Breve storia di gente varia (con bicicletta) su treno locale

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C’erano un esaurito, un capotreno, una donna soldato, un uomo di colore robusto, un energumeno … e una bicicletta su un treno locale. Questa specie di barzelletta è una storia vera, che forse fa ridere, forse non ci dice nulla, o forse sì.

Le biciclette viaggiano gratis e noi italiani paghiamo il biglietto

Le biciclette viaggiano gratis e noi italiani paghiamo il biglietto

Ho caricato la bicicletta nuova sul treno, per fissarla, l’ho chiusa con una piccola catena, mi sono detto che bastava, che sarebbe stato molto complicato portarla via anche da aperta. E’ estate, fa caldo, fa molto caldo, dopo la pedalata si è naturalmente accaldati. Cioè, fa caldo fuori, perché sul treno con l’aria condizionata tipica di trenitalia ci sono sicuramente meno di venti gradi. Il treno accumula ritardo, circa venti minuti su un’ora e venti. Ma non parlerò del viaggio, né dei disagi causati da trenitalia. Parlerò dell’arrivo, della bicicletta e delle persone che passano per i treni.

A disposizione

A disposizione

Arrivato al capolinea, vado a recuperare la bicicletta. La bicicletta c’è, si è un po’ accasciata, ma l’aggancio con la piccola catena ha evitato che crollasse. Bene. Bisogna fare in fretta perché il treno deve ripartire. Infilo la chiave nel lucchetto e … si spezza come burro dentro alla serratura. Provo con metodi che si rivelano prevedibilmente essere poco efficaci, il lucchetto non cede, la bicicletta resta agganciata, io devo scendere e il treno deve ripartire.

Un ragazzo molto sicuro di sé sgancia la sua bici e propone soluzioni poco praticabili (sganciare la ruota davanti e lasciarla lì, girare la chiave bloccata dentro), dopo avere velocemente constatato il fallimento delle proprie soluzioni, saluta e se ne va.

Cerco un capotreno, un bigliettaio, un agente della polizia ferroviaria. Non vedo nessuno. Poi arriva il capotreno. Gli illustro la situazione, gli spiego, gli faccio vedere la bicicletta. Gli chiedo se per caso ha qualche strumento, tronchesi, pinze, seghe … niente, lui non ha niente e non gli interessa niente, perché il treno è già in ritardo e deve ripartire.

Non so come fare.

Sale una ragazza soldato. In tuta mimetica e anfibi. Ci sono almeno 35 gradi, non so come faccia a resistere, ma il senso del dovere fa fare cose incredibili, d’altra parte dovrà obbedire a ordini ben peggiori che non sopportare il caldo. Ha anche una grosso zaino. Le chiedo scusa, dandole dell lei. Mi risponde in maniera gentile e sorridente (che magari da una ragazza mascolina in divisa non te lo aspetti). Le chiedo se nel suo zaino dell’esercito non abbia per caso qualche strumento adatto. (vuoi che un militare non abbia delle tronchesi o una sega da ferro?). Ma non ha niente. “Neanche una bomba a mano? un po’ di esplosivo?” Ma no, non ha niente, sorride, si presta a provare a spezzare la catena che è davvero esile, ma non cede. Resta a disposizione divertita.

Sul vagone compare un ragazzone di colore, robusto nel senso che ha una bella pancia. Mi avvicino a lui. Dandogli del tu. “Scusa, tu …” prima di terminare la frase mi rendo conto che mi sto rivolgendo a lui sottointendendo che essendo un extracomunitario, sicuramente sarà in grado di scassinare qualsiasi cosa. Finisco la frase alla meno peggio. Lui reagisce divertito, dice “no, io non rubo biciclette”, sta cercando il capotreno per un’informazione. Il capotreno resta asserragliato in cabina, non risponde. Il ragazzone ride per la storia “se il treno riparte, ti farà anche la multa”, per lui capotreno (uomo in divisa in generale) = multa, non è che si aspetta dei favori. Anche lui resta lì, nel caso dovesse uscire il capotreno ed è comunque incuriosito dalla situazione.

datemi un  martello! che cosa ne vuoi fare?

datemi un martello!
che cosa ne vuoi fare?

Ora siamo io, la soldatessa e l’uomo di colore. Diciamo cose abbastanza insensate e riproponiamo soluzioni che si sono già rivelate fallimentari. Facciamo un po’ di confusione. Mi sto rassegnando a tornare alla stazione di partenza (il treno è un locale che fa lo stesso tragitto avanti e indietro tutto il giorno) e lì mi farò venire a prendere da qualcuno con un paio di tronchesi.

Improvvisamente spunta il capotreno. In mano ha un martello col manico di ferro rosso. “questa è l’unica cosa che ho. Voi non la dovreste toccare, è delle ferrovie, la posso usare solo io. Ma se riuscite ad aprire il lucchetto tanto meglio. Poi me la ridate e non dite a nessuno che l’avete usato”. Ok, ora cominceremo a prendere a martellate il lucchetto finché non si apre.

Ci provo per un po’ io, niente. Ma sono abbastanza mingherlino. Ora ci prova il ragazzone di colore. Quasi niente. La soldatessa non si propone, forse non vuole mettere in difficoltà due uomini.

Poi arriva un uomo molto alto e abbastanza muscoloso, già rosso in faccia e sudato di suo. Un energumeno dal fare gentile. Dice qualche parola che non afferro. Lui invece afferra il martello. lo incastra tra il lucchetto e la sbarra a cui è legato e comincia tirare e a farlo girare. In poco tempo la catena si spezza. La bicicletta. Un boato.

Sono passati in tutto dieci minuti, il treno è ritardo di un quarto d’ora. Io afferro la bici e scendo al volo ringraziando tutti. “molto gentili, grazie, grazie mille, senza di voi…”.

Sono fuori, con la bicicletta accanto a me. Il treno parte immediatamente. Io busso ai finestrini e mostro il pollice alzato al capotreno e ai tre personaggi che molto gentilmente mi hanno aiutato.

...e ora via verso nuove avventure

…e ora via verso nuove avventure

Pochi minuti per capire che ho pregiudizi che non so di avere, ma che ragazze soldato e uomini di colore sono pronti a mostrarmi che i pregiudizi non sempre hanno riscontro nella realtà. Che i ragazzi sicuri di sé pensano solo a loro stessi. Che i capotreni sono molto indaffarati, ma si preoccupano per i passeggeri. Che la gentilezza e la disponibilità sono ovunque, non sono scomparse. Che a volte è una fortuna che i treni partano in ritardo. Che una bicicletta può farti vivere un sacco di avventure.

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