Ossequi! Egregio Assessore. Come un popolo in schiavitù regge il sistema

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Il latitante, che mai nessuno ha afferrato, non appartiene a “Cosa nostra” o alla “Camorra” né a qualunque altra organizzazione malavitosa. Appartiene al popolo e in esso si nasconde. Il suo nome è “disprezzo sociale”.

Uno degli ultimi casi di appalti truccati(1) o, meglio, di un sistema di corruzione piuttosto insolito – in cui il politico “affidabile” s’innesta in una rete di contatti tesi ad aggirare le regole per ottenere consensi elettorali o indebiti arricchimenti personali – dimostra l’accondiscendenza e il servilismo sociale che, il più delle volte, alimenta questo stato di cose consentendone la proliferazione a dismisura.

Ma, oltre alle promesse e a qualche contentino – che spesso si trasformano in posti di lavoro o incarichi -, cos’altro ottiene questo popolo obnubilato ad arte? Tra i corrispettivi più graditi vi è una rivisitata “deregulation”, vale a dire una pressoché totale libertà di infrangere le regole(2). Su questo disastroso ma consentito fastello amorfo regnano quelle istituzioni elettivamente solide sulla carta ma, invero, trasformate in posti di potere da usare per fini privati.

E sotto i piedi finiscono importanti baluardi, come l’educazione, in primis scolastica: fra gli arrestati anche dirigenti scolastici; la deontologia professionale: compiacenti professionisti, tra cui spiccano ingegneri, architetti e commercialisti; la formazione accademica: nel giro illecito diversi docenti universitari… ma, su tutti, a ricevere la peggiore sorte è il merito. Quest’ultimo elemento, però, non riguarda solo gli imprenditori collusi con i clan. Il merito, in qualunque contesto, presuppone un iter di studio e di lavoro contrassegnati da impegno, applicazione e abnegazione esemplari, tesi alla crescita nel campo, in quell’ambito professionale verso cui ci si dirige per inclinazione naturale che, nel corso della vita, spesso si arricchisce di competenza frammista a passione ed entusiasmo, lo stesso che hanno tanti ragazzi i quali, con la testa china sui libri, si proiettano verso il futuro. Ma quale futuro viene loro riservato da codesti signori se non quello degli stratagemmi per aggirare leggi dello Stato nonché qualunque altra norma della convivenza civile?
È in questo scenario, appunto, che si formano i nuovi adepti: generazioni senza scrupoli, nate in famiglie che da sempre ritengono “normale” questo sistema, in cui la politica rappresenta solo una parte, sebbene centrale. Motivo per il quale l’intenzione di cambiare il sistema al grido di “Mandiamoli tutti a casa” è incompleta.

I pm del pool "Mani pulite", la serie di inchieste che, nel 1992, permise di scoprire il giro di corruzione che prese il nome di "Tangentopoli".

I pm del pool “Mani pulite”, la serie di inchieste che, nel 1992, permise di scoprire il giro di corruzione che prese il nome di “Tangentopoli”.

La vita non ruota tutta intorno alle poltrone di governo; le non troppo risalenti (1992-1993) “Tangentopoli” e “Mani pulite”, nonché fine della “Prima Repubblica” dimostrano quanto le radici di tali esseri – indipendentemente dall’etica e dall’ideologia delle forze politiche – siano diffuse e capaci di conservarsi per anni, pronte ad attecchire su terre vergini.
Questo sistema – cellula di un più ampio quadro, nazionale e transnazionale – mette indirettamente in luce la priorità programmatica più importante: l’educazione e la necessità di una sua diffusione capillare – dalla nascita – che attraversi dal basso tutti gli ambiti privati e pubblici.
È questo il proposito centrale su cui dovrà puntare la politica, soprattutto il Movimento 5 Stelle – che si candida a governare il Paese –, al fine di smantellare quel sistema, oggi retto da un popolo in schiavitù, pronto ad inchinarsi al cospetto di chi ricopre ruoli di potere che, in ogni caso, rimane colpevole di aver capovolto le regole: un atto dovuto viene considerato un favore – da richiedere ad un amministratore pubblico o agli amici degli amici – piuttosto che un diritto cristallizzato in una legge.
Laddove bisognerebbe dimostrare quel disprezzo sociale che, quantomeno sul piano morale ma non illusorio, riequilibrerebbe le posizioni, collocando il politico e tutta la schiera di proseliti al gradino più basso della scala umana; oltre a commisurargli la pena alla colpa più subdola, quella di togliere la speranza di una vita serena a tutti i cittadini che, nonostante tutto, continuano a credere in un mondo migliore ma anche a quelli che, stremati da mille fatiche, decidono di abbandonare tutto, persino la stessa vita.

Note

1. L’inchiesta “The Queen” della Dda di Napoli ha portato agli arresti circa 70 persone, tra cui l’ex assessore al Turismo della Regione Campania Pasquale Sommese, il presidente della Fondazione Banco di Napoli nonché docente universitario Daniele Marrama, sindaci, imprenditori, dirigenti scolastici e diversi professionisti tra cui Guglielmo La Regina (da cui il nome dell’inchiesta) che – secondo gli inquirenti – avrebbe dato vita al “vasto giro di corruzione” definito appunto “Sistema La Regina”, riscontrato in almeno 18 appalti che, purtroppo, sarebbero solo la “punta dell’iceberg”. Si precisa che alcuni soggetti hanno ottenuto modifiche o annullamento della pena ma, nel frattempo, altre cinque gare sono state ritenute sospette. [Ndt]

2. Le violazioni di leggi sono innumerevoli e, in particolare in alcuni luoghi meridionali, vanno dagli schiamazzi all’aggressione verbale, da quella fisica agli assassinii, dalla sosta selvaggia all’abusivismo edilizio, dalle svariate falsificazioni agli appalti truccati e così via fino ai più inenarrabili abomini.

 

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