, divertenti, irriverenti, goliardici, arguti, “non so se ho paura dell’effetto dell’affetto o magari dell’affitto”. I coriandoli per terra, dopo che incroci l’ennesimo neolaureato mascherato dagli amici che festeggiano. Via pescherie sature di odori, di grida, di pane, di verdura, e vecchie signore.

Le piazze di Bologna sono un salotto.

Ti siedi per terra come fossi a casa tua, turista o studente o abitante, e come in tutte le case ritrovi le cose anche meno belle, che vorresti nascondere ma tanto sono lì: la puzza di piscio per le strade, l’immondizia, il caldo asfissiante, gli autisti degli autobus maleducati, il caos. I cinque minuti di celebrità sopra lo sgabellino in Piazza Maggiore, che se vuoi dire la tua lo puoi fare, le vecchie matte di Bologna che sono ormai famose. La piccola Venezia, se cerchi la poesia e l’intimità di certo la trovi lì, non per tutti, ma per chi la sa scovare, come i negozietti degli artigiani, che ti spiegano il loro lavoro preciso e faticoso.bologna sotto le torri

Le strade di Bologna sono la musica.

Gli studenti corrono, pedalano, sono persi dentro le loro cuffie, ti chiedi a quali mondi stanno pensando. Li ritrovi la notte dentro i locali: che sia il Locomotiv o il Covo, oppure il ricordo del vecchio Transilvania, sulla scia delle serate inerpicate saldamente alla memoria, che ti verrebbe una voglia matta di essere dentro “Jack frusciante è uscito dal gruppo” ed essere amici con il vecchio Alex, oppure vivere la Bologna degli anni Ottanta, la Bologna di Andrea Pazienza e di Pier Vittorio Tondelli, in quegli anni di brutture e meraviglie, ricordi lontani per te solo letti sui libri, ricordi di un’atmosfera che ricerchi senza mai trovarla davvero, perché vive di sogni e di quel ricco desiderio inesauribile di vita di cui è fatta la giovinezza, che scivola via come l’acqua un giorno dopo l’altro.

Le strade di Bologna sono la storia.

Nella stazione di Bologna è difficile non ricordare il 2 agosto ogni volta, tutti quei turisti asiatici che calpestano quel pavimento ignari di tutto, e gli altri, quegli abitanti che invece non hanno mai avuto la forza di tornarci, alla stazione. Il museo per la memoria di Ustica, i bombardamenti, via Valdonica e il professor Biagi, il non-senso di tutto ciò, la sconfinata illusione del cambiamento, la rassegnata e violenta disperazione.

Le strade di Bologna sono il cinema.

La cineteca di Bologna, il Biografilm, e solo qui puoi rivivere per qualche minuto il remake fantozziano della corazzata Potëmkin sulla scalinata del Pincio, proiettato prima della pellicola originale all’interno del programma del Cinema Ritrovato in piazza Maggiore.

bologna porticiNetflix non batterà la magia del cinema all’aperto d’estate, pensi osservando la frotta di persone accalcate per rivedere Amici Miei di Mario Monicelli. Gli anziani sulle sedie, i giovani sui gradini o per terra, di lato, l’importante è esserci, sotto quelle stelle bolognesi. E davanti al megaschermo con  le risate che esplodevano, per un attimo non sembrava mica di avere tutti quei problemi e ansie che pensi di avere tutti i giorni. Per quella sera si era lì, sui gradini della sesta chiesa più grande d’Europa, e vedi pure quel cantante vicino a te, quello biondo e riccio che adesso fa un sacco di concerti in giro e potrebbe essere anche altrove, e invece è lì, perché chissenefrega se sei un po’ famoso oppure no, rimani sempre quel bolognese che da bambino gli piaceva girare per la tua città e osservare le persone.

E alla fine di tutto, di questa giornata bolognese corta e lunghissima, ci si fanno le stesse domande del Perozzi, che si chiede “se l’imbecille ero io che la vita la pigliavo tutta come un gioco, o se invece era lui, che la pigliava come una condanna ai lavori forzati”. Però “è stata una bella giornata: bella, libera, stupida, come quando s’era ragazzi. Chissà quando ne capiterà un’altra…”.

[foto di Silvia Facondini]

 

 

 

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