L’economia del male

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Recentemente c’è stata la giornata mondiale del rifugiato. Si è perso il conto di tutte queste giornate dedicate al problema X o al ricordo della questione Y. Ne hanno dedicate talmente tante da svilire il tutto, fino a rendere la gente largamente indifferente salvo qualche like su facebook.Quest’ultima giornata è il pretesto per discutere dell’economia del male, un tema che viene trattato raramente sui nostri mass media, nonostante rappresenti uno dei tragici aspetti del nostro modello di sviluppo.
Per ogni problema globale, per ogni tragedia continua e senza fine, si è costruito intorno un’inquietante economia non preposta alla soluzione del problema in questione, ma bensì al suo contenimento o semmai atta ad aiutare le vittime generate da questi disastri, almeno ufficialmente. Un fine nobile circonda queste operazioni, eppure dopo decenni di fallimenti incominciano a montare sospetti sempre più forti su questo modus operandi. Non è solo la questione della corruzione di certi funzionari o gli errori commessi da Ong, enti pubblici e imprese private, ma principalmente la scomparsa delle riflessioni sulle cause di tali disastri dal dibattito politico e mediatico. Scomparse e relegate nell’angolino le riflessioni, sono ovviamente scomparse con esse le possibili soluzioni reali.
Se guardiamo alcuni dei grandi problemi globali vediamo “aiuti” e supposte “soluzioni” che vanno avanti da decenni, con scarse autocritiche e perseveranza Economia del male 2nel fare del “bene”, anche se poi effettivamente si fa del male.

La guerra alla droga iniziata dal presidente americano Nixon negli anni ’70 ha fatto la fortuna di narcos e organizzazioni criminali, creando un’economia della droga che ha pervaso banche, imprese e organizzazioni occidentali. Non ci ha guadagnato solo il criminale di turno, ma anche il banchiere rispettabile, il politico in doppiopetto e i capi delle agenzie anti-stupefacenti che si sono visti aumentare poteri e budget per fare l’infinita guerra ai signori della droga. Il risultato, dopo quasi 5 decenni, è un fallimento totale, ma a parte qualche piccola apertura alla legalizzazione e qualche rapporto dell’Onu la guerra va avanti con la somma gioia di tutti quanti gli implicati. Una guerra da centinaia di miliardi di dollari.
La guerra al terrorismo, iniziata 16 anni fa, ha replicato lo stesso disastro di quella alla droga, sebbene con una magnitudo nettamente superiore. Si passa dalle centinaia a migliaia di miliardi con guerre su larga scala, terrorismo e destabilizzazione in ogni angolo del pianeta. Dopo tutti questi anni abbiamo come risultato la moltiplicazione dei gruppi terroristici, l’incremento degli attentati in Europa e la morte di milioni di persone in Medio Oriente. Anche in questo caso si è creata un’economia della sicurezza che ha finito per arricchire interi eserciti tra militari, lobbisti, agenzie, politici, banchieri, ecc., senza risolvere il problema, anzi portando in dote un Califfato

Economia del male 3Gli imponenti flussi migratori a loro volta si connettono a questa economia malata, dove le problematiche del terzo mondo non vengono affatto risolte, ma si preferisce al contrario fare campagne con personaggi famosi per sollecitare le famose donazioni per i poveri. Anche in questo caso nessuno parla della cause che hanno devastato l’Africa o altre zone del pianeta, dei principali responsabili e di come bloccare questo meccanismo perverso (sopratutto il sistema dei paradisi fiscali…). Si preferisce agevolare i flussi scaricando il costo sulle periferie delle città europee, sulle fasce più deboli in nome di un principio umanitario sacrosanto che però viene sfruttato da un’economia impazzita guidata dai soliti rispettabilissimi lorsignori.
Questa economia del male è una delle cancrene che stanno devastando il nostro Sistema globale in quanto non fa altro che alimentare i problemi che dovrebbe risolvere, favorendo un circolo perverso di vittime, spreco di denaro e arricchimento di una ristretta cerchia di criminali e non. Più le classi dirigenti rimangono coinvolte in questo giro di denaro, più il caos investirà la società fino al redde rationem finale.

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