Pasqua: tempo di uova, colombe, agnello e… riflessioni

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Anche quest’anno, dopo l’Epifania “consumata” fra secolari e suggestive tradizioni, fra calze piene di dolciumi e di carbone, fra scope e riti apotropaici di fuochi propiziatori; dopo il Carnevale “consumato” fra crostoli, fritole, arlecchini e pinocchi vari; dopo gli eterni giorni della Quaresima “consumati” fra digiuno ecclesiastico, astinenza dalle “carni”, preghiera, pecoracarità e altre penitenze, è finalmente arrivata Pasqua.

Se fino ad ora tutto sembrava ricondurre al classico “polvere eravamo e polvere ritorneremo”, a Pasqua l’unico riferimento a polvere e cenere sono i mobili del salotto, i mozziconi di sigaretta nascosti nei vasi dei gerani e l’urna di nonna Teresa!

Ma qual è il primo pensiero che si associa solitamente alla parola Pasqua? Il film di Melville Shavelson “Pranzo di Pasqua”?, l’isola di Pasqua in una foto glamour di una rivista patinata?, uova enormi di fine cioccolato con decorazioni in glassa colorata, pinze fragranti, colombe farcite, teneri e succosi bocconcini di carne d’agnello? o altro ancora?!
cibiVi è senza dubbio chi non digerisce il fatto che qualcuno possa “accompagnare” questa sacra ricorrenza con un film, un viaggio o del buon cibo. Quanti, infatti, sono quelli che hanno costanti problemi di stomaco? e quanti, invece, sono quelli che “credono” nel perdono (perciò mi scuseranno) e nella Pasqua come festa religiosa?
Sarebbe davvero “cosa buona e giusta” tacciare di immoralità e di agnosticismo chi, al pensiero della Pasqua, ghigna sornione perdendosi in chissà quali stravaganze, anziché meditare e cercare una risposta a chissà quali inafferrabili quesiti esistenziali?

dolciCon i tempi che corrono e le nostre vite che corrono ancora più in fretta dei tempi, ci troviamo giorno dopo giorno sempre più impegnati, più disillusi, più vecchi, più affamati di sogni, ideali e perché no, anche di dolcezze.
Come dare torto allora, a coloro che in questo santo periodo prima di pensare a Cristo, nato, vissuto, morto e –dicono- risorto per noi, pensano al pasticciere dietro all’angolo –in carne ed ossa- che lavora ogni notte confezionando gustose prelibatezze per il piacere del palato di decine di esseri umani?

Oggi, ormai, si discute proprio su tutto; non siamo capaci di prendere in considerazione una “visione” diversa dalla nostra. Arroccati, quasi incrostati su posizioni solipsistiche; nemmeno il kamasutra, in questo caso, sortisce alcun effetto. La posizione è granitica!
Prevengo il corale “ma guarda un po’ da che pulpito viene la predica”; effettivamente questa è “la vita a modo mio”, non ne faccio certo mistero. Perciò, rea confessa che questa è solamente la mia personalissima visione delle cose, dovrei essere fatta salva e redenta per assioma cricetodivino, giusto?!

Così propongo il “vivi e lascia vivere”; una convivenza cordiale; l’”accettazione” dell’altro, possibilmente senza spargimento di sangue! Fantastico sulla possibilità di un connubio, una sorta di unione fra sacro e profano, seppur insolita; un po’ come succede per la questione delle coppie di fatto e dei matrimoni gay, bisogna saper “accettare”, senza per forza, voler imporre il proprio credo!
La Pasqua è una festa; che la si voglia considerare religiosa o licenziosa, resta pur sempre una festa; un’occasione benedetta da vivere in modo appassionato, intenso e con una forte partecipazione emotiva, come il momento della prima marachella, del primo bacio, del primo piccolo furto, ricordate?!

sacroAllora, che fare? Privilegiare il “sacro” celebrando con beatitudine vita, morte e risurrezione, oppure privilegiare il “profano” celebrando con gratitudine vita, passione e golosità?
Ad ogni modo e in ogni situazione –Natale, elezioni politiche, sagra del maiale, Conclave o Pasqua- c’è un quid che innegabilmente avvicina e rende simili tutti gli esseri umani; i viziosi intrisi di peccati carnali e i Don delle rispettive parrocchie, avulsi e detersi da qualsiasi tipo di peccato, anche se spesso “buongustai” e soprappeso: la fragilità umana!
La carne è debole, si sa, così come, a volte, lo è la fede: entrambe vanno nutrite costantemente con fiducia, devozione e perché no, con un po’ di dolcezza!

 

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Chi lo ha scritto

Erica Bonanni

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Nata a Trieste, laureata in giurisprudenza e in scienze politiche, in possesso dell’abilitazione all’esercizio della professione forense, Coach in PNL, Giudice Sportivo Regionale FIP… stop. Amo ogni tipo di risveglio, amo l’atmosfera del mattino, amo la solitudine, amo riflettere, amo il cielo che minaccia tempesta, amo fare sport, amo viaggiare, amo il gelato, amo sorridere, amo giocare, amo entusiasmarmi, amo soffrire, amo lottare, amo vincere, amo studiare, amo trovare una soluzione, amo i picnic, amo suonare il flauto traverso, amo le notti insonni, amo sorprendere, amo stuzzicare, amo preparare i dolci, amo mangiare i dolci, amo leggere, amo scrivere e… amo amare ed essere amata. Odio… ops, un errore di ortografia. Volevo dire: oddio quante cose amo!

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