Non siamo PIIGS è che ci disegnano così. The Movie

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Per vocazione cinema è movimento: di immagini, di emozioni, di suggestioni, di idee, di memoria, di informazioni.
Il film PIIGS The Movie è grande cinema.

Titolo: “PIIGS” piigs poster

Regia: Adriano Cutraro, Federico Greco, Mirko Melchiorre
Sceneggiatura: Adriano Cutraro, Federico Greco, Mirko Melchiorre
Paese: Italia
Genere: Documentario

Interpreti: Claudio Santamaria

Consigliato a: a chi non sa come finisce la storia, la propria, quella di tutti; a chi lo sa solo un po’, a chi la conosce perfettamente
Sconsigliato a: a chi non gliene frega niente di come finisce la storia. La propria. Quella di tutti

“Sono una persona. Ho un lavoro. Sono inserito. Mi avrebbero trovato sicuramente con una siringa al braccio, morto in un cesso. Invece dieci anni fa mi hanno dato una seconda possibilità.”
É Eugenio. Voce incerta, volto scavato, sguardo smarrito. La vita buttata via. Poi la rinascita. Le parole di Eugenio sono come piccoli squarci di amara poesia e tagliano l’anima. Purtroppo la vita ritrovata di Eugenio potrebbe avere un epilogo imprevisto e drammatico.
Eugenio si smarrisce ancora? Arriva il cattivo? Perchè?

Claudio Santamaria

Claudio Santamaria

Perchè qualcuno ha deciso che ci siano 95 ossi per cento cani.
Perchè usiamo la moneta di un’altra entità che non è la Repubblica Italiana in cui il popolo sovrano dovrebbe avere una propria moneta.
Perchè qualcuno nel 1981 in Francia, su richiesta del Presidente Mitterand, in modo del tutto arbitrario, stabilì che il 3 per cento potesse essere un buon rapporto fra deficit pubblico e Pil.
Perchè le politiche di austerity si basano sui calcoli sbagliati di due economisti, Reinhart e Rogoff, che non sapevano usare il foglio exel.
Perchè abbiamo una simil Costituzione Europea, che si chiama Trattato di Lisbona, composto da 17 emendamenti e 2800 pagine, che non è stata chiamata Costituzione perchè a nessun cittadino venga voglia di leggerla e richiederne un referendum abrogativo.
Perchè il Trattato di Lisbona ha valore di legge Costituzionale e, dal 2012 grazie al Governo Monti, ha violentato e snaturato la nostra Costituzione con l’introduzione dell’obbligo del pareggio di bilancio.
Perchè il totem del pareggio di bilancio ha tagliato gli investimenti nel welfare dell’80% negli ultimi cinque anni.
Perchè a causa di questi tagli la cooperativa il Pungiglione, che in oltre 20 anni di attività ha aiutato e sostenuto centinaia di persone disabili o disagiate (compreso Eugenio), potrebbe chiudere per mancanza di fondi.

Ed Eugenio potrebbe tornare a farsi le pere e finire morto in un cesso.

Noam Chomsky

Noam Chomsky

L’acronimo PIIGS fu coniato dall’Economist nel 2009 per indicare i paesi dell’area euro in maggiori difficoltà in seguito alla grande crisi mondiale del 2008. P.I.I.G.S ovvero Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna sono accusati di aver vissuto e vivere al di sopra delle proprie possibilità e di non essere in grado di risolvere i problemi strutturali ed economici esasperati dalla crisi mondiale. Soffriamo perchè siamo PIIGS, maiali, è quanto l’Unione Europea e i paesi del nord dell’eurozona ci ripetono da anni.
Ma non è vero.

Non è vero! Come ci spiegano Noam Chomsky, Paolo Barnard, Stephanie Kelton, Warren Mosler, Stefano Fassina, Yanis Varoufakis, Erri De Luca e altri. Non è vero che la risposta alla crisi è l’austerity, non è vero che non si può sforare il tetto del 3% deficit pil, non è vero che il debito pubblico è un problema se non lo facciamo diventare un problema. Soprattutto non è vero che siamo PIIGS, e non ci sappiamo amministrare e governare: si chiama autorazzismo, ce lo hanno propinato come un veleno perchè la mitridatizzazione ideologica delle politiche di austerity fosse accettata e compiuta.

Paolo Barnard

Paolo Barnard

Il sospetto che qualcosa nella costruzione dell’Unione Europea sia sbagliata e l’idea che l’Unione Europea, nata per il benessere dei popoli europei, non stia facendo il benessere dei popoli europei vengono confermati. Non soffriamo perchè siamo PIIGS, ma siamo PIIGS perchè dobbiamo soffrire.

Mentre le interviste di economisti, filosofi, politici si alternano con ritmo incalzante e la voce narrante di Claudio Santamaria ci accompagna nella comprensione delle politiche, degli scopi, delle dinamiche dell’austerity Claudia, fondatore e presidente della Cooperativa Il Pungiglione, ci conduce nella discesa quotidiana all’inferno dell’austerity nel girone dei dannati dal progressivo annichilimento dello stato sociale.

Erri De Luca

Erri De Luca

Ciò che la nostra bellissima Costituzione nata sul sangue e il dolore di una guerra ci garantiva: dignità sociale, libertà e uguaglianza sostanziali, ora una Costituzione “fantasma” ci nega in nome di una fantomatica stabilità economica. I diritti, come denuncia amaramente Erri De Luca, non sono più diritti, ma servizi e i cittadini sono diventati clienti: può accedere al servizio chi lo può pagare. Ribellarsi a questo sistema non è possibile se non a prezzo d ritorsioni di inaudita e crudele “violenza”, come successo e succede ai fratelli greci e Yanis Varoufakis racconta.

Yanis Varoufakis

Yanis Varoufakis

Come finisce il film? Lo sapremo solo vivendo le nostre storie quotidianamente. L’alternativa a questo sistema c’è. C’è già stata. L’avevano costruita i nostri nonni e padri dal dopoguerra agli inizi degli anni ‘90 del secolo scorso, concependo uno stato e costruendo una società solidale che avevano dato ad Eugenio una seconda opportunità grazie all’impegno e al lavoro di Claudia e degli altri sognatori della cooperativa Il Pungiglione.
Un abbraccio, una mano intrecciata ad una mano e non siamo più soli in questa frenetica corsa verso la stessa ineluttabile fine.
Dobbiamo riprenderci quell’alternativa.
Come ci raccontano Federico Greco, Mirko Melchiorre, Adriano Cutraro: non siamo Piigs è che ci disegnano così.

Federico Greco Mirko Melchiorre Adriano Cutraro

Federico Greco Mirko Melchiorre Adriano Cutraro

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3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Kiki

    No. Scusami Maria Grazia, non commentavo il film, né la tua recensione (secondo me, sulle pagine de L’Undici ci diamo tutti del tu). Commentavo alcune affermazioni che sono nel testo e che non condivido (a prescindere che siano tue o dei registi. Di certo sono di Varoufakis). Ciao

    Rispondi
  2. kiki

    In realtà è molto più semplice di così: sei una famiglia, prendi uno stipendio di 2.500 euro al mese. Decidi che per garantirti una vita dignitosa secondo i tuoi standard non è abbastanza e quindi spendi 1.000 euro al mese in più, indebitandoti con i tuoi famigliari, con la banca, con gli amici. E’ normalità? Perché Varoufakis e (probabilmente) gli autori di questo film sostengono che lo sia, ma io non ci giurerei (qualcuno di voi si comporta così, nella sua vita di tutti i giorni?). L’Italia della prima Repubblica, che si è comportata così più o meno dagli anni ’70 agli anni ’90 era un Paese così meraviglioso che la inflazione toccò il 24% nel 1977 ed il 21% nel 1982. Inflazione, la imposta più iniqua (e improduttiva) che ci sia, pagata uguale da tutti, soprattutto da chi non ha la possibilità di acquistare beni rifugio. Dire che un popolo per sentirsi tale deve avere una propria moneta non significa nulla, è come dire che per sentirsi tale ha diritto alla propria compagnia di bandiera, anche se è un’azienda che brucia soldi. La moneta è come la lingua, più gente usa la stessa, più i rapporti sono facilitati. Il 3% del rapporto deficit/PIL non nasce da paturnie di gente che non sa nemmeno usare xls, ma da un calcolo matematico che mette insieme diversi indicatori economici (crescita, debito ed inflazione). Vero che si basa sulla previsione di una crescita del PIL del 5% nominale (3% al netto dell’inflazione), valori che la UE non raggiunge dal 2005; di questo si dovrebbe tenere conto e ammettere l’errore, renderlo più flessibile (quindi ammettere un rapporto più alto) fino a quando non si tornerà a tassi di crescita simili. Quello è l’errore attuale del rigore europeo (a guida tedesca); il resto è vanvera grillesca. I nostri padri hanno accumulato debiti, prima o poi i debiti si pagano, tocca a noi o toccherà ai nostri figli, facciamocene una ragione. In questo l’Europa è una ciambella di salvataggio, non qualcuno che ci butta giù dalla barca

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