Augusto Perez profeta della Generazione Gender

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Augusto Perez è stata voce plurale e unica della realtà materiale e, al contempo, delle più intime risonanze spirituali nel panorama artistico figurativo italiano contemporaneo. Rabdomante di correnti sommerse, il suo racconto esistenziale e artistico esprime afflati opposti e centrifughi rispetto ad una univoca visione dell’Essere dolorosamente umano.

Nato a Messina nel 1928 a sette anni si trasferì a Napoli dove visse e lavorò per quasi tutta la vita. La sua parabola professionale, fra le più significative del ‘900, è quella di un artista visionario fra i più disturbanti del suo tempo per la propria irrinunciabile pulsione ad una dolente composizione degli opposti.
È scomparso alla fine del 2000, all’alba del nuovo millennio che vede l’affermazione di tante delle sue più profonde e tormentate intuizioni.

La scienza ha già colto e dimostrato il legame profondo fra stile di vita e pensiero, assetto ormonale e sessualità. Il cambiamento dei ruoli fra uomo e donna, a cui assistiamo da diversi decenni nella nostra società occidentale, ha portato ad una sempre maggiore attenuazione delle differenze di genere con il risultato che la sessualità si evolve verso omosessualità o bisessualità sempre più diffuse.

 

Augusto Perez, Crepuscolo, 1984

Augusto Perez, Crepuscolo, 1984

Istanze che da lontano pervadono la civiltà europea e occidentale e che hanno trovato in questi primi lustri del nuovo millennio significativa affermazione, non solo con il riconoscimento di diritti fino ad ora negati, ma anche con l’affermazione sempre più profonda della cittadinanza valoriale di una sessualità che travalichi i limiti della binarietà.

Augusto Perez si può considerare vero “profeta” della Generazione Gender.

Nelle opere di Perez, come ha scritto lo scrittore Giovanni Testori, la materia “Sprofonda in se stessa e traduce lo strazio del nostro essere uomini nello strazio della bellezza”. Nel secolo in cui l’Uomo è più drammaticamente uscito da Sé per ritornare più dolorosamente in Sé, Perez rappresenta questa esperienza catartica e purificatrice con potenza e originalità espressiva uniche fra gli artisti italiani, capace di raccontare nella plasticità del suo lirico ed elegante modellato questo lacerante cammino individuale e collettivo.

In ogni opera di Perez il travaglio intimo si fa materia, si fa forma stillante tribolazione, ma anche bellezza e liberazione. In particolare i suoi ermafroditi, spesso protagonisti di enigmatiche sculture o ermetiche composizioni, esprimono l’ambiguità del corpo che si fa ambiguità dell’essere e, in ultima analisi, ambiguità dell’intero genere umano. E non è forse l’ambiguità la cifra aurea dell’Esistere come dell’Essere umano troppo umano?
E’ forse questo sentire fuori da canoni binari il motivo per cui l’opera di Perez ha avuto negli ultimi decenni un immeritato e incomprensibile “crepuscolo”?

Come Mosè vide solo in lontananza la Terra Promessa, Augusto Perez non ha visto che gli albori della Generazione Gender: ovvero il tormento dell’Esistere nella carne verso l’estasi di una rinnovata sensualità.

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