Per non dimenticare

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Probabilmente il titolo è fuorviante. La prima cosa, infatti, che mi viene in mente leggendo quelle parole è che al giorno d’oggi ci sono più giornate dedicate a drammi, lutti e tragedie che quelle dedicate rosaall’amore. Si dice per non dimenticare. Chissà perché, dal momento che è molto più facile ricordare chi ci ha fatto del male piuttosto che chi ci ha regalato un sorriso. Uno sfregio lascia tracce indelebili, non c’è bisogno di qualcosa per ricordare, mentre un bacio si dissolve in pochi istanti. Un attentato diffonde terrore, non c’è bisogno di qualcosa per ricordare, mentre l’amicizia viene e va. La morte lascia un vuoto incolmabile, non c’è bisogno di qualcosa per ricordare, mentre la vita si dà per scontata.

agendaComunque non è di questo che volevo parlare. L’argomento è molto più leggero. Parliamo di smartphone!
Una volta, per non dimenticare un appuntamento, una ricorrenza, oppure un impegno si era soliti fare un nodo attorno a un dito o al fazzoletto, almeno ditoquesto era il modo di dire più diffuso. Poi è stato il momento di carta e biro,  dei post-it, delle agende e ora, delle agende elettroniche. I cellulari moderni, infatti, gli smartphone, sono in grado di fornire all’utente decine di servizi. Da quelli più banali come fotocamera, calcolatrice e torcia a quelli più ambiziosi come meteo, internet, termometri, metronomi, registratori, navigatori e… agenda digitale con reminders e promemoria.

Sebbene non abbia mia fatto un uso diretto di quest’ultima funzione è impossibile non partecipare all’uso che ne fanno gli altri! Quel beep, che oggi può assumere i toni più disparati, addirittura quello del verso di un beepanimale, è ovunque. Non sempre segnala un appuntamento, ma nella mischia c’è anche lui, il beep per non dimenticare! Tra il beep che segnala l’arrivo un sms, infatti, quello che segnala l’arrivo o la partenza di un whatsapp, quello che segnala l’arrivo di una mail e tra tutta una serie di beep specifici che caratterizzano altre funzioni c’è anche quello del calendario. Peccato invece, che la modalità di gestione dei suoni delle notifiche silenziosa, altra grande invenzione, sia così poco usata!

Dunque, a prima vista, anche l’uomo più sbadato, distratto o superficiale parrebbe essere al riparo da gaffe e figuracce che, in ogni caso, possono sempre capitare, in fondo siamo esseri umani, mica robot. Ed è proprio qui che scatta l’inghippo. Se da una parte, è facile segnare sull’agenda la data e l’ora di un appuntamento, dall’altra, invece, non è altrettanto facile decidere quando fissare la sveglia che fa partire il beep miracoloso “ricorda appuntamento” -non solo al fenomeno di turno ma anche ai malcapitati che gli stanno attorno!

svegliaSe questa, infatti, viene fissata con troppe ore d’anticipo, rimane tutto il tempo per dimenticare il beep miracoloso. Così il dentista aspetterà invano il suo paziente delle 11.00, Carolina non riceverà gli auguri per il compleanno, l’auto non verrà revisionata, la riunione di lavoro sarà meno affollata e lo smemorato cercherà come al solito di giustificarsi, dapprincipio nei modi tradizionali –quelli non cambiano mai- e poi dando la colpa al suo smartphone, perché non ha fischiato, oppure perché l’ha fatto troppo piano o troppo in anticipo e allora partiranno una serie di beep che non saranno più però quelli di un cellulare, bensì quelli per coprire gli improperi che usciranno dalla bocca dell’assente ingiustificato. Se, invece, la sveglia viene fissata a ridosso dell’evento, potrebbe essere tardi per sbrogliarsi monacodall’attività in cui si è coinvolti per onorare l’altro impegno.

Allora che fare quando i nodi al fazzoletto, l’agenda e lo smartphone non bastano più? Puntare sui medicinali mi sembra eccessivo, così come puntare sullo smemorato. Piuttosto, mi metterei dall’altra parte, dalla parte del destinatario indiretto del beep e se non ha nel DNA la pazienza, la tolleranza e la flessibilità di un monaco tibetano, gli consiglierei un corso di meditazione orientale, tanto per non dimenticare che, come si dice… una svista può capitare!

 

 

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Chi lo ha scritto

Erica Bonanni

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Nata a Trieste, laureata in giurisprudenza e in scienze politiche, in possesso dell’abilitazione all’esercizio della professione forense, Coach in PNL, Giudice Sportivo Regionale FIP… stop. Amo ogni tipo di risveglio, amo l’atmosfera del mattino, amo la solitudine, amo riflettere, amo il cielo che minaccia tempesta, amo fare sport, amo viaggiare, amo il gelato, amo sorridere, amo giocare, amo entusiasmarmi, amo soffrire, amo lottare, amo vincere, amo studiare, amo trovare una soluzione, amo i picnic, amo suonare il flauto traverso, amo le notti insonni, amo sorprendere, amo stuzzicare, amo preparare i dolci, amo mangiare i dolci, amo leggere, amo scrivere e… amo amare ed essere amata. Odio… ops, un errore di ortografia. Volevo dire: oddio quante cose amo!

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