La Dittatura del “meno peggio”

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Puntuale come un orologio torna ad ogni elezione occidentale la scelta fra il “meno” peggio e il peggio. Questa volta abbiamo potuto assistervi durante il primo turno delle elezioni presidenziali francesi del 2017, dove al ballottaggio sono arrivati il nuovo candidato Emmanuel Macron e la sua diretta rivale Marine Le Pen. Molti pur di sbarrare la strada alla leader del Front National si sono turati il naso votando l’ex ministro dell’economia di Hollande.
Non è la prima volta e di sicuro non sarà l’ultima vedendo il sistematico declino della politica occidentale. Da quasi 30 anni a questa parte un gran numero di persone non vota più convinta della propria fazione politica o della propria visione ideologica, ma semplicemente per fermare l’avversario pericoloso adattandosi all’alternativa meno catastrofica.

Questo tipo di voto era presente anche in passato, ma in forma nettamente minoritaria. In Italia durante gli anni d’oro della I repubblica milioni di elettori votavano convinti il proprio partito e partecipavano attivamente alla vita politica. Con l’avvento della partitocrazia e il declino delle ideologie negli anni ’80 questa vitalità è stata progressivamente sostituita da un disincanto diffuso che ormai attanaglia una buona fetta della popolazione.leoaprmed2
La perdita di una visione di fondo da parte delle classi dirigenti politiche e l’avvento del pensiero unico (il turbo-capitalismo globalizzato) hanno finito per infangare e avvilire il dibattito politico fino a ridurlo ad un immenso show ad uso e consumo dei mass media. Con la crisi economica del 2008 e l’ascesa dei movimenti anti-sistema (banalmente chiamati populisti) c’è stato un timido risveglio del dibattito, che però si è subito consumato in una tifoseria da stadio di infimo livello con sempre in mezzo il preponderante voto del “peggio e il meno peggio”. Peccato però che con una politica di questo livello la democrazia non potrà rimanere funzionante e prospera all’infinito, come già stiamo vedendo con i nostri occhi. A furia di scegliere la mediocrità per contrastare il “presunto male” si finirà per far affondare l’intero sistema sociale che si voleva tanto proteggere.

Le classi dirigenti dell’Occidente ormai vivono alla giornata e non sanno più concepire una strategia di lungo respiro. E questo è uno dei motivi per cui la gente si è allontanata dalla politica. Allo stesso tempo però, al di fuori dei nostri confini, diversi grandi attori non stanno a guardare: la classe dirigente russa sotto la guida di Putin persegue nuovi sogni di dominio, così come quella cinese di Xi Yinping o i turchi guidati da Erdogan. E infine i jihadisti, guidati dal loro implacabile Dio verso il futuro utopistico califfato mondiale.

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