Democrazia? No, grazie

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Affermare che la democrazia è in crisi è dire un’ovvietà. Al di là dei vantaggi che l’esito delle consultazioni porteranno alle rispettive popolazioni, il referendum su Brexit, quello sullo storico trattato di pace colombiano e l’elezioni di Trump hanno reso evidente come una buona fetta di elettorato vota sulla base di qualche slogan o tweet ben riusciti, informandosi pochissimo e in maniera estremamente superficiale. In un mondo in cui ogni tipo di informazione è potenzialmente disponibile per tutti e in ogni momento, ci informiamo sempre meno. Perché non abbiamo tempo, perché non abbiamo voglia di selezionare le notizie false da quelle vere, perché non ci fidiamo più di nessuno, perché è molto più semplice ascoltare la pancia e non usare la testa.

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Ma la crisi è ben più profonda. Perché, quando si disquisisce sul calo dell’affluenza alle elezioni, sulla superficialità degli elettori, sugli atteggiamenti autoritari di Putin, sulla mancanza di diritti in Cina, sulle malefatte delle multinazionali, si sta sempre partendo da un’assunzione che si ritiene solida ed indiscutibile, ma è invece sempre più lontana dalla realtà. Ossia si assume che i cittadini delle democrazie occidentali considerino la democrazia un valore assoluto, sacro ed irrinunciabile. Le cose non stano esattamente così. Esiste una fetta sempre maggiore di persone che, nei paesi democratici occidentali, ha perso fiducia nella democrazia e non reputa i suoi valori come il fondamento della comunità. E quindi, di conseguenza, prova crescente simpatia per ordinamenti e società non totalmente democratici (almeno secondo gli standard occidentali), come ad esempio la Russia di Putin.

Perché sta accadendo questo? Innanzitutto per una questione puramente anagrafica. L’evidenza che un’Europa unita e democratica (seppure con mille difetti) ha garantito il periodo più lungo di pace sul Continente dalla comparsa dell’uomo sulla Terra ha paradossalmente offuscato i valori che hanno reso ciò possibile. Perché chi ha vissuto gli orrori dovuti alle dittature non è più tra noi e la maggior parte della popolazione considera i lager nazisti, le squadracce fasciste o le purghe staliniane alla pari delle guerre puniche: eventi lontani nel tempo, che non hanno connessione con il presente e che non possono quindi essere una prospettiva reale per il futuro.

Nei cantoni svizzeri dell'Appuntello Interno e di Glarona, ttutti i cittadini della comunità rurale si riuniscono in assemblea in una piazza e votano per alzata di mano per eleggere gli amministratori e deliberare leggi locali.

Nei cantoni svizzeri dell’Appuntello Interno e di Glarona, ttutti i cittadini della comunità rurale si riuniscono in assemblea in una piazza e votano per alzata di mano per eleggere gli amministratori e deliberare leggi locali.

Inoltre, anche se è senz’altro vero che i valori democratici in Occidente hanno assicurato grandi progressi sociali e rafforzato i diritti dei più deboli, è anche vero che tante promesse insite nel sistema democratico non sono state mantenute. È manifesto che, ad esempio, tra i valori e le parole scritte nella nostra Costituzione del 1948 non sono ancora state totalmente applicate nella realtà italiana del 2017, e non è assolutamente certo che stiamo percorrendo il cammino giusto perché questa discordanza venga eliminata. Le pastoie e l’immobilismo politico, ma soprattutto lo strapotere della finanza e dei “potenti” di fronte ai governo democratici, reso palese dalla crisi finanziaria degli ultimi anni, ha fortemente diminuito la fiducia dei cittadini nei confronti della democrazia. Le domande che naturalmente ci si pone sono: “A cosa serve tutta questa storia delle elezioni, del Parlamento, dell’uguaglianza, se poi i poteri della finanza e delle banche non sono uguali a noi?”; “Perché dobbiamo sorbirci cambi di governo ogni sei mesi e proclami su diritti e leggi da rispettare, se poi le multinazionali o i cinesi non rispettano alcuna regola?” Forse è una visione superficiale, ma è fuori discussione che esiste una base di verità.

E allora, il “cittadino qualunque”, che – piaccia o no – è parte della società, di fronte a questo scenario paludoso e zeppo di ingiustizie, nonostante le leggi che dovrebbero garantire giustizia ed equità, guidato da una sensazione di impotenza, ma anche realismo pratico, dice a se stesso: “Ma sai che c’è? Meglio allora qualcuno che prenda decisioni, che ci garantisca la sicurezza, che lotti per i nostri interessi anche senza rispettare le regole, che sbrighi le situazioni senza tanti finti dibattiti parlamentari”. “Dal momento che tutti sono dei bugiardi, visto che le leggi che dovrebbero garantire equità non sono applicate, allora meglio chi parla con sincerità, dicendo le cose come stanno”. Se poi questa sia una soluzione che effettivamente beneficia i cittadini è tutto un altro discorso che non vogliamo affrontare qui.

Cinese-in-azioneOssia, sempre più cittadini sono disposti ad accettare di perdere qualche diritto (che considerano comunque solo “teorico”) in cambio di praticità e, supposta, sincerità. “Meglio Trump che è maleducato e magari poco democratico, ma dice la verità (o sembra dirla) piuttosto che Hillary che è la solita politica che si riempie la bocca di belle parole, ma poi fa quello che le pare, in barba a uguaglianza e valori democratici. Meglio una democrazia incompleta, ma funzionale oggi, piuttosto che continuare a perseguire e rimanere fedeli ad un ideale democratico che, nella migliore delle ipotesi, si realizzerà tra cent’anni, ma che in realtà è sempre più utopico.” “Non sono più disposto ad ascoltare storie sull’uguaglianza, la tolleranza, l’integrazione, perché anche in democrazia alcuni ‘sono più uguali degli altri’. E allora benissimo costruire muri e buttare in mare gli immigrati, perché le belle leggi e parole che dovrebbero sostenere l’accoglienza non sono applicate e non mi garantiscono. Non me ne frega niente se la tal multinazionale non paga le tasse come dovrebbe, tanto è impossibile che lo faccia; l’importante è che io possa competere con il prodotto cinese che non rispetta le regole. Ossia, neanche io voglio rispettare le regole.”

Ed ecco allora la vittoria di Trump che s’è fatto beffa di tante consuetudini democratiche (come del resto fece Berlusconi), ecco la simpatia di tanti occidentali per Putin, la malcelata ambizione a “voler fare come i cinesi”, il successo di una formazione politica come il M5S che, al di là delle apparenze tecniche, è gestito e controllato in maniera non propriamente democratica. Ed ecco anche l’accettazione sulla quale troppo poco ci soffermiamo a far parte di entità, come Facebook, Google, Apple, ecc. che sono tutt’altro che democratiche. Tanti di noi acconsentono, di fatto, a condividere con queste entità private e non democratiche dati importantissimi sui nostri gusti, i nostri soldi, i nostri documenti, spostamenti, ecc. perché siamo contenti di essere membri di queste comunità, senza le quali, la vita sarebbe certamente possibile e piacevole, ma, nella pratica, siamo felici così.

f1_0_convegno-a-cremona-la-democrazia-in-europaInsomma, quando si parla d’Europa, di risultati elettorali imprevisti e apparentemente imprevedibili, di comportamenti sociali e quando si prova ad interpretare il presente ed il futuro dell’Occidente, sarebbe opportuno tenere in considerazione il fatto che sempre più cittadini non considerano più la democrazia un valore indispensabile e provano sempre più attrazione verso democrazie incomplete o società centralizzate come quella russa o cinese. Si tratta di un tabù che va affrontato, perché – se si vogliono difendere i valori democratici – bisogna prendere atto dell’evidenza che sono minacciati sin dalle fondamenta non da pericoli esterni, bensì nel cuore della democrazia, ossia i cittadini che della democrazia sono le fondamenta e la ragion d’essere.

 

 

 

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