Il valore del cinema in “Manchester by the Sea” di Kenneth Lonergan

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“Manchester by sea” ha vinto due meritatissimi oscar (miglior attore a Casey Affleck e miglior sceneggiatura originale) con una storia triste e rischiosa che poteva sfociare in un melodrammone, ma che è nobilitata dallo sviluppo cinematografico che lo rende un grande film malinconico ed emozionante

Manchester-By-The-Sea poster

Manchester by the sea

Regia: Kenneth Lonergan
Sceneggiatura: Kenneth Lonergan
Produzione: Amazon Studios

Paese: Stati Uniti
Genere: drammatico
Durata: 135 minuti
Premi: Oscar 2017 miglior sceneggiatura originale, Oscar miglior attore maschile a Casey Affleck. Golden Globe (miglior attore), Premio Bafta (miglior attore e miglior sceneggiatura) 

Interpreti:
Casey Affleck: Lee Chandler
Michelle Williams: Randi Chandler
Kyle Chandler: Joseph “Joe” Chandler
Lucas Hedges: Patrick Chandler

Consigliato a: a chi si sente nel gelo, a chi vuole uscire dal gelo, a chi vuole vedere un film scritto bene, girato bene e recitato meglio.
Sconsigliato a: a chi vuole sia semplice superare una storia triste, a chi non si perde una fiction di rai uno

Visto che siamo tutti sulla stessa barca, forse vale la pena ripararne il motore. "- Se dovessi portare con te una sola persona, un uomo in gamba che ti fa sentire protetto e felice... tra me e tuo padre, chi sceglieresti?" "- Mio padre!" "- Secondo me è la scelta sbagliata!"

Visto che siamo tutti sulla stessa barca, forse vale la pena ripararne il motore.
“- Se dovessi portare con te una sola persona, un uomo in gamba che ti fa sentire protetto e felice… tra me e tuo padre, chi sceglieresti?”
“- Mio padre!”
“- Secondo me è la scelta sbagliata!”

E’ uscito in questi giorni il Blu Ray di questo film che ha avuto ovunque un ritorno più che positivo dalla critica, dal pubblico e dalle giurie dei vari festival e concorsi ai quali ha partecipato. Ma perché Manchester by the sea è un film così bello ed emozionante? Perché merita di essere recuperato da chi non è riuscito a vederlo al cinema?

Racconta di un padre che perde i figli, perde tutto, vive senza averne né la voglia né la forza. Cerca di isolarsi, fuggire, chiudersi, ma altri eventi lo richiamano alla vita. Lui non vuole rispondere, ma lo fa comunque. La vita lo richiama. E allora fa quello che può, come tutti.

Una storia di lutti e di addii poteva facilmente trasformarsi in un melodrammone strappalacrime e ricattatorio o, peggio, in una fiction di Rai Uno piena di faccioni in lacrime in primo piano. Invece Lonergan è bravissimo a usare gli strumenti cinematografici giusti per trasformare questa storia in un grande film che riesce a toccare nel profondo ogni spettatore.

Nel film non si indugia su primi piani, si evitano scene madri e dialoghi strappalacrime. Così anche nelle scene più drammatiche come l’incontro tra i due genitori ormai separati e lontani, la macchina da presa resta distante, i protagonisti sono inquadrati insieme, il dialogo è fatto di parole spezzate, frasi troncate perché il modo di dire certe cose semplicemente non c’è. Noi siamo tenuti ad osservarli con discrezione. Li vorremmo abbracciare, ma non possiamo che stare lì a guardarli quasi con imbarazzo e colpa per essere partecipi a un momento tanto personale.

Perdere i figli, perdere il padre. Camminare vicini, "Non potresti parlare del più e del meno come qualsiasi adulto?" "No" "Non potresti  parlare di stronzate per una mezz'ora?" "No, non posso" "Sei una testa di cazzo"

Perdere i figli, perdere il padre. Camminare vicini,
“Non potresti parlare del più e del meno come qualsiasi adulto?”
“No”
“Non potresti parlare di stronzate per una mezz’ora?”
“No, non posso”
“Sei una testa di cazzo”

Il film, come la vita, si prende i propri tempi. Li dilata, aspetta una primavera necessaria, che sarà comunque fredda, ma che consentirà almeno di scavare una fossa in un terreno che il gelo rende inscalfibile. Anche il finale non può essere catartico, ma un segnale di forza, di volontà dei personaggi di voler andare avanti, di volercela fare nonostante tutto.

La sceneggiatura, premiata con Oscar e Bafta, è dello stesso Lonergan, che proviene proprio dalla scrittura per il cinema e per il teatro. Sceglie uno svolgimento temporale non lineare, che qui sembra naturale come i flashback che vanno avanti e indietro nel tempo per seguire il flusso emotivo del protagonista.

Il protagonista, uno straordinario Casey Affleck (oscar, golden globe e bafta per lui, meritatissimi) si porta sulle spalle un fardello di sofferenza che lo schiaccia. Lo vediamo nel suo sguardo, nella sua camminata, nel modo in cui muove le spalle e tiene tutti a distanza.

Insieme a lui il protagonista principale è proprio la Manchester by the sea che dà il titolo al film. Il paesino di case colorate, la neve, il mare, i gabbiani prendono il loro spazio sullo schermo, inglobano i personaggi e la storia per avvolgerli in un gelo che sembra inevitabile.manchester by the sea claudia marie

Sono quindi le scelte cinematografiche che fanno di questo dramma un grande film che ci coinvolge emotivamente sin dall’inizio, ci fa sentire vicini a un personaggio che ci respinge come respinge che vuole o deve stargli vicino. Manchester by the sea diventa un luogo in cui ci si vuole bene, dove l’umanità prevale sul dolore e sul senso di colpa. Un luogo in cui, nonostante il dolore, vale la pena di tornare.

 

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