La profezia che si autoavvera

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A chi non è mai successo di dover affrontare una prova importante, di dover incontrare una persona per dirgli qualcosa che sta molto a cuore, di voler fare bella figura, magari anche solo scendendo una scala o passando davanti a qualcuno e di temere al contempo di fare una figuraccia? Di concentrare l’attenzione sul non dimenticare le parole o di impegnarsi a non dirle, certe cose, anche se si pensano, per una questione di opportunità o di diplomazia?

 

A chi non è mai capitato di prepararsi mentalmente tutto il discorso o il percorso, di immaginarsi splendidi, disinvolti, accattivanti, sicuri di sé ma nello stesso tempo nutrire un profondo dubbio sul fatto di riuscirci? Magari di visualizzare ripetutamente l’intoppo, la parola sconveniente detta nonostante tutto, la caduta di stile, l’inciampo e il rovinoso capitombolo che ne consegue? Di meditare sul fallimento più e più volte con la segreta speranza che, pensandoci su intensamente, saremo senz’altro più scaltri e capaci di affrontare ogni contrattempo e il risultato finale sarà a nostro favore? Che ci ricorderemo di stare attenti e che tutto potrà filare liscio se avremo scandagliato tutte le possibili variabili per non essere colti di sorpresa dall’imprevisto e che sapremo essere in grado, quando capiremo che stiamo derapando, di rimetterci in careggiata stradafacendo senza che il nostro interlocutore possa accorgersi di nulla?

 

Sembra davvero controproducente pensare di più a quello che potrebbe andar male che a quello che andrà sicuramente bene! Eppur succede, e anche spesso.

 

E’ un ingranaggio che si mette in moto quando abbiamo delle paure, quando non ci sentiamo sicuri o al contrario siamo convinti di qualcosa o anche quando non attribuiamo agli altri, ai nostri figli per esempio, la capacità di riuscire in un’impresa.

Non correre con la bicicletta che potresti cadere” e paff! succede proprio quello che abbiamo temuto! “Metti via i soldi che ti ho dato perchè così rischi di perderli!” … e i soldi spariscono! “Non ce la farò mai a dirgli quello che penso di lui” … e gli anni passano nel silenzio!

 

Si chiama potere della suggestione.

 

Il meccanismo è questo: mettiamo in atto comportamenti – che confermano il nostro pensiero – che diventano causa, e non conseguenza, della realizzazione di determinati eventi temuti (ma vale anche l’incontrario!). Questi comportamenti si ripeteranno nel tempo consolidando la nostra visione del mondo.

 

Facciamo un esempio banale, tanto per capire il concetto: se ritengo di essere una persona che ispira antipatia a prima vista, ogni qualvolta che entrerò in contatto con qualcuno non sarò sciolto e disponibile ma sarò impacciato e cercherò di evitare il contatto dello sguardo per non innescare nell’altro alcun pensiero negativo su di me ma proprio questo mio atteggiamento sarà il motivo scatenante che confermerà il mio timore.

 

Queste credenze o convinzioni su noi stessi e sugli altri sono ben radicate e difficilmente possono disinnescarsi senza la consapevolezza del loro potere sul nostro modo di agire e senza un profondo lavoro interiore per scardinare gli schemi rigidi e ben consolidati che ci portiamo dietro da anni.

 

In sociologia si studia questo fenomeno con il nome di profezia che si autoavvera secondo cui una supposizione, seppur inizialmente infondata, può realizzarsi, confermando la propria attendibilità, solo per il fatto di essere stata espressa e creduta vera.

 

La psicologia ha approfondito l’argomento attraverso interessanti ricerche studiando il potere del pensiero e delle parole e dimostrando come una persona che si impegna, comportandosi in un determinato modo per evitare che ciò che teme si avveri, possa invece causare proprio quegli eventi che più ha temuto!

 

profezia2Una ricerca nota come Effetto Pigmaglione (Rosenthal 1974) ha dimostrato quanto sia potente la forza del pensiero e come possa rendersi responsabile di danni, a volte anche irreparabili, sulle persone.

Un gruppo di scolari della scuola elementare con le medesime capacità intellettive fu diviso in due classi. Alle maestre, le stesse, fu detto che in seguito alla somministrazione di un test di intelligenza i bambini che avevano ottenuto le migliori performace erano stati raggruppati nella sezione A mentre gli altri, meno dotati, nella sezione B. L’esperimento dimostrò che, a fine anno, gli scolari della classe A vennero valutati più positivamente ed ebbero prestazioni migliori anche in prove oggettive confermando quindi di essere più intelligenti dei loro compagni della classe B. Si può dunque desumere che le maestre, in seguito alle informazioni a loro fornite, abbiano modificato i loro comportamenti nei confronti dei bambini supportando quelli ritenuti più dotati. A loro volta, gli atteggiamenti delle maestre avrebbero influenzato i comportamenti dei bambini i quali avrebbero reagito in modo tale da confermare le loro credenze.

Per concludere, vale la pena di fermarsi a riflettere su quelle che sono le nostre convinzioni e i nostri atteggiamenti, sia verso noi stessi che verso gli altri.

Una migliore qualità della vita passa anche attraverso la consapevolezza che non tutto ciò che capita è casuale, anzi! e che riconoscere di avere delle responsabilità verso la nostra vita e quella di chi abbiamo accanto è un grande atto di maturità e di saggezza.

 

 

 

 

 

 

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