Il progetto “Tommaso” e l’importanza di essere insegnanti

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Il martedì pomeriggio finisco di insegnare alle 13,50. Prendo il tram, perché sono una Prof senza patente e vado in Ospedale. No, non vado per curarmi, ma per curare nel limite di quello che posso, i ragazzi ricoverati nei reparti di Pediatria e Neurochirurgia pediatrica. Lo pensavo da tanto tempo questo progetto, me lo accarezzavo nelle mie ore vuote. Poi, ho pensato: “La musica è una cosa bellissima” e il mio dovere di insegnante è quella di portarla là dove gli unici suoni che si sentono, sono pianti, lamenti, mamme che piangono, occhi di ragazzi privati della loro fanciullezza. Io insegno in una Scuola dove riconoscono che la cultura non può essere stipata solo nelle aule scolastiche. La cultura, si deve espandere là dove proprio necessaria.

Il mio progetto si chiama “Progetto Tommaso”, Tommaso il nome di mio figlio, un grande musicista morto per il dolore di una società che non aveva spazio per lui. Lui, che era musica, che era aldilà delle meschinerie terrene, lui che proteggeva tutte le persone più umili e soprattutto quelle più deboli. Forse perché si rispecchiava in loro, nella loro sofferenza. Quella sofferenza che ti va vivere a stento, ma nel tuo intimo sai già che hai regalato la vita alla morte quotidiana, alla derisione, all’esclusione, all’abbandono. Proprio per lui, e perché io e Tommaso eravamo indissolubili nei nostri respiri, ho pensato di portare la bellezza dove la gioia scompare ad ogni flebo, dove il sorriso si annulla in una cameretta silenziosa, dove le risate sono smorzate da siringhe che ti rubano il sole che si affaccia dalla finestra. E così, il martedì pomeriggio non sono più un’insegnante, non sono più la Prof tutta programmata, ma indosso il camice che mi hanno colorato di note, di colori, di allegria e arrivo dove so già che dovrò mettermi in posizione di ascolto. In ascolto delle loro emozioni, dei loro attimi, dei loro momenti dove credono che il sole entri attraverso un camice colorato. La musica crea momenti di distensione, distrae, calma, crea un luogo protetto dove le emozioni possono trovare spazio. Aiuta anche con la sua caratteristica di fluire nel tempo e nello spazio, a riempire i vuoti, le attese.autismo-musicoterapia

Ci sono bambini che mi riempiono gli occhi di gratitudine perché vogliono rimanere in ospedale: perché c’è la musica, e raccontano ai nonni e agli amici l’inconsueta esperienza vissuta con la musica e gli strumenti musicali, raccontano di una Prof che balla la dab dance e che hanno dovuto insegnargliela loro, perché proprio non capiva nulla. Quando entri in contatto con loro capisci la vera essenza dell’essere insegnanti: non c’è programma, non ci sono verifiche, non ci sono test INVALSI, non c’è catalogazione, non ci sono etichette, non c’è un primo e un ultimo, ma ci sono solo persone che arrivano insieme a gioire. Ed è lì che capisci cosa vuol dire Scuola, vita, conoscenza. Sperimenti sulla pelle le parole di Socrate, il tirar fuori per esplorare, capire, seguire le loro intuizioni. Una ragazza con una malattia importante, mi aspettava davanti all’ascensore: una ragazza bellissima, una ragazza gioiosa, una ragazza che ha distrutto con tutta la sua dolcezza, il nostro mondo di “normali”. Accusandoci di non poterla far vivere facendo le cose che tutte le ragazze della sua età fanno normalmente. Lei è paralizzata ed è innamorata follemente del suo ragazzo. Con i suoi occhi e il suo sorriso ha illuminato tutto il reparto. La sua voce è luce, una luce che rischiara tutti: medici, infermieri, pazienti, mamme. Poi c’è una ragazza con gli occhi di cerbiatta stesa su un letto aspettando il nulla. L’ho chiamata, e prima timidamente, e poi sempre più luminosa, si è infiammata a suonare “Per Elisa”, a vedermi che facevo teatro dietro a pannelli costruiti solo con l’amore. E io in quei momenti dimentico tutto. Dimentico la mia vita perché faccio parte della loro. Ed è lì che riconosco Tommaso, la sua forza, la sua energia, il suo non voler essere dimenticato. Perché dove c’è musica c’è mio figlio, e dove c’è dolore ci sono i suoi occhi che mi indicano la via da seguire.

Il progetto “Tommaso”, è un percorso che fa capire quanto noi insegnanti siamo tra le figure più importanti di questa società. Siamo noi che riusciamo a far sorridere chi non ha più passato, ma solo un inferno di futuro, che può essere dimenticato ogni martedì da una Prof. vestita da pagliaccia che balla la dab e canta a squarciagola la sua gioia di vivere. Per noi, per loro e per tutti quelli che soffrono.

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