Parità di genere

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Qualche giorno fa mi è capitato di leggere tra le pagine di una rivista un articolo curioso, diciamo così. Questo il titolo: “Essere chiamata ufficialmente “architetta” è una vittoria importante”. Pare, infatti, che l’Ordine degli Architetti abbia concesso a due professioniste bergamasche, donne naturalmente, il timbro professionale con il titolo declinato al femminile. Urrà, urrà, anche se paritànon capisco esattamente dove stia la vittoria, o meglio, la vera vittoria mi sembrava il traguardo professionale! La questione non è forse quella di avere, tra uomini e donne, le stesse possibilità di accedere a determinati ruoli sociali?!

D’altronde, ho letto che il linguaggio ha un peso fondamentale non solo in tutte le relazioni sociali, ma anche nel processo di emancipazione delle donne. Siamo davvero sicuri, però, che sia quello a fare la differenza? una “a” al posto della “e” oppure della “o”? è davvero una questione di vocale a renderci certe di poter ottenere la stima dei nostri colleghi maschi? è davvero un termine declinato al femminile che sancisce la parità di genere e annulla le discriminazioni basate sul sesso? Se così fosse, sarebbe troppo facile oltre che troppo triste!
Ricordo che quando si insediò la nuova Presidente nella mia Regione, una delle prime cose che fece fu quella di far cambiare tutta la carta intestata dell’Amministrazione, togliendo a piè di pagine la dicitura “Il Presidente” e facendo apporre quella corretta sotto il profilo grammaticale e sociologico: “La Presidente”, ovviamente nell’ottica del contenimento della spesa pubblica, ma questo è un altro discorso!

bilanciaRicordo anche che, quando passai l’esame per conseguire l’abilitazione all’esercizio della professione forense, l’avvocato presso il quale avevo svolto il praticantato, iniziò a chiamarmi avvocatessa pensando, immagino di farmi piacere. Piacere che io, però, non ho mai provato. Ero così fiera di aver superato l’esame per diventare avvocato che quel termine declinato al femminile mi dava quasi fastidio, sembrava ironico e ahimè, discriminatorio!!!

Ad ogni modo, non c’è dubbio che le regole del nostro sistema linguistico sono estremamente chiare: si usa il genere maschile per i maschi e quello femminile per le femmine.
domandaTuttavia, un interrogativo mi tormenta, anzi due: se la Presidente succitata, nel caso in cui venisse rieletta volesse farsi chiamare Presidentessa o Presidenta –magari si potrebbero coniare dei nuovi termini, oggi va di moda- che cosa succederebbe? Farebbe cambiare di nuovo tutta la carta intestata dell’Amministrazione?

E poi, come la mettiamo con l’essere umano? Stando a quanto si legge, tale appellativo dovrebbe essere riservato solo ai signori uomini, giusto? e allora siamo daccapo… Sindaca, ministra, assessora, ingegnera, soldata, architetta… alieni in mezzo a tanti esseri umani, naturalmente tutti uomini!

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Chi lo ha scritto

Erica Bonanni

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Nata a Trieste, laureata in giurisprudenza e in scienze politiche, in possesso dell’abilitazione all’esercizio della professione forense, Coach in PNL, Giudice Sportivo Regionale FIP… stop. Amo ogni tipo di risveglio, amo l’atmosfera del mattino, amo la solitudine, amo riflettere, amo il cielo che minaccia tempesta, amo fare sport, amo viaggiare, amo il gelato, amo sorridere, amo giocare, amo entusiasmarmi, amo soffrire, amo lottare, amo vincere, amo studiare, amo trovare una soluzione, amo i picnic, amo suonare il flauto traverso, amo le notti insonni, amo sorprendere, amo stuzzicare, amo preparare i dolci, amo mangiare i dolci, amo leggere, amo scrivere e… amo amare ed essere amata. Odio… ops, un errore di ortografia. Volevo dire: oddio quante cose amo!

4 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Azaz

    Per me è più un obbrobrio sentire “IL presidente” quando il ruolo è ricoperto da una donna, per me fa più schifo il fatto che le persone non binarie non abbiano modo di usare dei pronomi neutri perchè in italiano non esistono, se fino ad oggi si è usato il maschile per professioni e titoli come dottore, presidente, eccetera è anche e sopratutto per cause culturali. La lingua cambia e deve cambiare soprattutto adesso si stanno abbattendo le barriere dei ruoli di genere, L’architetta, la ministra eccetera non si possono sentire? Non scherziamo.

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    • Viviana Alessia

      Mi infastidiscono i qui pro quo, perciò preciso. Se il suo commento, Azaz, risponde al mio lei non ha colto che ho trovato assolutamente inaccettabile la questione sul “presidente “, nome che appartiene al gruppo cospicuo di nomi terminanti in ENTE che non mi metto certo a rincorrere per il cambio di genere perché grammaticalmente il genere viene determinato da articolo e contesto come per i nomi terminanti in ISTA, CIDA, E, alcuni in A ( vedasi schede dell’ Accademia Della Crusca). Quindi La Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia ha fatto la cosa giusta dando peraltro dalla sua posizione un ottimo esempio nell’ esercizio della parità di genere che non ha levato peraltro la pagnotta di bocca a nessuno.
      La Lingua non solo costruisce la realtà, come avevo scritto a proposito di uso assennato della stessa, ma anche si adatta alla realtà flettendosi in modo plastico e più complesso e veloce di quanto noi crediamo. La questione della parità di genere nella lingua è piuttosto datata e ha già trovato spazio in ottime collane grammaticali diffuse che indicano la corretta formazione del genere femminile anche in nomi che resistono ancora alla flessione morfologica o in quei nomi femminili già entrati nell’ uso corrente la cui desinenza andrebbe cambiata ( vedasi schede dell’ Accademia Della Crusca ).
      La donna ha la sua dignità peculiare ( ci mancherebbe che la negassi proprio io ! ) e la manifesti senz’ altro anche nelle funzioni che svolge, come meglio crede.
      Concordo con lei sulla mancanza del genere neutro che pur esiste in altre lingue europee molto diffuse: senz’ altro aiuterebbe nell’ analisi della realtà e nella capacità logica che in questo paese pare evaporare sempre più.
      Per quanto concerne la moda di ” inventarsi” nomi, magari presidenta e presidentessa,impiegatessa, operaiessa, principa, pittoressa… e chi più ne ha più ne metta, ognuno faccia quel che gli aggrada. Non ne moriremo: in fatto di neologismi strampalati i social sono maestri e ci siamo abituati.
      Ribadisco la mia personale posizione : più che alla forma io ho sempre badato comunque alla sostanza : non mi interessa il genere della persona che fa, m’ interessa la sua capacità di fare. M’ interessa che una persona stia nella società con intelletto, buon cuore, autenticita’ e prossimita’.

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  2. Viviana Alessia

    Beh, senza dubbio femminilizzare l’ espressione “esseri umani” che risulterebbe ” essere o esseresse umane” risulta decisamente abominevole, quindi non ci si pensi più ché il mondo non si ferma. Per quanto riguarda il cambiar desinenze a iosa ai sostantivi maschili, personalmente trovo la cosa di dubbio gusto espressivo. Avvocato, ingegnere, sindaco , assessore, ed altri vanno bene per il genere maschile e femminile. Nessun obbrobrio grammaticale se diciamo, dottoressa, principessa, sacerdotessa, soldatessa ed altri come insegnano le buone grammatiche italiane.
    Molto bene ha fatto la Presidente della regione a cambiare la carta intestata firmando con un corretto ” La Presidente “: enti pubblici e privati adottano da almeno una quarantina d’ anni tale espressione come pure ” La Segretaria”, ” La Verbalista” ed altro. Mai udito un commento in proposito. Perché preoccuparsi che la Presidente della Regione, nel caso beneaugurato di rielezione, vada a pensare a inusuali neologismi? È persona intelligente e avvocato e come tale penso che difficilmente andrebbe a perdersi in quisquilie insignificanti e improduttive nella sostanza. Come fa a fantasticare in tal guisa lei, signora, che è pure lei avvocato? Per quanto concerne il semplice cambio di articolo richiesto dalla Presidente della Regione sulla carta istituzionale, potrebbe, se venisse eletto un maschietto, mantenerlo nella forma attuale il nuovo presidente. Dunque la voce suonerebbe all’ incirca : ” La Presidente Tizio Caio De’ Sempronio”. Potrebbe andare restando in tema di neologismi, parità di genere e ovviamente nell’ ottica del contenimento della spesa pubblica? Ma quest’ ultima è un’ altra questione, come lei s’ affretta a precisare nel suo post riguardo la decisione della Presidente della Regione di modificare correttamente la dicitura inerente la sua funzione.
    Certamente nessuno al mondo diventa competente o stimato inseguendo desinenze e neologismi inutili. Mi chiedo perché mai il suo post, signora, prende costantemente in esame il confronto in ambito lavorativo fra uomo e donna, quasi fossero due muri contrapposti. Lei scrive di aver letto che il linguaggio ha un peso nelle relazioni sociali. Sono personalmente convinta, come molti linguisti, sociologi, antropologi, esperti in scienza della comunicazione, scienziati, psicoterapeuti ed altri che il linguaggio in verità costruisca proprio la realtà che viviamo, le relazioni e quant’ altro. Inaccettabile pertanto mi risulta che si possa pensare e scrivere che le donne, lavoratrici o no che siano, possano essere considerate alieni in mezzo agli esseri umani, come lei scrive. È proprio così facendo, facezia o no che sia, che il linguaggio alimenta e costruisce realtà erronee. Le fantasticherie meglio lasciarle alle favole ben scritte e ai sogni notturni che svaniscono al risveglio.
    Una donna con capacita’ e competenze deve lottare alla pari di un uomo per ottenere il dovuto riconoscimento. Farà la sua bella fatica, eccome : tanta quanta ne deve fare un uomo che abbia capacita’ e competenze. Pensate ai vostri padri onesti, ai vostri fratelli onesti, ai vostri mariti onesti, ai vostri figli onesti. Non fanno forse fatica a vedersi riconosciuti i loro meriti, esattamente come voi, donne che allontanate col vostro linguaggio la parità di genere anziché avvicinarla? La vera fregatura per tutti è la vecchia e consueta raccomandazione per il figlio o la figlia di papà e magari mamma’, tanto per non farci mancare la parità nelle relazioni sociali che contano.
    La vera parità di genere si ha quando un uomo e una donna meritevoli vedono entrambi riconosciuti i loro meriti; quando un uomo indegno di tal nome che usa violenza contro una donna viene escluso per sempre dalla società civile; quando una donna che bara usando i toni e i modi della santerellina baciabanchi o i metodi ancor piu’ antichi e collaudati viene messa definitivamente alla porta magari turandosi le orecchie per non udire il suo lamentoso e sgraziato anzicheno’ canto da mostro marino d’ antica memoria e duraturo operare.

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