Facoltà umanistiche a numero chiuso: una soluzione ai problemi di sbocco lavorativo?

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Esistono università e università, corsi e corsi: questo significa che le opportunità per un giovane che desidera conseguire una laurea sono davvero parecchie, ma che non sempre i risultati sperati riescono ad ottenere un’adeguata soddisfazione. Basti ad esempio pensare alle lauree umanistiche, che di recente non hanno vissuto un periodo di particolare splendore, per via dei tantissimi iscritti e di corsi che spesso non si sono dimostrati in grado di tollerare un numero così ampio di ragazzi in aula. Il risultato? Una decadenza a livello didattico che, sfortunatamente, ha colpito una delle lauree che più di tutte hanno fatto grande il nostro paese. Nonostante tutto, la decisione di introdurre il numero chiuso a Milano sta facendo discutere.

Numero chiuso: coinvolte anche le lauree umanistiche a Milano

Sembrava che la proposta non avesse speranze, ed invece alla fine è passata, nonostante le vivaci proteste degli studenti: le facoltà umanistiche dell’università a Milano saranno dall’anno accademico 2017/2018 a numero chiuso. La proposta del rettore Giovanni Vago ha dunque colto nel segno, nel nome di una didattica di maggiore qualità, ma che – nel frattempo – costringerà gli studenti ad affrontare un test di ammissione, e a quelli che rimarranno fuori di rinunciare al loro sogno di una laurea nel settore umanistico. Nonostante questa decisione storica, una carriera in questo settore non la si precluderà a nessun ragazzo interessato. Il motivo? Esistono infatti molteplici possibilità, tra le quali la più comoda è iscriversi alle università online come la Niccolò Cusano, la quale consente di conseguire una laurea umanistica (e non solo) anche a distanza. Oppure ci si può spostare e trovare un ateneo che non sia a numero chiuso in un’altra zona d’Italia.

Lauree umanistiche e mercato del lavoro

Sono oramai anni che le lauree nei settori umanistici vengono additate come inutili pezzi di carta, dal valore praticamente nullo in termini lavorativi. Ma si tratta di un accanimento che ha distorto e continua a distorcere la realtà, dato che i laureati in facoltà come lettere o scienze della comunicazione, oggi, hanno diverse opportunità per trovare un lavoro. Certo, il reperimento di un’occupazione si rivela più lungo rispetto ad altre facoltà più tecniche come ingegneria, ma le percentuali dei laureati impiegati in una professione non è poi così lontana, se confrontiamo settori umanistici e settori tecnico-scientifici: 85% contro 91%. A ciò si aggiunge un fattore molto importante: nonostante le percentuali siano inferiori, le lauree nei settori umanistici garantiscono un’istruzione “generalista” che da un lato chiude certe porte, ma dall’altro ne apre altre.

Di fatto, chi possiede una laurea di questo tipo non è obbligato a cercare lavoro in un settore specifico – come invece avviene per chi si laurea in un settore scientifico – ma può guardarsi intorno e reperire diverse occasioni di lavoro, alle volte molto diverse l’una dall’altra. Secondo i dati, inoltre, chi si laurea in una facoltà magistrale, pur dovendo sempre accettare percentuali di occupazione inferiore ad altre facoltà, ha comunque molte probabilità di trovare lavoro entro un anno: al punto che il 65% dei neo-laureati in corsi magistrali in facoltà umanistiche ci riesce. Va poi specificato che questa percentuale è poco più bassa della media nazionale per tutte le facoltà, che si attesta sul 70%.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Perché non lasci qualcosa di scritto?