Sarah Dietrich, “Una storia mia” (2017, Modern Life/distr. Audioglobe– Believe Digital)

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Una storia mia” è il primo album solista di Sarah Dietrich, frutto dell’esperienza in X-Factor 10 del 2016 e i precedenti cinque anni nel progetto musicale Ardecore di Giampaolo Felici. Le influenze di entrambi sembrano emergere nelle trame del disco. Con la produzione artistica di The Niro e Michele Braga, appare come tentativo di miscelare tradizione e approccio contemporaneo al modello canzone.

Al centro una donna, la consapevolezza di una femminilità fonte di potere e causa di sofferenza. Moderna Pandora, Sarah Dietrich rivolge lo sguardo verso se stessa provando a plasmare l’istintività di onde emotive attraverso incastri di una controllata vocalità.

Già dalla prima traccia, Io non so dire ciao, l’album si caratterizza per una spiccata e dolorosa lucida espressione di umanità. In questo caso il tema principale del brano è rappresentato da una evidente incapacità nel compiere la scelta decisiva.

Vedo le stesse manie / stesse facce / sono anni che dico “vado via” / ma in viaggio sempre in viaggio / ruote e rotaie mai si tradiscono / non fuggono rimangono / e così anch’io / sono sempre al punto di dire… via

Protagonista è la frustrazione, sensazione derivata dallo scoprirsi costantemente ad un punto di partenza nonostante continui tentativi di fuga. Ma è attraverso il gesto di scegliere che le cose si complicano. Sono albori delle conseguenze, strali di responsabilità dai quali è normale fuggire.

Io non sto male / senza di te / tu non tornare / io sono di nuovo in me / di nuovo in me / adesso voglio serenità / non credo all’esitazione / sarò io la soluzione / forse eri un miraggio, un sogno o quel che sia / forse ho vissuto una storia mia / una storia mia

Non sto male. Convincersi di una scelta compiuta è forse il momento più delicato del processo, quello in cui l’onestà si muove leggera oltre i confini della visibilità. Allora, qualsiasi cosa possa servire a sentirsi meglio, diviene lecita. Vale tutto. In particolare tradire l’obiettività coltivata nel corso dei duri anni di formazione.

Presto o, più probabilmente, tardi si giunge ad una presa di coscienza definitiva. Così accade in Adieu.

SARAH DIETRICH - UNA STORIA MIA (COPERTINA)

SARAH DIETRICH – UNA STORIA MIA
(COPERTINA)

Io cambierò prima o poi non fermarmi mai più / con le tue strane follie non siamo legati a due vie / e aprirò prima o poi questa gabbia che tu hai disegnato per me / tieni le chiavi / adieu

Voltare pagina si palesa come incrollabile certezza di sopravvivere e il passo è compiuto. Ritrovare se stessi è acquisire forza, stimoli, energia e voglia di tornare verso strade magnifiche.

Affronto la mia vita in un turbine / impossibile / divoro ostacoli sempre più piccoli / svincolandomi / preparo il rush finale manca poco e poi / implacabile / fisso il traguardo cuore in gola sono qui / imprendibile

Suggerisce Implacabile. Sale l’astinenza da autonomia, da libero arbitrio, totalizzando la ricerca di un super-io capace questa volta (sì da questa volta senza dubbio in grado) di evitare ricadute nelle trappole di un rapporto emotivo.

E invece no, perché la giostra gira e ricomincia quasi dallo stesso punto del rimpianto precedente. Ma nel percorso di gioia e dolore quantomeno si ha la conferma di essere ancora vivi.

Registrato senza elementi rivelanti di qualità, il risultato dell’album è complessivamente poco interessante. La voce non sembra mai veramente prendere le redini del brano per condurlo su tracciati originali, rimanendo incerta in uno strano limbo di insicurezza all’interno dell’arrangiamento. Otto canzoni per mezzora circa di musica dove le capacità dell’artista non emergono, forse titubanti sulla direzione da prendere: un prodotto ammiccante per masse televisive o uno spunto tradizionale da cui evolvere in un percorso personale?

Voto: 5/10

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